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Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...
-la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione- L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.
L’Orgoglio Cieco: Banksy e l’Iconoclastia del Presente a Waterloo Place. Nel cuore pulsante di Londra, tra le solenni effigi in bronzo che celebrano i trionfi dell’Impero e il sacrificio dei caduti, l'ultima incursione di Banksy a Waterloo Place non è solo un atto di guerriglia artistica, ma un crudo referto autoptico sulla nostra epoca. La statua dell’uomo accecato da una bandiera, che pure sventola con una fierezza quasi arrogante, si erge come il monumento definitivo al paradosso del XXI secolo: l’identità che diventa prigione e il simbolo che sostituisce lo sguardo. La bandiera si trasforma in sudario e ribalta la funzione classica del monumento. Mentre la statua tradizionale è posta su un piedistallo per essere guardata e per ricordare, la figura di Banksy è l’unica che non può guardare. E quindi sta per cadere nel vuoto. La bandiera, storicamente strumento di segnalazione e riconoscimento, qui muta in un sudario soffocante. L’artista suggerisce che il patriotti...
Nessun Confine tra realtà e immaginazione nell'era dell'intelligenza artificiale. L'Eclissi dell'Oggettivo si manifesta nella realtà che si trasforma in Palinsesto Digitale con dei tap. Dalla fotografia, fin ora intesa come testimonianza immediata del reale si passa a piè pari nel virtuale creativo. Con la manipolazione digitale, o mixed media, sviluppiamo una nuova generazione dell'immaginario sovrapponendo e mescolando immagini dettate dal rispettivo fermento creativo mostriamo mondi ben definiti e in sintonia con il sentire soggettivo.
Oltre la Superficie: l'Umano Incontra il Pixel. Esistono immagini che non si limitano a essere guardate, ma che chiedono di essere abitate, sondate e possedute. Visioni che squarciano la tela del quotidiano per mostrarci la trama sottile, e talvolta soffocante, della nostra esistenza iper-connessa. Siamo immersi in un'architettura di silicio, in un mondo dove i nostri passi non calpestano più la terra, ma la fredda sequenza di una tastiera infinita. Qui, tra comandi predefiniti e orizzonti digitali, l'anima rischia di farsi trasparente, perdendo il calore del corpo e la densità del pensiero. Ma ogni sistema, per quanto perfetto, possiede una ferita. Uno strappo. In questo saggio, esploreremo il significato di una di queste ferite: una lacerazione cromatica che ci invita a smettere di essere "input" e a tornare a essere "presenza". È l'invito a un salto radicale — dalla logica del calcolo alla vertigine della passione — per riscoprire cosa...
Nelle ultime ore (aprile 2026), un'importante operazione dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza ha portato al sequestro di 143 opere d'arte false esposte a Reggio Calabria. Il caso riguarda la mostra temporanea intitolata "Pop to Street Art: Influences", che si è tenuta tra il 2024 e l'inizio del 2025 in diverse sedi prestigiose della città, tra cui proprio l'Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale (MArRC) e la Casa della Cultura "P. Crupi". Questi i dettagli principali dell'accaduto:
La bellezza in saldo -Se le istituzioni rinunciano al loro ruolo e trasformano la cultura in un prodotto da scaffale- Qualcuno grida allo scandalo! Ma cosa c’è di scandaloso in una deformazione che trasforma la Bellezza in merce?
Arte. Pittura. Cultura. Spostiamo il baricentro dal "saper fare" al "sentire". Parliamo dei lavori di Gianni Levato osservandoli con l'autenticità di chi cerca l’intima sensazione trasponendola sulla tela, contestualizzando i dipinti nel vissuto condiviso.
IL CASO BIENNALE Di Mario Iannino L ’arte, e i suoi spazi, non sono un tribunale: la bellezza oltre le bombe. Escludere artisti e padiglioni per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo e mortifica la missione dell’arte.. L'arte oltre i confini della ragione: perché la Biennale non può essere un tribunale.Punire gli artisti per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo. La bellezza deve restare un territorio libero, l’unico ponte capace di unire ciò che la guerra e la politica dividono.
La città parla e racconta storie. Quante ce ne sono per le vie della città? Diamo peso ai messaggi che non compaiono sotto la tendina degli smartphone?
di Franco Cimino. Ah, l’amore... CHE BELLA SERATA IERI SERA AL COMUNALE! UNA SERATA STRAORDINARIA DI CINEMA E D’AMORE, SOTTO LA REGIA DEI NOSTRI DUE FRANCESCO E SULLO SCHERMO “IL DIO DELL’AMORE”… E QUEL COLELLA, CHE DOMINA SEMPRE. DA GIGANTE! …
Dematerializzazione contemporanea barocca È un'osservazione molto acuta. Definire un collage digitale di questo tipo come "barocco contemporaneo" è assolutamente calzante, specialmente per come reinterpreta i codici di quello stile in chiave digitale e urbana.
