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CATANZARU: TU MU CHIEDISTI E CÀ TU DICU. CU A LINGUA NOSTRA “E mo’do Catanzaru on dici nenta? Parri e tuttu e on t’astuti mai e de’ giallorossi on ti nescia na parola?” No, non è accussì. Parravi tanti voti comu facivanu i patri nostri , a la chiazza, strati strati a lu barru e a la casa cu fratimma e l’amici. Veramenta dopu i primi cincu partiti cu u presidenta messaggi messaggi. Ohia n’amicu da Marina a lu stadiu, assettatu arretu e mia mi grudau :” Cimì domani a scrivi na cosa d’a squadra?” Ed eu l’accuntentu, ca mi custa puru pocu, sui paroli sulu. Chissi:” On vitti mai na cosa accussì! Mai na squadra comu chissa! Bella e precisa ca para n’oroluggiu svizzeru! Mai iocaturi cussi bravi. Tutti! Chi iocanu a memoria! Mai nu pubblicu e nu tifu tanti puliti e sinceri. Educati e gioiusi. Mai vitti n’allenatora com’u nustru. Unu chi on sbaglia na mossa neppure si volera. On vitti mai na partita comu chissa. Perfetta. Divertenta e spettaculara, nu cinema! Mai na squa...
La memoria della Resistenza italiana è, per sua essenza, una memoria collettiva. Non appartiene a individui, ma a una comunità che scelse la libertà come destino condiviso. Per questo ogni rappresentazione pubblica — monumenti, cerimonie, narrazioni istituzionali — dovrebbe confrontarsi con l’eredità etica di un movimento che rifiutò l’individualismo per affermare un’idea comunitaria di dignità civile. «Memoria collettiva e rappresentazione pubblica della Resistenza: criticità delle commemorazioni personalistiche» La memoria della Resistenza italiana rappresenta uno dei fondamenti simbolici della Repubblica e costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene all’intera collettività. Essa non è riconducibile a un insieme di figure eroiche isolate, ma a un movimento plurale che, nella fase più oscura del Novecento, scelse la libertà come destino condiviso. Per questa ragione, le forme attraverso cui la memoria resistenziale viene oggi rappresentata nello spa...
-scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.
SAREBBE ANCORA PIÙ BELLO VEDERE UNO STADIO PIENO ANCHE CON I TIFOSI PALERMITANI… Laddove fosse possibile, pur con qualche ragionevole rischio, tentare di riportare il calcio — oggi estremizzato tra follia e business — al nostalgico gioco del pallone di un tempo non troppo lontano, quando due squadre si affrontavano al massimo delle loro possibilità su un campo circondato da spalti gremiti, nei quali trovavano liberamente spazio anche i tifosi della squadra ospite, credo che si debba provare.
--- Pollicino digitale --- Sulle tracce che lasciamo : dai cookie del web alle impronte dell’esistenza. I cookie, nel linguaggio informatico, sono minuscoli frammenti di memoria che registrano i nostri passaggi online. In termini elementari potremmo paragonarli alle briciole lasciate da Pollicino nel bosco per ritrovare la strada di casa: tracce piccole, quasi invisibili, ma decisive per ricostruire comportamenti, percorsi, abitudini.
Rived ersi nel passato, grazie alle teche rai, è un salto emotivo corroborante. Un archivio di volti, gesti e presenze che continuano a parlare al presente Rivedersi paracadutato nel 1990 è un salto nella memoria. Una memoria offuscata dal tempo, come una pellicola che ha perso nitidezza ma non significato. Molte sfumature sono sbiadite, eppure non si sono mai cancellate del tutto. I servizi del TGR di quegli anni le ravvivano: riportano alla luce volti, gesti, luoghi che credevo consegnati al silenzio.
LUIGI VERDUCI, IL CORNICIAIO E QUELLA STORICA VIA CHE HA SPENTO UNA BELLA LUCE… E se n’è andato pure lui. Altro che città per vecchi: qui non resterà più nessuno. Per fortuna ci sono le famiglie degli immigrati regolari che la stanno già abitando, specialmente all’interno delle sue viscere, quegli antichi quartieri del centro storico che i catanzaresi hanno abbandonato da decenni. Sono ancora stranieri, e tali si sentono, in una città che ancora non li vede davvero. Eppure li puoi incontrare la domenica, nel primo pomeriggio, quando portano i figli piccoli alla Villa Comunale oppure passeggiano — soprattutto le donne — lungo le vie del corso, sostando sotto il cielo luminoso e caldo di Piazza Matteotti.
MINISTRI DEBOLI DAVANTI ALLO SVOLAZZARE LEGGERO DELLE GONNE DELLE BELLE DONNE E QUEL POTERE NUDO DI CULTURA ED ETICA CHE CORROMPE… Riflessione di Franco Cimino. L’Italia ha di nuovo il fiato sospeso. E trema. Anche oggi, come tutti i giorni precedenti. Non ce n’è uno che non abbia questo tremore.
