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Nelle ultime ore (aprile 2026), un'importante operazione dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Cosenza ha portato al sequestro di 143 opere d'arte false esposte a Reggio Calabria. Il caso riguarda la mostra temporanea intitolata "Pop to Street Art: Influences", che si è tenuta tra il 2024 e l'inizio del 2025 in diverse sedi prestigiose della città, tra cui proprio l'Accademia di Belle Arti, il Museo Archeologico Nazionale (MArRC) e la Casa della Cultura "P. Crupi". Questi i dettagli principali dell'accaduto:
La bellezza in saldo -Se le istituzioni rinunciano al loro ruolo e trasformano la cultura in un prodotto da scaffale- Qualcuno grida allo scandalo! Ma cosa c’è di scandaloso in una deformazione che trasforma la Bellezza in merce?
«No, non siamo soli. È un’illusione pericolosa crederci entità isolate, atomi sciolti dal resto del creato. Non è solo una mia intuizione, sebbene io sposi con profonda convinzione gli insegnamenti dei maestri che ci hanno preceduto. Tra loro, Hermann Hesse è stato il più luminoso: il suo Siddharta è un richiamo che non ammette distrazioni.
A proposito di bellezza e della missione degli operatori culturali facciamo un'analisi del mercato effimero dell'arte. E sulla frustrazione di chi crede nella sua valenza e non tollera i mercanti nel tempio. Lettera di risposta all'invito chi non vuole cedere alla mercificazione selvaggia dell'arte. LE BANCARELLE DEI CLICK E I NUOVI MERCANTI NEL TEMPIO. L’arte ridotta a un abbonamento mensile: la missione dell'artista soccombe all'algoritmo del profitto garantito.
cultura. presenze. testimonianze. La Bellezza ha bisogno di spazi per il confronto etico. Contro la museificazione del talento: il nostro invito a chi coltiva fermenti culturali in Calabria.
Arte. Pittura. Cultura. Spostiamo il baricentro dal "saper fare" al "sentire". Parliamo dei lavori di Gianni Levato osservandoli con l'autenticità di chi cerca l’intima sensazione trasponendola sulla tela, contestualizzando i dipinti nel vissuto condiviso.
Nonostante il passare degli anni, AORE12 mantiene vivo lo spirito del 2009, celebrando la meraviglia nel raccontare storie tra saperi orali e appunti di viaggio . Il blog continua a rappresentare una piazza virtuale libera, capace di riscoprire la Calabria e di meravigliarsi ancora, come nel caso delle Tracce di Cassiodoro, mantenendo intatta la capacità di stupirsi. Quindici anni di sguardi: la meraviglia di restare infanti Dall’esordio del 2009 tra "Saperi Orali" e "Appunti di viaggio", il diario di una piazza virtuale che ha superato il milione di visite senza mai smettere di stupirsi.
Crisi demografica, disuguaglianze globali e fragilità del vivere civile
IL CASO BIENNALE Di Mario Iannino L ’arte, e i suoi spazi, non sono un tribunale: la bellezza oltre le bombe. Escludere artisti e padiglioni per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo e mortifica la missione dell’arte.. L'arte oltre i confini della ragione: perché la Biennale non può essere un tribunale.Punire gli artisti per le colpe dei governi è un errore che uccide il dialogo. La bellezza deve restare un territorio libero, l’unico ponte capace di unire ciò che la guerra e la politica dividono.
Distruggere è più facile che costruire. Ancora, si fa per dire, non capisco qual è la molla che scatta nei cervelli delle malelingue: che gusto provano nel divulgare falsità? Sparlare alle spalle degli ignari sembra essere uno sport che affonda le radici nella preistoria. Il tarlo tocca chiunque e penetrato nelle teste prolifera. La gente non va a scandagliare tra le pieghe per scoprire se lle notizie siano veritiere; è poco avvincente… “la psicologia dietro il fascino della distruzione verbale.”
