Visualizzazione dei post con l'etichetta arte
Arte. Pittura. Cultura. Spostiamo il baricentro dal "saper fare" al "sentire". Parliamo dei lavori di Gianni Levato osservandoli con l'autenticità di chi cerca l’intima sensazione trasponendola sulla tela, contestualizzando i dipinti nel vissuto condiviso.
IL CASO BIENNALE Di Mario Iannino L ’arte, e i suoi spazi, non sono un tribunale: la bellezza oltre le bombe. Escludere artisti e padiglioni per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo e mortifica la missione dell’arte.. L'arte oltre i confini della ragione: perché la Biennale non può essere un tribunale.Punire gli artisti per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo. La bellezza deve restare un territorio libero, l’unico ponte capace di unire ciò che la guerra e la politica dividono.
La città parla e racconta storie. Quante ce ne sono per le vie della città? Diamo peso ai messaggi che non compaiono sotto la tendina degli smartphone?
di Franco Cimino. Ah, l’amore... CHE BELLA SERATA IERI SERA AL COMUNALE! UNA SERATA STRAORDINARIA DI CINEMA E D’AMORE, SOTTO LA REGIA DEI NOSTRI DUE FRANCESCO E SULLO SCHERMO “IL DIO DELL’AMORE”… E QUEL COLELLA, CHE DOMINA SEMPRE. DA GIGANTE! …
Dematerializzazione contemporanea barocca È un'osservazione molto acuta. Definire un collage digitale di questo tipo come "barocco contemporaneo" è assolutamente calzante, specialmente per come reinterpreta i codici di quello stile in chiave digitale e urbana.
L'opera si presenta come un assemblaggio polimaterico che richiama la poetica del Nouveau Réalisme e di artisti come Mimmo Rotella o Robert Rauschenberg. diversi strati sembrano dialogare con la riflessione sulla poetica dei sogni e delle loro realizzazioni. Basta crederci fermamente e volerlo!
Artisti contemporanei: Mario Iannino e la sua ricerca poetica Ciò che osserviamo non è un semplice accumulo di scarti, ma un dispositivo visivo che mette in scena il rapporto tra consumo, memoria materiale e stratificazione culturale. Siamo davanti a un lavoro di ricerca, una sorta di archeologia del presente.
E neppure una sala da pranzo arredata con comode sedie e tavole elastiche. La scelta del silenzio: tra rito sociale e ricerca autentica Esiste una sottile differenza tra l'essere presenti a un evento e l'essere partecipi di un progetto. Recentemente, un invito ricevuto dopo un lungo silenzio — una telefonata cordiale per una presentazione museale in cui sarei stato spettatore — mi ha offerto lo spunto per una riflessione sulla gestione del tempo e della coerenza professionale.
Linguaggi Mutevoli (2024) – personale dell’artista Mario Iannino . Nel “Privé” erano raccolti alcuni lavori significativi : una tela 60x50 dipinta a olio nel 1990 — un ritratto — e altre opere "narranti", realizzate con tecniche digitali, ricche di citazioni e rimandi a personalità che hanno generato fermenti culturali e politici in Calabria e in Italia. P iù dei nomi, conta il loro ruolo: è con questa intenzione che l'artista ha scelto di dedicare loro parte del proprio impegno creativo, collocandoli in uno spazio riservato della galleria. Non sono stati posti ai margini di “Linguaggi Mutevoli”, ma protetti in modo quasi sacrale. Chi intendeva vederli e instaurare un dialogo doveva farlo volontariamente, poiché in quel luogo era fondamentale parlare delle "osservazioni" e delle "denunce sociali" connesse alle opere.
Stratigrafie della memoria tra logistica e territorio. ( nota dell’autore ) In memoria di Adriano Marani. L’imprenditore che ha trasformato un’idea in un’eredità. Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano un vuoto: lasciano una scia. Una direzione. Un modo di fare che continua a vivere nei gesti quotidiani di chi ha condiviso con loro un tratto di strada. Adriano appartiene a questa categoria rara: quella degli uomini che non hanno semplicemente lavorato, ma hanno generato qualcosa che continua a parlare per loro.
Oltre l’immagine: similitudini del quotidiano L'opera incarna perfettamente lo spirito dell’objet trouvé, elevando un frammento della cultura pop commerciale a testimonianza sociologica. Attraverso un assemblaggio creativo, l’oggetto smette di essere scarto e inizia a rimandare a concetti "altri". La composizione, intitolata “Friends”, si distingue per alcuni elementi chiave che intendono risemantizzare l’idea di fratellanza.
"Esercitare la pulizia creativa è un atto di igiene mentale: svuotiamo la stanza non perché è vecchia, ma per poterci ballare dentro". OBLIO O DEMENZA? Riflessione sul Perché gli artisti, e i creativi riescono a innovare continuamente il mondo. Dimenticare per proteggere, proteggersi. "Il cervello è un velo di cipolla", dicevano gli antichi per significare il confine sottile tra ragione e follia o più semplicemente, senza azzardare inutili panegirici per noi, oggi è: dimenticanza selettiva. A volte dimenticare è una forma di autodifesa selettiva altre è la condizione mentale di uno stato di deterioramento cerebrale causato dalla morte delle cellule. È singolare vedere una persona spegnersi lentamente. Dapprima la memoria storica mantiene l’esperienza e i ricordi lontani sono vividi ancora, mentre gli avvenimenti recenti non riescono ad attecchire nella corteccia cerebrale. La demenza senile conduce lentamente alla morte del diario di bordo individuale. ...