-è successo ancora- Il regno vegetale dell’ego Ci sono stagioni, nella vita pubblica, in cui il paesaggio umano sembra trasformarsi in un orto di creature smarrite. Non uomini, non artisti, non pensatori: ma vegetali ambiziosi, piante che aspirano a diventare monumenti. Prendiamo il cavolfiore che, specchiandosi nell’acqua ferma, si illude di essere una quercia. Non è un’allegoria: è un ritratto. E come tutti i ritratti ben riusciti, non lusinga.
editoriale “Il seguente testo definisce i criteri della lettura di un'opera d'arte secondo la decodifica di un testo visivo, un’immagine e quant’altro, finalizzata alla comprensione dei significati profondi senza giudizi. L'approccio si concentra sull'esperienza comunicativa ed emotiva piuttosto che sulle certificazioni formali”. Come si legge un’opera d’arte. La storia dell’arte e della comunicazione suggerisce alcuni aspetti fondamentali imprescindibili: costruzione, campi cromatici, simbologie, analogie, conoscenza e applicazione delle tecniche artistiche e artigianali e qui sforiamo nella decorazione. Aspetti chiariti in seguito.
MAMMA É ANCHE LA PAROLA Quando penso a chi ha perso la madre, da piccoli, adulti o da vecchi, sempre più che passa il mio tempo, non mi soffermo sul dolore acuto di una tale perdita, dolore che conosco sotto molteplici feroci aspetti.
OGGI È MORTO ALDO MORO. E NON LO PIANGE NESSUNO… Aldo Moro è morto. Oggi. Stamattina. Nell’ora che separa la notte profonda dall’inizio dell’alba. È morto quarantotto anni dopo la sua crudele esecuzione da parte delle Brigate Rosse.
Maggio 1978 – La tela, la Repubblica e il destino- Maggio 1978 non fu un mese come gli altri. Fu una crepa temporale, un punto di rottura nella storia repubblicana. L’Italia viveva immersa in un clima in cui la violenza cercava legittimazione nelle ideologie, e le ideologie si lasciavano contaminare dalla violenza. Le Brigate Rosse — organizzazione responsabile di sequestri, omicidi e attentati, riconosciuta come gruppo terroristico — colpivano magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine, figure che rappresentavano lo Stato in un momento in cui lo Stato stesso sembrava vacillare. A destra e a sinistra, gruppi armati rivendicavano azioni che ferivano la società civile e ne minavano la fiducia.
Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...
La fame di lavoro davanti alla stazione di Catanzaro Lido Davanti alla stazione di Catanzaro Lido, in un mattino qualunque, si è vista una fotografia nitida del presente calabrese: un territorio che cambia lentamente e una generazione che corre più veloce delle sue opportunità. Nell’area Colosimo, tra auto in fila e parcheggi improvvisati lungo la provinciale, centinaia di ragazzi scendevano con lo zaino ancora sulle spalle, attratti dalla fiera del recruiting organizzata nella nuova piazzetta della metropolitana di superficie. Un luogo che fino a poco tempo fa era simbolo di incuria — aiuole incolte, erbacce, abbandono — e che oggi prova a somigliare a un pezzo di città.
«Non ho la statura di Émile Zola , ma ne riconosco la postura morale: scegliere la chiarezza quando il non detto alimenta sospetti.» J’accuse. Accuso la mia veemenza, che talvolta ha amplificato oltre misura il mio desiderio di contribuire al dibattito culturale e civico della città. Accuso l’enfasi, che ha trasformato l’esposizione mediatica in qualcosa di distante dalle mie intenzioni iniziali. Accuso la perdita di realismo, quello che tiene i piedi per terra. Accuso la mancanza di autoironia e la tendenza — forse ingenua, forse ostinata — a trasformare ogni pensiero in proposta culturale. … … Potrei elencare molte altre mancanze, ma sarebbe un esercizio sterile. Non voglio alimentare il chiacchiericcio né dare nuovo fiato alle favole metropolitane che certi poteri, troppo timidi per esporsi e troppo zelanti nel sussurrare, continuano a far circolare per convenienza...
Governo. La durata non basta se la stabilità diventa un alibi. Se la longevità di un governo è celebrata come un traguardo in sé, il rischio è confondere la tenuta del potere con la qualità dell’azione politica.
-la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione- L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.
