L’altra faccia dell’occupazione.

 



Sotto casa, al telefono, nel Paese.

Un inizio d’anno segnato da scene inquietanti e telefonate sospette, specchio di un’Italia che si illude di stare meglio solo perché i numeri lo dicono. Mentre il governo esulta per i numeri ISTAT, la realtà quotidiana racconta precarietà, truffe e lavori che costringono i giovani a raggirare i più fragili pur di sopravvivere.

Il 2026 non inizia bene. Anzi, malissimo.

Sotto casa, un gruppo di ragazzi si comporta in modo strano: fumano in macchina, aprono stagnole, rollano, forse si bucano. Eppure ridono, scherzano, si fanno selfie. Camminano barcollando e immortalano scene assurde che, con ogni probabilità, finiranno sui loro profili social per far credere di abitare lì, in posa davanti al portone.

Qualcuno si preoccupa. La signora del piano di sopra, sola, ha paura. Che fare? Chiamare le forze dell’ordine? Ma no, in fondo sembrano innocui…

Poi squilla il telefono. Numero sconosciuto. Risulta provenire dalla Sicilia, ma la voce ha un marcato accento napoletano. Si presenta come operatrice di un call center Enel:

«C’è stato un errore nella sua pratica, dobbiamo correggerla. Il prezzo non è quello indicato alla stipula: per il 2026 è di 50 centesimi…».

È evidente che si tratta dell’ennesima truffa telefonica, una delle tante messe in atto da call center predatori che cercano di sottrarre clienti ai fornitori ufficiali. Una piaga sociale, sia per chi subisce queste chiamate sia per chi è costretto a farle. Ragazzi addestrati a recitare un copione, costretti ad accettare un lavoro sottopagato pur di risolvere qualche problema di sopravvivenza quotidiana. Vittime, anche loro, dei fattori contingenti.

In questo contesto, parlare di etica o morale sembra quasi fuori luogo. Eppure, i signori al governo esultano mostrando i dati ISTAT sull’occupazione sotto il governo Meloni. Ma a quale prezzo?

Qual è il costo umano di questi “occupati” che, per una provvigione, devono raggirare pensionati distratti e persone fragili?

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