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Visualizzazione dei post con l'etichetta cultura

Coscienza civica e sport

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 DA UNA FESTA ALL’ALTRA:  LA REPUBBLICA E IL CATANZARO, COSA RESTA? Sta passando, o forse è già passata, la Festa della Repubblica per gli italiani sinceramente democratici. Sta invece lentamente terminando la festa dei tifosi del Catanzaro, sinceri e appassionati anch’essi.

L'Italia, la storia e noi

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  Nel vecchio conio c’è la storia della Repubblica e della nostra Costituzione. I simboli impressi nelle vecchie lire richiamano al lavoro ed ai simboli della terra: il grano, l’aratro, la quercia … L’Italia Repubblicana scolpita nel metallo. Le vecchie lire non erano solo monete, ma il primo racconto civile della Repubblica   Nel giorno della Festa della Repubblica, tornare a osservare le vecchie lire significa leggere un capitolo fondamentale della nostra storia. Quelle piccole monete, passate di mano in mano per decenni, non erano semplici strumenti economici: erano un progetto culturale, una pedagogia civile diffusa, un modo per dire ogni giorno chi eravamo e chi volevamo diventare.   È Un linguaggio simbolico per una Repubblica che nasce, muove i primi passi e intende crescere.   La Repubblica del 1946 aveva bisogno di simboli nuovi, lontani dalla retorica del regime e dalla monumentalità monarchica. La scelta cadde sulla terra e sul lavoro...

2 giugno festa della Repubblica

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 IO E LA REPUBBLICA ITALIANA  IN QUESTO GIORNO DI FESTA… I nomi delle persone e, talvolta, anche la loro storia personale sono legati, involontariamente, alla data di nascita e al periodo storico con il quale quella data simbolicamente si rapporta.

Sionismo e genocidio, due vocaboli attuali

  Facciamo il punto: Qual è la posizione di erri de luca in merito al sionismo e alla guerra di Netanyahu e quella di De Gregori in merito alla guerra e all'esposizione dei cantanti contro la politica di Trump?  

L'opinione

 “DE E DE”, UNA PREPOSIZIONE CHE POTREBBE DIRE DI ERRI E FRANCESCO, OGGI, DUE GRANDI SEMPRE…! Ehi ragazzi, diamoci una calmata. Non trasformiamo ogni cosa in un campo di battaglia dove scaricare frustrazioni e aggressività che si muovono dentro di noi come piccoli demoni quotidiani.

Flashback

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 Buone le fave! Sono le prime della stagione.  Sbuccio qualche baccello. Estraggo il seme e lo mondo dalla pellicina chè lievemente amarostica.

Commemorazioni

  La toponomastica trasformata in campo di tensione identitaria: istituzioni, consenso e frammentazione della memoria pubblica. L’analisi dei processi di intitolazione evidenzia il passaggio da una funzione pedagogico-nazionale a pratiche di legittimazione politica short-term, con il rischio di una polarizzazione degli spazi urbani.

Il teatro

 I QUARANT’ANNI DE “LA SETTIMANA STRAORDINARIA” E LA STRAORDINARIA LEZIONE DI SALVATORE COREA Ieri sera, nella splendida cornice del San Giovanni, ha preso il via la 40ª edizione de “La Settimana Straordinaria”, per festeggiare i quarant’anni del Teatro Corea, che conserva ancora il nome dell’uomo straordinario che lo ispirò con la sua arte di attore e commediografo: Vincenzo Corea.

Riflessioni sulla rappresentazione dei partigiani

 La memoria della Resistenza italiana è, per sua essenza, una memoria collettiva. Non appartiene a individui, ma a una comunità che scelse la libertà come destino condiviso.  Per questo ogni rappresentazione pubblica — monumenti, cerimonie, narrazioni istituzionali — dovrebbe confrontarsi con l’eredità etica di un movimento che rifiutò l’individualismo per affermare un’idea comunitaria di dignità civile. «Memoria collettiva e rappresentazione pubblica della Resistenza: criticità delle commemorazioni personalistiche»   La memoria della Resistenza italiana rappresenta uno dei fondamenti simbolici della Repubblica e costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene all’intera collettività. Essa non è riconducibile a un insieme di figure eroiche isolate, ma a un movimento plurale che, nella fase più oscura del Novecento, scelse la libertà come destino condiviso. Per questa ragione, le forme attraverso cui la memoria resistenziale viene oggi rappresentata nello spa...

Altrimenti pazienza

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 -scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.

Cookie, cosa sono?

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  --- Pollicino digitale --- Sulle tracce che lasciamo : dai cookie del web alle impronte dell’esistenza.   I cookie, nel linguaggio informatico, sono minuscoli frammenti di memoria che registrano i nostri passaggi online. In termini elementari potremmo paragonarli alle briciole lasciate da Pollicino nel bosco per ritrovare la strada di casa: tracce piccole, quasi invisibili, ma decisive per ricostruire comportamenti, percorsi, abitudini.  

Memorie

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  Rived ersi nel passato, grazie alle teche rai, è un salto emotivo corroborante.  Un archivio di volti, gesti e presenze che continuano a parlare al presente Rivedersi paracadutato nel 1990 è un salto nella memoria. Una memoria offuscata dal tempo, come una pellicola che ha perso nitidezza ma non significato. Molte sfumature sono sbiadite, eppure non si sono mai cancellate del tutto. I servizi del TGR di quegli anni le ravvivano: riportano alla luce volti, gesti, luoghi che credevo consegnati al silenzio.