L’Orgoglio Cieco: Banksy e l’Iconoclastia del Presente a Waterloo Place. Nel cuore pulsante di Londra, tra le solenni effigi in bronzo che celebrano i trionfi dell’Impero e il sacrificio dei caduti, l'ultima incursione di Banksy a Waterloo Place non è solo un atto di guerriglia artistica, ma un crudo referto autoptico sulla nostra epoca. La statua dell’uomo accecato da una bandiera, che pure sventola con una fierezza quasi arrogante, si erge come il monumento definitivo al paradosso del XXI secolo: l’identità che diventa prigione e il simbolo che sostituisce lo sguardo. La bandiera si trasforma in sudario e ribalta la funzione classica del monumento. Mentre la statua tradizionale è posta su un piedistallo per essere guardata e per ricordare, la figura di Banksy è l’unica che non può guardare. E quindi sta per cadere nel vuoto. La bandiera, storicamente strumento di segnalazione e riconoscimento, qui muta in un sudario soffocante. L’artista suggerisce che il patriotti...
"courtesy M.Iannino©-m.m." Il giorno seguente, quando l’euforia si dissolve, rimane in bocca un lieve retrogusto d’amara insoddisfazione. Qualcosa non è andato come avremmo voluto. Al di là della retorica, ci si accorge che tra parole urlate e canzoni di protesta si è smarrito qualcosa di essenziale: la dignità. La dignità di chi sbandiera diritti e democrazia solo sulla carta , per riflesso ideologico o per vicinanza al potere, talvolta per timore reverenziale, talvolta per calcolo. Sì, non c’è altra motivazione. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di chiamare gli errori con il loro nome, perché è anche grazie a quelle omissioni che le diseguaglianze continuano a prosperare. Ieri, festa del primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma , il rituale si è ripetuto puntuale. Canzoni di sinistra, parole di protesta, e prima ancora la retorica degli improvvisati giullari di corte che, nel presentare i giovani cantanti, ne anticipavano una breve storia ...
Franco Cimino. IL MIO 1° MAGGIO È QUELLO DI DON MIMMO BATTAGLIA. LE SUE PAROLE SONO LE MIE CHE NON HO TROVATO IN ME Chi mi conosce sa che, per gelosia o presunzione, per abitudine o per una particolare sensibilità verso una cultura che deve produrre pensiero autonomo e originale, io non amo riportare nelle mie riflessioni frasi e pensieri altrui. Se li ho letti o studiati, cerco di interiorizzarli dentro una riflessione che desidero sia tutta mia.
"m.m.courtesy M.Iannino" L’illusione del consumo e il valore del lavoro- Tra radici storiche, simboli e incertezze politiche, il Primo Maggio smette di essere una festa per diventare un interrogativo etico.
TEOBALDO GUZZO, L’UOMO DELL’AMORE… Di Franco Cimino- Mamma mia, quante cose eri, Teobaldo, amico mio di sempre. Mi vengono in mente tutte adesso, quando il tuo Luigi mi ha comunicato la notizia che, tra preghiere e santi, medici e amici, pensieri e parenti, abbiamo fortemente contrastato, opponendoci fino all’ultimo al suo esito finale. Perché, nell’amore che nutriamo per te, consideriamo ingiusta la tua morte. Ingiusta davvero, tanto quanto inattesa, nonostante la lunga sofferenza che ti ha minato nelle forze fisiche, ma non in quelle mentali e morali, nelle quali si depositavano un pensiero robusto e una sensibilità oceanica.
I decreti del governo Meloni, nel corso della legislatura, si sono caratterizzati per un uso frequente e intenso della decretazione d'urgenza. Al luglio 2025, sono stati varati oltre 100 decreti legge in meno di due anni (in media uno ogni 9-10 giorni), un ritmo paragonabile o superiore a quello dei precedenti esecutivi, inclusi quelli in gestione pandemica.
IL POTERE DI TALUNE DONNE E IL POTERE DI TALUNI UOMINI NELLA CRISI DELLA POLITICA ITALIANA. E LA PRIMA DONNA CHE RESTA A GUARDARE… -l'analisi di Franco Cimino- L’affaire Minetti sta diventando il problema dei problemi della politica italiana. Sembra paradossale, vista la gravità di quelli che da anni — e ancor più in questo ultimo tempo — gravano sulle spalle del nostro Paese. Se non apparisse così grave, quale si manifesterà nei giorni immediatamente successivi, si potrebbe iscrivere nel vecchio libro della distrazione di massa, o della deviazione dal reale, che il potere — specialmente quando è piccolo e mediocre — usa per evitare la presa di coscienza dei cittadini.
Mimmo, presente nelle pieghe del silenzio. Ci sono presenze che non fanno rumore nemmeno quando se ne vanno. Continuano a muoversi nelle pieghe del silenzio, come un’aria sottile che non si vede ma si sente. Domenico, Mimmo Teti era così anche in vita: discreto, attento, quasi laterale. E forse per questo oggi la sua assenza non è un vuoto, ma una vibrazione.