Scrivo queste righe sommessamente, col tono di chi parla a bassa voce in una stanza vuota, anche se so che nessuno risponderà tuttavia continuo a parlare. Non è un esercizio di nostalgia, né un tentativo di trattenere ciò che non può essere trattenuto. È piuttosto un modo per mettere ordine tra le presenze che resistono, anche quando il corpo non c’è più. I numeri in rubrica, già da un po', si assottigliano. Scorro i nomi e riconosco le assenze, ma non riesco a cancellarli. Restano lì, come piccole luci che non vogliono spegnersi. Anche tu sei ancora lì, ostinato, come se il telefono potesse ancora restituire la tua voce spezzata, quella balbuzie che non ti ha mai impedito di pensare con una chiarezza che molti, fluenti e sicuri, non hanno mai avuto. I numeri in rubrica si assottigliano, ma non soccombono. Restano lì, come piccole sentinelle luminose, a ricordarmi che il tempo non cancella: scava. Scorro quei nomi e so che molti non risponderanno più, eppure non riesco a ...
NUCCIO MARULLO, IL PICCOLO GRANDE UOMO, CHE HA FATTO GIGANTI PICCOLI UOMINI, COME ME… E poi, la notizia che mai avrei voluto ricevere arriva all’improvviso. Puntuale e inattesa. Dolorosa. Il senso di un vuoto profondo ti assale. Nuccio Marullo non c’è più. È andato via all’improvviso, sebbene fosse malato da tempo. Il suo andar via è stato come un allontanarsi progressivo. Già si era avvertito quando, a metà della precedente stagione, la poltroncina del Politeama — il teatro che lui ha contribuito a edificare e che ha poi fortemente sostenuto nel ruolo amministrativo ricoperto al Comune e successivamente come vicepresidente della Fondazione — era rimasta vuota. È andato via in silenzio. Senza far rumore. Come in silenzio rumoroso ha vissuto. Silenzio rumoroso: il silenzio degli umili e delle persone semplici. Di quelle che, pur essendo giganti, non se la tirano. Di quelle che, con il proprio ingegno e la propria fatica, facevano grandi gli altri, lasciando loro sempre il proscenio...
Si chiude un’altra pagina: Catanzaro saluta Nuccio Marullo, uomo di cultura, giornalista e… Ci sono notizie che arrivano come un colpo improvviso, anche quando una parte di noi sapeva che quel momento si stava avvicinando. La scomparsa di Nuccio Marullo è una di queste. Un dolore che non riguarda solo chi gli è stato vicino, ma una città intera che oggi perde una voce colta, discreta, capace di illuminare senza mai imporsi. Per me, la sua assenza è una ferita personale, fatta di ricordi recenti e lontani, di parole donate con quella sua naturalezza che era già una forma di generosità. Ciao Nuccio. La notizia della tua scomparsa mi ha raggiunto all’improvviso, come qualcosa che non si è mai pronti ad accogliere davvero. Sapevo delle tue fatiche, dei giorni difficili, ma non volevo pensare che la fine potesse essere così vicina. Preferivo custodire l’immagine di te che, nonostante il dolore, hai voluto essere presente alla mia mostra. Sei arrivato accompagnato da tuo figli...
Riflessioni di un cristiano agnostico nell'occasione della "Rinascita Pasquale". Quando il simbolo si incrina: storia, teologia e responsabilità civile Non amo le contraddizioni. È più forte di me contestualizzare i momenti. L’analisi scatta quasi involontariamente quando c’è qualche contraddizione in termini. Vedere il papa vestito con paramenti sacri d’altri tempi, costosi e quasi intimidatori per il popolo della venuta del Cristo, seduto sul trono scolpito nel marmo di San Giovanni in Laterano mentre attende i sacerdoti per iniziare l’Ufficio Sacro: ecco, quello è stato uno dei momenti. Sono battezzato e, come molti italiani, appartengo culturalmente alla religione cattolica, pur essendo potenzialmente agnostico. Non è semplice fastidio: è una sorta di allarme etico, un riflesso critico che si attiva quando il simbolo tradisce il proprio senso, quando la forma non coincide più con la sostanza. È come se la mente, prima ancora della volontà, dicess...