Educazione all'immagine

 editoriale “Il seguente testo definisce i criteri della lettura di un'opera d'arte secondo la decodifica di un testo visivo, un’immagine e quant’altro, finalizzata alla comprensione dei significati profondi senza giudizi. L'approccio si concentra sull'esperienza comunicativa ed emotiva piuttosto che sulle certificazioni formali”.   Come si legge un’opera d’arte. La storia dell’arte e della comunicazione suggerisce alcuni aspetti fondamentali imprescindibili: costruzione, campi cromatici, simbologie, analogie, conoscenza e applicazione delle tecniche artistiche e artigianali e qui sforiamo nella decorazione. Aspetti chiariti in seguito.  

Karma

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  Maggio 1978 – La tela, la Repubblica e il destino-   Maggio 1978 non fu un mese come gli altri. Fu una crepa temporale, un punto di rottura nella storia repubblicana. L’Italia viveva immersa in un clima in cui la violenza cercava legittimazione nelle ideologie, e le ideologie si lasciavano contaminare dalla violenza. Le Brigate Rosse — organizzazione responsabile di sequestri, omicidi e attentati, riconosciuta come gruppo terroristico — colpivano magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine, figure che rappresentavano lo Stato in un momento in cui lo Stato stesso sembrava vacillare. A destra e a sinistra, gruppi armati rivendicavano azioni che ferivano la società civile e ne minavano la fiducia.  

Onestà e coraggio cercasi

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  Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...

J'accuse moi

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    «Non ho la statura di Émile Zola , ma ne riconosco la postura morale: scegliere la chiarezza quando il non detto alimenta sospetti.»   J’accuse.     Accuso la mia veemenza, che talvolta ha amplificato oltre misura il mio desiderio di contribuire al dibattito culturale e civico della città. Accuso l’enfasi, che ha trasformato l’esposizione mediatica in qualcosa di distante dalle mie intenzioni iniziali.        Accuso la perdita di realismo, quello che tiene i piedi per terra.     Accuso la mancanza di autoironia e la tendenza — forse ingenua, forse ostinata — a trasformare ogni pensiero in proposta culturale.   …    …   Potrei elencare molte altre mancanze, ma sarebbe un esercizio sterile. Non voglio alimentare il chiacchiericcio né dare nuovo fiato alle favole metropolitane che certi poteri, troppo timidi per esporsi e troppo zelanti nel sussurrare, continuano a far circolare per convenienza...

Tra voyeurism e cecità

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 -la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione- L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere   Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.  

Cecità Da Banksy A Saramago

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  L’Orgoglio Cieco: Banksy e l’Iconoclastia del Presente a Waterloo Place. Nel cuore pulsante di Londra, tra le solenni effigi in bronzo che celebrano i trionfi dell’Impero e il sacrificio dei caduti, l'ultima incursione di Banksy a Waterloo Place non è solo un atto di guerriglia artistica, ma un crudo referto autoptico sulla nostra epoca. La statua dell’uomo accecato da una bandiera, che pure sventola con una fierezza quasi arrogante, si erge come il monumento definitivo al paradosso del XXI secolo: l’identità che diventa prigione e il simbolo che sostituisce lo sguardo. La bandiera si trasforma in sudario e   ribalta la funzione classica del monumento. Mentre la statua tradizionale è posta su un piedistallo per essere guardata e per ricordare, la figura di Banksy è l’unica che non può guardare. E quindi sta per cadere nel vuoto. La bandiera, storicamente strumento di segnalazione e riconoscimento, qui muta in un sudario soffocante. L’artista suggerisce che il patriotti...

Contro ogni retorica

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  "courtesy M.Iannino©-m.m." Il giorno seguente, quando l’euforia si dissolve, rimane in bocca un lieve retrogusto d’amara insoddisfazione.  Qualcosa non è andato come avremmo voluto. Al di là della retorica, ci si accorge che tra parole urlate e canzoni di protesta si è smarrito qualcosa di essenziale: la dignità.   La dignità di chi sbandiera diritti e democrazia solo sulla carta , per riflesso ideologico o per vicinanza al potere, talvolta per timore reverenziale, talvolta per calcolo. Sì, non c’è altra motivazione. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di chiamare gli errori con il loro nome, perché è anche grazie a quelle omissioni che le diseguaglianze continuano a prosperare.   Ieri, festa del primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma , il rituale si è ripetuto puntuale. Canzoni di sinistra, parole di protesta, e prima ancora la retorica degli improvvisati giullari di corte che, nel presentare i giovani cantanti, ne anticipavano una breve storia ...

Realtà e immaginazione

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Nessun Confine tra realtà e immaginazione nell'era dell'intelligenza artificiale.   L'Eclissi dell'Oggettivo si manifesta nella realtà che si trasforma in Palinsesto Digitale con dei tap. Dalla fotografia, fin ora intesa come testimonianza immediata del reale si passa a piè pari nel virtuale creativo. Con la manipolazione digitale, o mixed media, sviluppiamo una nuova generazione dell'immaginario sovrapponendo e mescolando immagini dettate dal rispettivo fermento creativo mostriamo mondi ben definiti e in sintonia con il sentire soggettivo. 

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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ALLA SCOPERTA DELLA CALABRIA

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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