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-L’arroganza che corrode la democrazia- Dalle forzature istituzionali ai piccoli tiranni quotidiani — quando il potere, grande o minuscolo, smette di servire la comunità e inizia a servire sé stesso.
Buone le fave! Sono le prime della stagione. Sbuccio qualche baccello. Estraggo il seme e lo mondo dalla pellicina chè lievemente amarostica.
QUEL VENTENNALE DI UN GIORNO CHE COMUNQUE HA FATTO UNA PICCOLA STORIA DELLA CITTÀ. UNA STORIA ANCHE D’AMORE.., Ti amo, Catanzaro mia. Ti amo di un amore pieno e incondizionato. Lo rinnovo in questo giorno di un ventennale che si vorrebbe doloroso per me. Ma non lo è. Non mi hai tradito tu quel giorno in cui altri non ti hanno amato, ingannandoti per colpire me; loro hanno creduto, e lo credono ancora. Ma io sono ancora qui. Come ieri. Tu conosci tutto e tutti e sai bene qual è la storia, e quali le colpe e le sofferenze. Io non mi sono sentito tradito da te. Perché so che anche tu mi ami. Mi ami dello stesso amore mio. Quello vero. Pieno. Incondizionato. L’amore non è mai infedele: sono gli uomini che se ne servono, che lo predicano utilizzandolo.
L'ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO A CATANZARO Tra cantieri del PNRR, monumenti sterili e una marina che si rialza da sola, il Capoluogo si rifà il look ma perde la sua anima. Cronaca di una metamorfosi senza visione di futuro.
La toponomastica trasformata in campo di tensione identitaria: istituzioni, consenso e frammentazione della memoria pubblica. L’analisi dei processi di intitolazione evidenzia il passaggio da una funzione pedagogico-nazionale a pratiche di legittimazione politica short-term, con il rischio di una polarizzazione degli spazi urbani.
QUIRINO LEDDA, IL GRANDE COMUNISTA E IL NOBILE CATANZARESE… Oggi Quirino Ledda, il sardo-calabrese che in questa regione, da sindacalista dei contadini e da consigliere regionale del Partito Comunista, ha condotto grandi battaglie per la difesa dei lavoratori, dei diritti umani e civili dei cittadini e per la crescita della Calabria, finalmente libera dal sottosviluppo e dall’arretratezza, torna idealmente in città. Torna nella città che scelse come sua: Catanzaro.
LE PICCOLE ELEZIONI CHE PARLANO AL PAESE Troppo piccole per essere considerate decisive. Troppo limitate, per estensione e partecipazione, per consentire analisi politiche definitive. Eppure le elezioni amministrative appena concluse consegnano alcuni segnali che sarebbe un errore sottovalutare.
IL CATANZARO DEL SOGNO CHE NON FINISCE E DI UN PRESIDENTE BELLO COME LA SQUADRA CHE HA COSTRUITO…
DA FALCONE E BORSELLINO AD ALDO MORO: I DUE “CINQUANTACINQUE GIORNI” CHE UNISCONO LE FERITE D’ITALIA… Questa volta avrei voluto evitare di scrivere una riflessione sull’ennesima, sempre più triste, ricorrenza della strage di Capaci, sulla breve strada che dall’aeroporto conduce a Palermo. È arrivato il trentaquattresimo anniversario.
La buona sanità che scalda il cuore. E la forza Mistica di fratel Cosimo. Tra la professionalità del Pronto Soccorso di Catanzaro e la forza della fede: il racconto di una guarigione inaspettata.
SANTA RITA DEL MIRACOLO NUOVO E IL BISOGNO DI FIDUCIA NELL’UOMO ATTRAVERSO LA FEDE NEL MISTERO IMMENSO No, non è per la vecchiaia — che, tra l’altro, è sempre bella, nonostante la mia resista ancora ad attendere che la giovinezza mi lasci — ma davvero l’avevo dimenticato. E dire che stamattina avevo perfino comprato, davanti alla stessa basilica in cui sarei tornato questa sera, delle rose da portare a mia madre. Avevo dimenticato che stasera, in onore della più popolare delle sante, l’amata Santa Rita, ci sarebbe stata, come da tradizione, la celebrazione della pioggia delle rose. Non so perché. Davvero. Ero tornato a casa dopo una giornata intensa e, dopo aver consumato pranzo e cena in un’unica soluzione, mi è venuta voglia di uscire, con la solita scusa della passeggiata digestiva. Ma, stranamente, ho preso la direzione opposta a quella che scelgo abitualmente per la mia camminata serale. Scendo verso il centro del Corso. Trecento metri da casa mia. E trovo una folla fitta rac...