Stop and go. "m.m. n°22/3 -courtesy M.Iannino©" Fermati. Osserva. Inebriati. Fissa l’immagine. Immagazzinala. Lasciala sedimentare e poi riparti. Click and go! Cogli l’attimo, acquisiscilo senza alterarlo. Il fotogramma — trasformato in frame — diventa cosa tua. Entra nel tuo bagaglio esperienziale. È unico: per luminosità, esposizione, irripetibilità. Già questi elementi lo rendono irripetibile. Unico!
Nessun Confine tra realtà e immaginazione nell'era dell'intelligenza artificiale. L'Eclissi dell'Oggettivo si manifesta nella realtà che si trasforma in Palinsesto Digitale con dei tap. Dalla fotografia, fin ora intesa come testimonianza immediata del reale si passa a piè pari nel virtuale creativo. Con la manipolazione digitale, o mixed media, sviluppiamo una nuova generazione dell'immaginario sovrapponendo e mescolando immagini dettate dal rispettivo fermento creativo mostriamo mondi ben definiti e in sintonia con il sentire soggettivo.
Parlare di povertà imposte significa attraversare un territorio dove le biografie individuali non bastano più a spiegare le cadute. Qui la povertà non nasce da un destino personale, ma da un disegno collettivo che si è fatto struttura: scelte politiche cieche che rinunciano a ridurre le disparità, l’assenza di un salario minimo che garantisca dignità, un welfare che si ritira come una marea stanca, lasciando scoperte intere generazioni. In questo paesaggio, la precarizzazione non è un incidente ma un modello, un metodo che regola il mercato del lavoro e definisce chi può vivere e chi deve arrangiarsi. È un sistema che favorisce pochi, mentre la tassazione regressiva schiaccia chi ha meno e una politica abitativa degna di questo nome sembra sempre rimandata, come se gli ultimi potessero attendere all’infinito. Così, la povertà non è più una condizione marginale: è una condizione prodotta, amministrata, distribuita. E riguarda tutti, anche quelli che ancora credono di esserne...
Inutile tentare di cambiare il mondo fisico: è un’illusione antica quanto l’uomo. Finché non si compirà una trasformazione interiore, i furbi continueranno a predicare un mondo migliore mentre, come recita un vecchio detto calabrese, «ciangianu i morti e fhuttanu i vivi». La società si muove entro regimi economici e culturali che raramente coincidono con la dottrina del fate bene fratelli, e le sovrastrutture mentali che ci educano tracciano confini che sembrano invalicabili. In questo scenario, la politica promette equità ma produce schieramenti, non comunità. Eppure una via esiste: quella indicata dai maestri di vita — da Seneca a Gesù, da Gandhi a Buddha — che hanno posto la trasformazione dell’individuo come premessa per ogni cambiamento collettivo.
Il ricordo di Franco Cimino. LUIGI MACRÌ, UOMO DELLA E PER LA SCUOLA, PERSONA BELLA… Provo un dispiacere enorme per la scomparsa di Luigi Macrì, il preside, che fu per alcuni anni anche il mio. Era una bella persona. Bella sotto tutti gli aspetti, anche quelli esteriori, fisici, fino all’eleganza del vestire e del portamento. E con quei baffi, di cultura antica, che ne accrescevano il fascino anche come uomo, e la simpatia curiosa verso la persona.
Una parola che oggi sembra quasi stonare, come un oggetto antico rimasto sul tavolo per sbaglio. Eppure continua a pulsare sotto la superficie delle cose, pronta a riaffiorare ogni volta che la memoria si concede il lusso di tornare indietro. Provvidenza. Una parola che oggi sembra quasi stonare, come un oggetto antico rimasto sul tavolo per sbaglio. Eppure continua a pulsare sotto la superficie delle cose, pronta a riaffiorare ogni volta che la memoria si concede il lusso di tornare indietro.
Gli incontentabili esistono, certo. Ma qui sembra che le contraddizioni si moltiplichino da sole, come se la città le producesse in automatico. Un marciapiede rimesso a nuovo, pomposamente trasformato in pista ciclabile, accostato al suo passato trascurato, diventa una piccola prova visiva di quanto abbiamo tollerato fin troppo a lungo. Gli incontentabili, Catanzaro e le sue contraddizioni Gli incontentabili li ricordiamo tutti: quelli dello spot, famiglia in marcia con lo sguardo torvo, sempre pronti a giudicare e mai davvero soddisfatti. È deleterio vivere così, con il broncio permanente e la critica compulsiva. Eppure, a volte, sembra che sia la città stessa a costruire per loro le occasioni su misura. Catanzaro ne offre a bizzeffe: contraddizioni che si moltiplicano, figliano come conigli in calore, e si mostrano senza pudore sotto gli occhi di chiunque voglia guardare.