L'opera si presenta come un assemblaggio polimaterico che richiama la poetica del Nouveau Réalisme e di artisti come Mimmo Rotella o Robert Rauschenberg. diversi strati sembrano dialogare con la riflessione sulla poetica dei sogni e delle loro realizzazioni. Basta crederci fermamente e volerlo!
Artisti contemporanei: Mario Iannino e la sua ricerca poetica Ciò che osserviamo non è un semplice accumulo di scarti, ma un dispositivo visivo che mette in scena il rapporto tra consumo, memoria materiale e stratificazione culturale. Siamo davanti a un lavoro di ricerca, una sorta di archeologia del presente.
E neppure una sala da pranzo arredata con comode sedie e tavole elastiche. La scelta del silenzio: tra rito sociale e ricerca autentica Esiste una sottile differenza tra l'essere presenti a un evento e l'essere partecipi di un progetto. Recentemente, un invito ricevuto dopo un lungo silenzio — una telefonata cordiale per una presentazione museale in cui sarei stato spettatore — mi ha offerto lo spunto per una riflessione sulla gestione del tempo e della coerenza professionale.
Linguaggi Mutevoli (2024) – personale dell’artista Mario Iannino . Nel “Privé” erano raccolti alcuni lavori significativi : una tela 60x50 dipinta a olio nel 1990 — un ritratto — e altre opere "narranti", realizzate con tecniche digitali, ricche di citazioni e rimandi a personalità che hanno generato fermenti culturali e politici in Calabria e in Italia. P iù dei nomi, conta il loro ruolo: è con questa intenzione che l'artista ha scelto di dedicare loro parte del proprio impegno creativo, collocandoli in uno spazio riservato della galleria. Non sono stati posti ai margini di “Linguaggi Mutevoli”, ma protetti in modo quasi sacrale. Chi intendeva vederli e instaurare un dialogo doveva farlo volontariamente, poiché in quel luogo era fondamentale parlare delle "osservazioni" e delle "denunce sociali" connesse alle opere.
Stratigrafie della memoria tra logistica e territorio. ( nota dell’autore ) In memoria di Adriano Marani. L’imprenditore che ha trasformato un’idea in un’eredità. Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano un vuoto: lasciano una scia. Una direzione. Un modo di fare che continua a vivere nei gesti quotidiani di chi ha condiviso con loro un tratto di strada. Adriano appartiene a questa categoria rara: quella degli uomini che non hanno semplicemente lavorato, ma hanno generato qualcosa che continua a parlare per loro.
Oltre l’immagine: similitudini del quotidiano L'opera incarna perfettamente lo spirito dell’objet trouvé, elevando un frammento della cultura pop commerciale a testimonianza sociologica. Attraverso un assemblaggio creativo, l’oggetto smette di essere scarto e inizia a rimandare a concetti "altri". La composizione, intitolata “Friends”, si distingue per alcuni elementi chiave che intendono risemantizzare l’idea di fratellanza.
"Esercitare la pulizia creativa è un atto di igiene mentale: svuotiamo la stanza non perché è vecchia, ma per poterci ballare dentro". OBLIO O DEMENZA? Riflessione sul Perché gli artisti, e i creativi riescono a innovare continuamente il mondo. Dimenticare per proteggere, proteggersi. "Il cervello è un velo di cipolla", dicevano gli antichi per significare il confine sottile tra ragione e follia o più semplicemente, senza azzardare inutili panegirici per noi, oggi è: dimenticanza selettiva. A volte dimenticare è una forma di autodifesa selettiva altre è la condizione mentale di uno stato di deterioramento cerebrale causato dalla morte delle cellule. È singolare vedere una persona spegnersi lentamente. Dapprima la memoria storica mantiene l’esperienza e i ricordi lontani sono vividi ancora, mentre gli avvenimenti recenti non riescono ad attecchire nella corteccia cerebrale. La demenza senile conduce lentamente alla morte del diario di bordo individuale. ...
La cultura come vetrina o come identità? Perché Catanzaro deve tornare a credere nei suoi artisti Una riflessione sul rischio di trasformare la cultura in marketing e sulla necessità di valorizzare davvero le energie creative del territorio.
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.