MARCO PANNELLA, A DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA… Dieci anni oggi da quando Marco Pannella non c’è più. Pochi, e molto deboli, sono stati i ricordi e le manifestazioni a lui dedicate in questa ricorrenza. E pochissime sono state le parole — quelle più giuste — che gli si sarebbero dovute rivolgere: parole di gratitudine e di nostalgia, parole della politica e per la politica. Quelle vere sono mancate, al di là di quelle, sempre preziose, del Presidente della Repubblica.
Occhi di un celeste soprannaturale, barba bianca curata ma non delineata. Magro. piccolo di statura e quasi scheletrico. Seduto sul bordo della finestra a livello strada, silenzioso, guarda diritto quanti gli passano di fronte. Non parla e non chiede ai passanti nulla. Anche se dal suo essere traspare la necessita' d'attenzione da parte di chi ha di piu', lui rimane a osservare silenzioso chi gli passa davanti con i carrelli pieni. Ha lo sguardo sereno anche se provato, l'uomo, quasi rannicchiato su se stesso infagottato nella tuta nera dall'eta' indefinibile. E' la prima volta che lo incontro, ma ho come la sensazione di conoscerlo da sempre e mi sembra di cogliere quella sua invocazione silenziosa d'aiuto in tutta la sua immensa drammatica dignita'. Prendo il carrello. Entro in negozio con il suo sguardo che mi persguita e nella testa la sensazione d'aiuto si fa martellante. La domanda sorge spontanea: perche' lui e non io? un' altra ...
Eccoci qua! A mille e passa km da casa. Non li abbiamo fatti a piedi ma è comunque un travaglio pesante. Come quei parti fatti in casa con annessi e connessi e la mammana che invitava la puerpera a spingere e farsi forza.
La memoria della Resistenza italiana è, per sua essenza, una memoria collettiva. Non appartiene a individui, ma a una comunità che scelse la libertà come destino condiviso. Per questo ogni rappresentazione pubblica — monumenti, cerimonie, narrazioni istituzionali — dovrebbe confrontarsi con l’eredità etica di un movimento che rifiutò l’individualismo per affermare un’idea comunitaria di dignità civile. «Memoria collettiva e rappresentazione pubblica della Resistenza: criticità delle commemorazioni personalistiche» La memoria della Resistenza italiana rappresenta uno dei fondamenti simbolici della Repubblica e costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene all’intera collettività. Essa non è riconducibile a un insieme di figure eroiche isolate, ma a un movimento plurale che, nella fase più oscura del Novecento, scelse la libertà come destino condiviso. Per questa ragione, le forme attraverso cui la memoria resistenziale viene oggi rappresentata nello spa...
-scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.
SAREBBE ANCORA PIÙ BELLO VEDERE UNO STADIO PIENO ANCHE CON I TIFOSI PALERMITANI… Laddove fosse possibile, pur con qualche ragionevole rischio, tentare di riportare il calcio — oggi estremizzato tra follia e business — al nostalgico gioco del pallone di un tempo non troppo lontano, quando due squadre si affrontavano al massimo delle loro possibilità su un campo circondato da spalti gremiti, nei quali trovavano liberamente spazio anche i tifosi della squadra ospite, credo che si debba provare.
--- Pollicino digitale --- Sulle tracce che lasciamo : dai cookie del web alle impronte dell’esistenza. I cookie, nel linguaggio informatico, sono minuscoli frammenti di memoria che registrano i nostri passaggi online. In termini elementari potremmo paragonarli alle briciole lasciate da Pollicino nel bosco per ritrovare la strada di casa: tracce piccole, quasi invisibili, ma decisive per ricostruire comportamenti, percorsi, abitudini.
Rived ersi nel passato, grazie alle teche rai, è un salto emotivo corroborante. Un archivio di volti, gesti e presenze che continuano a parlare al presente Rivedersi paracadutato nel 1990 è un salto nella memoria. Una memoria offuscata dal tempo, come una pellicola che ha perso nitidezza ma non significato. Molte sfumature sono sbiadite, eppure non si sono mai cancellate del tutto. I servizi del TGR di quegli anni le ravvivano: riportano alla luce volti, gesti, luoghi che credevo consegnati al silenzio.
LUIGI VERDUCI, IL CORNICIAIO E QUELLA STORICA VIA CHE HA SPENTO UNA BELLA LUCE… E se n’è andato pure lui. Altro che città per vecchi: qui non resterà più nessuno. Per fortuna ci sono le famiglie degli immigrati regolari che la stanno già abitando, specialmente all’interno delle sue viscere, quegli antichi quartieri del centro storico che i catanzaresi hanno abbandonato da decenni. Sono ancora stranieri, e tali si sentono, in una città che ancora non li vede davvero. Eppure li puoi incontrare la domenica, nel primo pomeriggio, quando portano i figli piccoli alla Villa Comunale oppure passeggiano — soprattutto le donne — lungo le vie del corso, sostando sotto il cielo luminoso e caldo di Piazza Matteotti.
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.