DOLORE IMMANE, IL LUTTO BREVE E LA PARTITA DEL CATANZARO, UNA ORDINARIA PARTITA DI PALLONE.., Sarei ritornato, come era previsto, dal luogo lontano dalle città in cui mi trovo per la cura di affetti fondamentali. Sarei tornato per vedere il Catanzaro, come faccio tutte le settimane delle sue partite in casa. Quel Catanzaro che è sempre stato anche mio e che trattengo nel cuore, anche in ricordo del mio papà e del suo appassionato sostegno ai giallorossi, con l’orecchio attaccato alla vecchia radiolina, nel tempo antico in cui le notizie le davano Enrico Ameri o l’indimenticabile Riccardo Giacoia, se i segnali di fumo indiani non li avevano già anticipati. Ma non sono tornato, per evitare la tentazione di andare allo stadio in uno dei giorni più gravi della storia di Catanzaro. Abbiamo pianto la morte di una madre e dei suoi due bambini. Abbiamo e stiamo trepidando per la salvezza della figlia di sei anni scampata all’orrore di quella notte, che si è fermata nel nostro cielo, che ...
Un invito a ripensare la competizione e a scegliere la cura reciproca come gesto etico quotidiano. Un testo breve, brevissimo, che parla di comunità e responsabilità. - "Insieme-m.m. courtesy archivio storico M.Iannino©2024" - Perché vincere a tutti i costi? Primeggiare nell'agone del qualunquismo è salutare? Ricordo una lezione aziendale di aggiornamento in cui il relatore docente esordì dicendo: perché competere in forma agonistica e dover vincere ad ogni costo sempre? E se invece provassimo a vincere insieme, tutti? Pensate sia possibile? Io penso proprio che sia possibile. Basta volerlo e rieducarsi . Ripensare la vita. E prendere in mano i destini. In politica e nella quotidianità, nel rapporto spicciolo dove anche le pulci tossiscono ad ogni minimo sospiro. E mordono. Ripensare i rapporti interpersonali non per paura o quieto vivere ma per amore. Semplice come l’uovo di Colombo. Buona vita a tutti.
Il bipolarismo forzato ha compresso la rappresentanza e indebolito l’aula parlamentare. Un ritorno al proporzionale può riaprire spazi di partecipazione e ridare dignità ai soggetti politici minori. È chiaro che il metodo elettorale oggi in vigore in Italia presenta contraddizioni difficili da ignorare. Da una parte, chi vince le elezioni ottiene automaticamente una maggioranza solida in Parlamento e al Senato; dall’altra, questa dinamica finisce per determinare in modo quasi unilaterale la direzione di marcia del Paese, comprimendo gli spazi della dialettica democratica. Il ricorso frequente ai decreti-legge, la centralità crescente dell’esecutivo e la marginalizzazione dell’aula parlamentare sono segnali di un equilibrio istituzionale che si è progressivamente inclinato.
di mario iannino Tempo di bilanci. Inevitabilmente, quando qualcuno che ha camminato accanto a noi e ha svolto con rigore la propria missione culturale nella città se ne va, ciò che rimane non è un vuoto, ma un pieno: un deposito di intelligenza, di gesti, di scelte, di passione. È un’eredità che continua a lavorare dentro la comunità, come una luce che non si spegne.
Astensione, minoranze trasformate in maggioranze e bug istituzionali: i numeri che hanno consegnato il Paese a un potere politico sostenuto da meno di un terzo degli aventi diritto. "m.m. courtesy M. Iannino©community" La società contemporanea è ammalata. Non di un male unico, riconoscibile, ma di una serie interminabile di patologie superficiali che permettono a virus politici più profondi di proliferare indisturbati. È un’epoca in cui l’apparenza sostituisce la sostanza, la reazione sostituisce il pensiero, e la velocità sostituisce la responsabilità. In questo scenario, la democrazia italiana — pur sorretta da una Carta Costituzionale giuridicamente e civilmente avanzatissima — mostra bug che non possiamo più ignorare.
LA MADRE A CUI SONO CADUTI I BAMBINI DALLE BRACCIA E I SOGNI DAL CUORE… Di Franco Cimino No, questa no! Ci stavamo abituando all’idea della guerra quasi come fatto ineluttabile, in questo mondo di padroni e schiavi, e alla considerata insuperabile divisione tra pochi ricchi e i moltissimi poveri, che quella bugiarda ricchezza accresce. Stavamo convincendoci che tutte quelle morti siano, in fondo, necessarie secondo i signori delle guerre. Stavamo quasi capendo che ogni guerra, assurdamente, ha le sue ragioni e che quelle degli aggressori siano le ragioni più giuste. Ci stavamo rieducando – diseducando – a quella cultura della morte che, se resta confinata nelle immagini televisive di stragi, di corpi straziati, di città rase al suolo, di case abbattute, di scuole distrutte, di bambini che muoiono più volte e per armi diverse – i missili e la fame – ma tutto lontano da noi, fa meno male. Stavamo anche accettando, rassegnati, l’idea che a queste guerre assurde noi ...
