Catanzaro, la cena solidale, e se ...

 


"Al netto delle spese" si legge in un comunicato inerente la notte della "solidarietà catanzarese". Ma a quanto ammontano le spese affrontate per soddisfare quanti hanno partecipato all'evento e quanto è costato il biglietto per sedersi al tavolo su corso mazzini? in definitiva, quanto è andato, in soldoni ai bambini dell'ospedale menzionato e rappresentato dal dott, Raiola?

La “Cena Straordinaria – 1000 in una notte” tenutasi su Corso Mazzini a Catanzaro è stata un evento di grande impatto, sia per la partecipazione che per lo scopo benefico. Ecco cosa sappiamo finora:

Partecipanti: circa 1.000 commensali lungo un tavolo di 400 metri; lo staff, composto da 90 camerieri, 26 sommelier, 40 cuochi, 20 runner, 20 hostess e 36 addetti alla sicurezza, con 7 chef stellati, e migliaia di finger food, cioè il cibo mangiato con le mani, offerto dagli sponsor, a cura dell’Associazione Provinciale Cuochi Catanzaresi

Il comunicato non specifica il prezzo del biglietto né l’ammontare preciso delle spese sostenute per l’organizzazione. Tuttavia, considerando la presenza di chef stellati, la logistica imponente e il catering di alta qualità, è plausibile che il costo per partecipante fosse significativo, e probabilmente si aggirasse tra i 50 e 100 euro, se non oltre, a seconda delle sponsorizzazioni e del contributo volontario.

I fondi raccolti sono stati destinati all’Associazione Acsa & Ste ETS, presieduta dal dott. Giuseppe Raiola, che si occupa di realizzare i desideri dei bambini ricoverati nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’AOU Renato Dulbecco.

Tuttavia, non è stato reso pubblico l’importo netto devoluto “al netto delle spese”. Per avere una cifra esatta, bisognerebbe consultare il bilancio finale dell’evento o un comunicato ufficiale dell’associazione organizzatrice.

La butto lì: ma se è un evento per sostenere la solidarietà, quindi l’empatia concreta nei confronti dei deboli e dei bisognosi non dovrebbe essere anche il servizio gratuito?

In teoria, sì: quando si parla di solidarietà, ci si aspetta che il contributo sia il più possibile disinteressato, e che chi partecipa—che sia come volontario, artista, chef o organizzatore—lo faccia per spirito di servizio. Ma nella pratica, le cose si complicano.

 Dietro le quinte della solidarietà “organizzata”, queste sono alcune riflessioni sul perché spesso il servizio non è gratuito, anche in eventi benefici:

quali le professionalità coinvolte, chef stellati, sommelier, tecnici audio-luci, sicurezza… sono figure che lavorano con standard elevati. Anche se alcuni possono offrire il proprio tempo gratuitamente, altri potrebbero avere costi minimi da coprire (trasporti, materiali, staff). Comunque, la qualità dell’esperienza messa a disposizione di un evento di alto profilo attira più partecipazione e quindi più fondi. Per garantire un’esperienza memorabile, spesso si investe in qualità, e questo ha un prezzo.

Compreso le “sponsorizzazioni e i compromessi”: Alcuni servizi vengono coperti da sponsor, ma non sempre tutto può essere donato. A volte si paga per garantire affidabilità e rispetto dei tempi.

È fondamentale che gli organizzatori comunichino chiaramente quanto viene speso e quanto va effettivamente in beneficenza. La frase “al netto delle spese” dovrebbe essere accompagnata da numeri precisi per amore e in virtù della trasparenza che deve essere garanzia dell’evento.

 E se si facesse un evento a “zero spese”? Tutto donato, tutto volontario. Sarebbe un gesto potente. Ma richiederebbe una rete di persone disposte a rinunciare a compensi, sponsor che coprano ogni costo, e una comunità che abbracci davvero il concetto di solidarietà pura

Proviamo a fare una riflessione e a mettere a fuoco il cuore della questione:

Solidarietà o spettacolo?

In un tempo in cui la solidarietà rischia di diventare un format, ci si chiede: quanto resta davvero del gesto autentico?

La “Cena Straordinaria” su Corso Mazzini ha incantato con la sua eleganza, la sua regia perfetta, i suoi chef stellati. Ma dietro le luci, i camerieri in divisa e i finger food, resta una domanda scomoda: quanto è costata la solidarietà?

Se l’obiettivo è aiutare i bambini dell’ospedale, non dovrebbe essere tutto donato? 

Non dovrebbero cuochi, sommelier, tecnici e organizzatori offrire il proprio tempo gratuitamente, in nome di una causa che va oltre il prestigio e il ritorno d’immagine?

Come abbiamo già detto, la solidarietà vera non ha bisogno di palcoscenici. 

Non si misura in metri di tavola apparecchiata, ma in trasparenza, in rinunce silenziose, in gesti che non chiedono applausi. E allora, forse, la prossima volta potremmo immaginare un evento diverso. 

Meno spettacolare, più essenziale. Dove ogni euro raccolto sia un euro donato. Dove la bellezza non sia nel piatto, ma nel cuore di chi ha scelto di esserci senza chiedere nulla in cambio.

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