NON È UNA STORIA D’AMORE SHAKESPEARIANA, QUELLA DELLA SIGNORA E DEL MINISTRO. di Franco Cimino Non li chiamerò per nome. Non li definirò amanti. Non li spierò dal buco della serratura o dalla finestra della loro camera da letto — che sia quella di un albergo, di una garçonnière o di una delle tante stanze segrete del palazzo del potere. Non cederò alla prurigine del “piccante”, né agli istinti dei guardoni o dei curiosi in cerca di una facile stimolazione carnale. Non farò confronti con vicende analoghe, finite talvolta in modo drammatico, né mi unirò alle polemiche — spesso strumentali — contro il governo o chi lo guida. Non mi ergerò a giudice dell’etica, distinguendo ipocritamente il bene quando riguarda i “miei” e il male quando appartiene agli avversari. Eppure, di questo “fatto” — fatto esplodere, e non è un bisticcio di parole-con grande clamore mediatico — voglio dire qualcosa. Se ne parla come fosse una dichiarazione di guerra, mentre altrove la guerra vera produce ...
La città parla e racconta storie. Quante ce ne sono per le vie della città? Diamo peso ai messaggi che non compaiono sotto la tendina degli smartphone?
MA CHE DOMENICA DELLE PALME È QUELLA IN CUI, IN OGNI PARTE DEL MONDO, SI MUORE E IL FIGLIO DI DIO VIENE QUOTIDIANAMENTE UCCISO?… Io ci andrò, come tutti gli anni, al richiamo del rito santo al quale la mia religione mi ha educato. La Domenica delle Palme resta sempre una giornata particolare che, per quelli come me — romantici e “belli vecchi”, ovvero vecchi belli — ha un sapore antico.
E gli altri? Gli altri siamo noi. Gli elettori. I cittadini che li eleggiamo quando possiamo, o i sudditi che li subiscono quando non esistono vere libere elezioni. Siamo la moltitudine che osserva, spera, si indigna, talvolta resiste, talvolta si rassegna. Siamo la parte del mondo che paga il prezzo delle scelte di chi comanda, e che spesso si ritrova a interrogarsi su come sia stato possibile consegnare tanto potere a così poca responsabilità. Gli indegni: Netanyahu, Trump, Putin. E gli altri Ci sono epoche in cui la storia sembra perdere il proprio baricentro morale. Popoli che si considerano maturi, consapevoli, eredi di tradizioni democratiche solide, finiscono per consegnare il potere a figure che, secondo molti osservatori, e quanto producono in termini di distruzione e morte, incarnano una regressione etica e politica. Altre società, prive di reali strumenti democratici, si ritrovano invece a subire leader che non hanno mai dovuto confrontarsi con il giudizio l...
di Franco Cimino Il volontariato che diventa nuova coscienza politica: per ristrutturare le istituzioni e costruire la città del futuro “Volontario, volontari, volontariato”: parole che tornano di moda in questa stagione difficile, segnata da egoismi, rancori, indifferenze e chiusure nel privato. L’etimologia del termine ha molti significati; qui voglio richiamare quello più usato oggi: volontario è chi, da solo o con altri, svolge un’attività gratuita a favore della collettività. Recupera un bene comune, tutela un monumento, rimette in sesto una piazza o qualsiasi cosa possa essere utile alla comunità.
Il tempo che cambia: perché continuiamo a spostare le lancette? Ogni anno, puntuali come un rito antico, nella notte tra sabato e domenica spostiamo le lancette dell’orologio avanti di un’ora. Un gesto semplice, quasi automatico, che però affonda le sue radici in oltre un secolo di storia e continua a dividere scienziati, governi e cittadini. Introdotta nel 1916 per risparmiare energia in un’Europa in guerra, l’ora legale è diventata nel tempo un’abitudine collettiva, un piccolo scarto imposto al nostro ritmo quotidiano. Oggi, però, quel meccanismo appare sempre più fragile: i benefici si assottigliano, i dubbi aumentano, e l’Unione Europea ha già aperto la strada alla sua possibile abolizione.
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.