Già, solitamente non si pensa. Il passato è una pagina chiusa ma sempre disponibile per la rilettura. È oggi è una di queste. La notizia della morte improvvisa di una persona che ha fatto la sua comparsa su via Schipani agli inizi degli anni settanta mi riporta indietro nel tempo. È per esattezza nel 1969. Dietro la via principale, nella parallela a strapiombo sul burrone, con una vista mozzafiato sul golfo, stavano sorgendo nuove costruzioni . La casa nel parco. Così l'avevano intitolata la nuova conurbazione catanzarese. Che faceva da corollario alla sezione dei distinti del glorioso stadio della città: il militare, in seguito stadio Nicola Ceravolo in onore del primo Presidentissimo che portò la squadra e i colori giallorosso in serie A. Salvatore veniva da Siano, se non erro. Era mio coetaneo, per cui legammo subito. Sempre sorridente e disponibile. Non c'erano ancora i centri commerciali e neppure i tra di magazzini come li conosciamo adesso. Era, insomma, tutt...
Oltre le appartenenze. Il valore della convivenza civile sopra le parti Che cosa spinge un esponente pubblico russo a inveire con parole da taverna contro Giorgia Meloni? Non è solo un gesto maldestro: è il sintomo di un metodo. Da tempo la prepotenza è diventata linguaggio, la brutalità un codice, l’umiliazione un dispositivo di potere. E quando la dignità viene calpestata così apertamente, non è più questione di politica, ma di civiltà. La misura del rispetto L’insulto è un metodo, non un incidente
FRANCESCO, IL PAPA CHE RESTA. IL MAESTRO CHE NON MUORE… Riflessione di Franco Cimino. «Morto un Papa, se ne fa un altro». È vero: il detto della tradizione popolare è fondato. Anche sull’inarrestabile continuità della Chiesa cattolica, che è infinitamente grande ed è, tra le diverse religioni, insuperabile per bellezza. Non soltanto perché nelle Sacre Scritture, e in quella straordinariamente sempre attuale che è il Vangelo, trova la migliore carta d’identità e la forza della sua presenza nel mondo, ma anche in quella figura profondamente umana e incredibilmente divina che è Gesù Cristo, protagonista principale su cui vive e si rafforza la fede cattolica. È il sicuro e veloce legame che ci connette al nostro Dio, l’unico Dio, perché Dio è sempre uno solo, per chi crede.
Oltre la Superficie: l'Umano Incontra il Pixel. Esistono immagini che non si limitano a essere guardate, ma che chiedono di essere abitate, sondate e possedute. Visioni che squarciano la tela del quotidiano per mostrarci la trama sottile, e talvolta soffocante, della nostra esistenza iper-connessa. Siamo immersi in un'architettura di silicio, in un mondo dove i nostri passi non calpestano più la terra, ma la fredda sequenza di una tastiera infinita. Qui, tra comandi predefiniti e orizzonti digitali, l'anima rischia di farsi trasparente, perdendo il calore del corpo e la densità del pensiero. Ma ogni sistema, per quanto perfetto, possiede una ferita. Uno strappo. In questo saggio, esploreremo il significato di una di queste ferite: una lacerazione cromatica che ci invita a smettere di essere "input" e a tornare a essere "presenza". È l'invito a un salto radicale — dalla logica del calcolo alla vertigine della passione — per riscoprire cosa...
Quella che segue è una riflessione profonda, che tocca le corde di quello che molti sociologi definiscono oggi "realismo capitalista" o "eco-ansia genitoriale". Il contrasto tra l'immagine del bambino esile che rifiutava il cibo e l'uomo che oggi rifiuta di "nutrire" il mondo con nuova vita è disarmante. " solitudine- ©mario iannino- 2026" L’Eredità del Vuoto Etico si trasforma in rifiuto generativo e si fa atto di protezione.
Trump, il legame tra il suo passato televisivo e il pericolo che la sua narrazione rappresenta per l'equilibrio globale e la sopravvivenza della democrazia. Il Reality dell’Apocalisse: perché spegnere i riflettori su Trump è un dovere civile Dalle luci di "The Apprentice" alla minaccia per le democrazie mondiali: la politica ridotta a talk show tossico si nutre solo di attenzione. Il silenzio mediatico non è censura, ma l'unico antidoto a un narcisismo che mette a rischio il futuro del pianeta.
Nelle ultime ore (aprile 2026), un'importante operazione dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza ha portato al sequestro di 143 opere d'arte false esposte a Reggio Calabria. Il caso riguarda la mostra temporanea intitolata "Pop to Street Art: Influences", che si è tenuta tra il 2024 e l'inizio del 2025 in diverse sedi prestigiose della città, tra cui proprio l'Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale (MArRC) e la Casa della Cultura "P. Crupi". Questi i dettagli principali dell'accaduto:
La bellezza in saldo -Se le istituzioni rinunciano al loro ruolo e trasformano la cultura in un prodotto da scaffale- Qualcuno grida allo scandalo! Ma cosa c’è di scandaloso in una deformazione che trasforma la Bellezza in merce?