La cultura come vetrina o come identità? Perché Catanzaro deve tornare a credere nei suoi artisti Una riflessione sul rischio di trasformare la cultura in marketing e sulla necessità di valorizzare davvero le energie creative del territorio.
Dalla favola di Esopo al bozzetto a biro di Mario Iannino: Un’analisi del significato dell'idioma e una recensione dell'opera d'arte.
Abbiamo chiesto al maestro Mario Iannino di visualizzare graficamente l’allegoria della favola di Esopo: La rana e lo scorpione. "courtesy Mario Iannino©" L'Istinto ineluttabile degli esseri viventi nell'interpretazione grafica/digitale di Mario Iannino.
"pagine in-utili. ©marioiannino2000" Non che per me sia importante, ho le idee chiare in merito, ma quanto è rilevante oggi, alla luce delle possibilità offerte dalla nuova scienza dell’immagine corredata da applicazioni impensabili al tempo di Giotto, continuare a produrre pitture verosimili a qualcosa di conosciuto e familiare? Qual è il ruolo dell’artista contemporaneo oggi? Dipingere per abbellire, stupire, decorare o altro? Oggi la pittura "verosimile" non compete più con l'ottica, ma con il concetto. Ecco il punto: nell'era dell'iper-visualità digitale e dell'IA, produrre immagini che imitano la realtà non serve più a documentare il mondo (compito passato alla tecnologia), ma a rallentare la percezione. La pittura verosimile oggi Continuare a dipingere il "vero" ha senso solo come atto di resistenza antropologica. Mentre un software genera un volto perfetto in un secondo, l'artista impiega settimane: quel tempo "i...
un’indagine sul fare artistico. Tra gesto e pensiero: una riflessione sull’arte che nasce e sull’arte che si spiega L’arte non nasce mai nel luogo in cui la filosofia la va a cercare. Quando l’artista crea, non sta pensando ai sistemi, alle teorie, alle categorie: sta rispondendo a una saturazione interiore. È colmo — di immagini, di ferite, di memorie, di tensioni, di desideri — e questa densità chiede forma. Il gesto arriva prima del concetto, come un lampo che non chiede permesso.
La poesia del frammento: viaggio nell’opera di Mario Iannino. Quest’opera contemporanea su cartone si presenta come un esempio vibrante e provocatorio di arte mista, in cui l’espressionismo astratto si intreccia con riferimenti alla cultura pop e al consumo. La composizione, volutamente caotica, nasce dalla sovrapposizione di strati di vernice rossa, bianca, nera e verde a frammenti di packaging industriale — tra cui marchi riconoscibili come “CORN FLAKES”, “Kinder”, “NESTLÉ”, “amazon prime” e “CAFFÉ” — generando un dialogo serrato tra estetica e critica sociale. Analisi visiva Materiali Il cartone, scelto come supporto, conferisce all’opera un carattere umile e urbano. L’inserimento di oggetti tridimensionali — tappi, elementi plastici, piccole strutture — rompe la bidimensionalità tradizionale, trasformando la superficie in un assemblaggio quasi scultoreo. Colori I contrasti cromatici intensi creano una tensione dinamica: le pennellate gestuali, rapide e istintive, trasmet...
Nemo propheta in patria. Cultura, identità e responsabilità nella storia intellettuale calabrese La vicenda di Mimmo Rotella , nel ventennale della sua scomparsa, non rappresenta un caso isolato nella storia culturale calabrese. Al contrario, si inserisce in una lunga tradizione di artisti e intellettuali che, pur nati in questa terra, hanno dovuto cercare altrove il terreno necessario per far germogliare la propria poetica. Saverio Strati , con la sua scrittura radicata nella dignità contadina; Corrado Alvar o, che trasformò l’esperienza meridionale in una categoria universale; Vincenzo Padula , precursore dell’inchiesta sociale meridionalista; e molti altri — da Mattia e Gregorio Pret i a Francesco Jerace , fino ai contemporanei che operano tra precarietà e resistenza — condividono un destino simile: essere riconosciuti pienamente solo quando la loro voce aveva già trovato ascolto lontano dalla loro città d’origine. Questa costellazione di figure, non completamente esaustiva...
- Nel dibattito sul ventennale della morte di Mimmo Rotella riemerge un tratto storico della nostra città: la tendenza a trasformare la cultura in un terreno di contesa più che in un bene comune. Catanzaro celebra ciò che non ha saputo trattenere e rivendica ciò che non ha contribuito a far crescere, ripetendo un copione già visto con figure come Galluppi, Padula e persino Preti. La nascita di Rotella diventa così un vessillo identitario più che un’eredità culturale consapevole, mentre istituzioni, politica e collezionismo si contendono il suo nome. Ma la domanda che resta sospesa è la più scomoda: se fosse rimasto qui, sarebbe diventato Rotella. Forse il vero atto istituzionale non è commemorarlo, ma costruire finalmente una città capace di non perdere i suoi talenti.- Mimmo Rotella, Catanzaro e l’eterna tentazione di “possedere” la cultura. La storia culturale di Catanzaro – e, più in generale, di molte città italiane – è attraversata da un paradoss...
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.