IL GRANDE MAGO E LA CITTADELLA D’AVORIO Baglioni in Regione: mossa di marketing globale o l'ennesimo "strappo" all'identità calabrese? La politica calabrese, si sa, ama il palcoscenico. E il Presidente Roberto Occhiuto, fine conoscitore dei linguaggi della comunicazione moderna, ha deciso di calare l’asso pigliatutto: Claudio Baglioni. Vedere il "divo" Claudio tra i corridoi del decimo piano della Cittadella ha scosso le piazze virtuali, dividendo l’opinione pubblica tra chi sogna un "piccolo grande amore" turistico e chi, invece, avverte il retrogusto amaro di un’operazione che profuma di romanità e poco di gelsomino.
LA GUERRA, L’ARROGANZA DELLA STUPIDITÀ, LA CULTURA ANTICA CHE LA SCONFIGGERÀ, L’INTELLIGENZA DEL CUORE… di franco cimino- Ciò che più mi fa arrabbiare oggi è il repentino cambio di scena sul teatro della guerra. I protagonisti cambiano continuamente, nel giro delle stesse ore: al mattino te ne impongono uno e al pomeriggio non lo trovi più. La guerra è diventata un teatrino in cui neppure la morte ti scandalizza più. Quella dei bambini, dei vecchi e delle donne, poi, non ti emoziona neppure. Le città interamente distrutte, le terre del grano e dei fiori completamente bruciate: neanche queste ti scuotono. Nulla di ciò che la guerra produce, in quel momento, resta. Tutto scompare. In un cambio repentino di scena trovi altro al posto di ciò che c’era prima.
Belle queste notizie che arrivano dalla tg regionale e he rimbombano sulle piazze VIRTUALI DEI social. Si, davvero belle e interessanti! Conoscere le intenzioni strategiche del presidente Occhiuto buone e inebrianticome il vino rosso e corposo autoctono spremuto dai vitigni messia dimora dei nostri avi sulle terre calabre. Ottima mossa strategica per far decollare il turismo, la produttività della regione Calabria e tutto il cucuzzaro: invitare un cantautore romano all’ultimo piano della cittadella! Claudio Baglioni rappresenta davvero l’anima della calabresita’ in ogni sua sfaccettatura. La ua dizione e’ impeccabile. Quando apre bocca si sente subito la effe aspirata e la zeta forte. Solo quando canta no! Ma quella e’ una condizione imposta dal ruolo.
-Crisi istituzionale tra ragion di Stato, obblighi internazionali e responsabilità etica- C’è un momento, nella vita delle democrazie, in cui la ragion di Stato smette di essere un principio di tutela collettiva e diventa un paravento. È il momento in cui il potere esecutivo, invocando urgenze e segreti, tenta di sottrarsi ai vincoli che lo definiscono: la legge, il controllo parlamentare, gli obblighi internazionali liberamente assunti.
Il testo di Franco Cimino coglie un punto cruciale: la responsabilità del linguaggio nell'arena politica moderna. Quando i leader usano "parole pesanti", non stanno solo esprimendo un'opinione, ma stanno definendo i confini del "permesso" per chi ascolta. L’analisi tocca tre cardini nella sua riflessione: - Il peso della legittimazione: Cimino avverte che gli attacchi diretti di Trump alla Chiesa non sono solo folklore elettorale. Forniscono un "alibi morale" a frange estremiste, trasformando la critica politica in un bersaglio concreto. - La fragilità delle risposte: La politica istituzionale è descritta come incapace di vera fermezza. Usare frasi fatte come "il Papa fa il Papa" è una forma di neutralità passiva che, di fatto, non protegge né il messaggio di pace né la figura del Pontefice. - L'eclissi dei contenuti: Mentre ci si accapiglia sui toni, i temi centrali — guerra, fame, povertà, dignità umana — sono risucchiat...
Molti, troppi segreti di stato. Ma se i deputati sono i rappresentanti del popolo perché si attua? L’annuncio del 14 aprile 2026 segna una svolta diplomatica netta: l’Italia mette in pausa il Memorandum di cooperazione militare con Israele. Una scelta figlia dei tempi e delle pressioni internazionali, maturata di concerto tra Meloni, Salvini e Tajani, e comunicata ufficialmente dal ministro Crosetto al collega israeliano Katz. Tuttavia, questa mossa solleva un interrogativo più profondo di una semplice scadenza contrattuale. Per vent’anni, i dettagli di questo scambio di tecnologie, addestramenti e materiali militari sono rimasti custoditi in casseforti inaccessibili, protetti da clausole di segretezza che hanno trasformato i rappresentanti del popolo in spettatori muti. L'esistenza dei segreti di Stato (o dei vincoli di riservatezza nei trattati internazionali) crea spesso un attrito con il principio della rappresentanza popolare. Il motivo per cui i deputati, pur esse...
L’AMERICA OLTRE IL LIMITE. IL MATTO SUL PRECIPIZIO. Tra esoterismo e realtà politica, il confine della sanità mentale è diventato il fronte della sicurezza nazionale. Se il narcisismo si trasforma in delirio, la Costituzione ha il dovere di disarmare la follia prima che sia tardi.
Di Franco Cimino L’ASSALTO DELLE PAROLE VOLGARI AL PAPA: UNA DIFESA DISPERATA, NON UN’OFFESA… Colui che, tra le sue aspirazioni imperiali, ha persino immaginato di farsi Papa — magari attraverso una sorta di autoincoronazione, evitando il fastidio del conclave e del voto dei cardinali — attacca duramente, con la sua prosa volgare, Leone XIV, vescovo della Chiesa di Roma, rappresentante di due miliardi di fedeli e capo di una religione che, in quanto tale, dovrebbe essere rispettata da chiunque.
geopolitica- Le società evolute, cresciute nella costruzione dei diritti civili e dei doveri, hanno uno strumento preciso per risolvere i problemi causati dalle visioni manichee dei dittatori al potere raggiunto con l’avallo del popolo: le elezioni. L’Ungheria ha saputo reagire alle intemperanze di Orban destituendolo dal potere che gli ungheresi gli avevano consegnato.
L'opinione di Franco Cimino UNGHERIA (prima parte) NON VINCE SOLO MAGYAR. NON PERDE SOLO ORBÁN… Che le elezioni in Ungheria non fossero un fatto puramente nazionale era presumibile, alla luce di quanto sta accadendo nel mondo, in maniera sempre più drammatica, da oltre un anno, e ancor più nelle ultime settimane.
Di Franco Cimino LA BELLA GIORNATA DELLA POLIZIA E LA FESTA ANCHE DEL QUESTORE… Una festa è davvero festa, sia essa pubblica o privata, quando l’anniversario coincide con i principi e i valori della ragione per cui si festeggia. Ieri, nel 147º anniversario della fondazione della Polizia di Stato, questi due elementi si sono ritrovati perfettamente coincidenti. Ed è stato bello coglierli anche nella cornice in cui sono stati inseriti.
Padri, figli e promesse durevoli: due scene di umanità in una domenica qualunque Un gesto semplice tra un giovane padre e suo figlio, e la benedizione a una coppia con 70 anni di matrimonio: frammenti di vita che parlano più di mille omelie.
«No, non siamo soli. È un’illusione pericolosa crederci entità isolate, atomi sciolti dal resto del creato. Non è solo una mia intuizione, sebbene io sposi con profonda convinzione gli insegnamenti dei maestri che ci hanno preceduto. Tra loro, Hermann Hesse è stato il più luminoso: il suo Siddharta è un richiamo che non ammette distrazioni.
cronaca spicciola, nuove povertà, "Incursione notturna in via Magenta 29/31: danni alle strutture per un bottino di poche provviste. Quando la disperazione supera il rischio."
A proposito di bellezza e della missione degli operatori culturali facciamo un'analisi del mercato effimero dell'arte. E sulla frustrazione di chi crede nella sua valenza e non tollera i mercanti nel tempio. Lettera di risposta all'invito chi non vuole cedere alla mercificazione selvaggia dell'arte. LE BANCARELLE DEI CLICK E I NUOVI MERCANTI NEL TEMPIO. L’arte ridotta a un abbonamento mensile: la missione dell'artista soccombe all'algoritmo del profitto garantito.
cultura. presenze. testimonianze. La Bellezza ha bisogno di spazi per il confronto etico. Contro la museificazione del talento: il nostro invito a chi coltiva fermenti culturali in Calabria.
Arte. Pittura. Cultura. Spostiamo il baricentro dal "saper fare" al "sentire". Parliamo dei lavori di Gianni Levato osservandoli con l'autenticità di chi cerca l’intima sensazione trasponendola sulla tela, contestualizzando i dipinti nel vissuto condiviso.
Il blu sotto i piedi e il domani sugli alberi. Cronaca di una auspicabile rinascita: tra la nuova ciclabile e il sogno di un quartiere, che potrebbe essere un giardino condiviso. "Il maquillage urbano delle vie di Corvo è finalmente sotto gli occhi di tutti: forme accattivanti, verde curato e una ciclabile che invita al cammino. Ma un quartiere non si governa con i colpi di trucco. La domanda che rimbalza tra i residenti è una sola: chi berrà il calice amaro dell'abbandono quando l'effetto novità sarà svanito? Inutile aspettare risposte che tardano ad arrivare: la soluzione è un intervento dal basso, un comitato che trasformi i residenti da spettatori critici a custodi attivi del bene comune."
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.