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IL DEBITO DEL TEMPO Oltre il crollo del tempio: quando l’anima sopravvive all’atleta. I nostri vecchi lo ripetevano come un mantra: non lasciarti catturare dall'esteriorità, perché la bellezza è un debito che il tempo riscuote sempre. La bellezza fisica passa. Quella interiore, quando coltivata, migliora nel tempo e non svanisce mai.
L'INDIFFERENZA DEL CIELO E LA BRAMA DEGLI UOMINI L’Eclissi dell’Umanità: Tra la Luce del Sole e l’Oscurità dei Conflitti l'angolo della poesia. Il sole brilla alto, nonostante i cattivi presagi di guerra al di là del mare. Bambini sofferenti. Demoni del male li uccidono lentamente. Oscurano l’umanità. L’azzurro si tinge del fumo di Gaza, dove polvere e pianto soffocano il vagito, e l’ulivo, spezzato, non offre più ombra ma rami di spine per un cielo ferito. In Iran il vento sussurra di chiome recise, di sogni gridati tra mura di pietra e di gelo, mentre il coraggio ha il volto di donna che sfida la notte per riprendersi il cielo. L'onda del mar Nero si fa metallo e fango sulle rive d'Ucraina, sotto piogge di fuoco, dove il grano è trincea e la casa è un ricordo che svanisce nel buio, tra macerie e vuoto. Dal Sudan allo Yemen, la terra si spacca, dimenticata dal mondo, lontana dagli occhi, mentre l’odio disegna confini di sangue e trasforma i sorrisi in fragili specchi...
L'ANGOLO DELLA POESIA …La città restò a lungo assetata, tanto che neppure tutta l’acqua caduta riuscì ad appagarla. La terra riprese a respirare quando su di lei caddero le lacrime degli uomini. Dalla crepa più dura spuntò il primo fiore, e la Vita tornò a vivere. I bambini si ricordarono di essere bambini e ripresero a giocare. La banda suonò e tutti si misero a danzare fino a notte fonda, ubriaca di vino e virtù. E anche i vecchi fecero all’amore, finché l’alba non li colse di sorpresa.
Di Franco Cimino. Auguri, Giuseppe: oggi è la tua festa. Anche se non porti questo nome e ti chiami Nicola, Francesco, Saverio, Pietro, Carlo o Antonio. Sono santi tutti coloro che portano i nomi dei santi. Ma Giuseppe è il nome della santità piena. La santità della paternità, innanzitutto. Tutti i padri sono santi. Anche quelli che non riconoscono i figli o li abbandonano. Sono santi i padri che hanno paura di essere padri e per questo si nascondono alla loro bontà e al loro dovere, alla responsabilità. Sono santi i padri della notte. La notte che non finisce mai per loro, sempre a lavorare nelle miniere della fatica immane e nei mari più pericolosi. Nelle notti delle mani vuote, senza pescato e senza salario. Nelle notti delle angosciose attese davanti alla porta di casa, aspettando che i figli tornino: dalle feste o dalle fatiche, dalle sconfitte e dalle perdizioni, dalla rassegnazione e dai buchi nelle braccia, nel petto, nella testa. Nelle notti davanti alla porta dei loro fi...
Il profumo della Valle e Sant’Elia nel cuore. C’è un luogo dove la mia storia personale si confonde con il respiro della terra. Quel luogo una volta si chiamava Sant’Elia. Immagino i primi abitanti, mossi da un bisogno antico di protezione, cercare rifugio tra queste colline silenziose, affidando il loro destino alla devozione per il Profeta. Ma è nella voce di mia madre che la storia si fa poesia: mi raccontava di come, a ogni primavera, quella valle decidesse di rinascere, vestendosi di fiori così intensi e multicolori da convincere gli uomini a cambiare persino il nome al borgo. Così Sant’Elia divenne Vallefiorita.
di Franco Cimino. … chiuderemo i riscaldamenti e stiperemo le stufe nei vecchi cassettoni o nelle cantine se le abbiamo, torneremo a sentire il letto e le lenzuola bagnati d’umidità e moriremo di freddo. Sentiremo così forte l’inverno anche in primavera e forse pure in estate.
Catanzaro. Nella fantasia di una giovanissima mente appena sbocciata nella periferia rurale della provincia il solo sentirla pronunciata suscitava visioni di mondi nuovi e lontani da esplorare. Qualche compagnella di giochi ne parlava con aria superiore. Romanzando realtà improbabili. E questo amplificava la voglia in chi non c’era mai stato. E mai uscito dalla ristretta cerchia delimitata dai boschi di querce e castagni che si aprivano sulla distesa che guardava il mare sottostante. Quella mattina, il neofita esploratore, si preparò con cura. Infilò i pantaloni buoni con la camicia e le scarpe della festa. Pettinò accuratamente i cappelli selvaggi che poco s’addomesticavano sotto il pettine, e fu pronto. Mamma, ma’ io sono pronto. Esclamò allegramente facendo vibrare la casa. E poi, in macchina, iperattivo, non smetteva con i perché nell’osservare la strada e il paesaggio fino alle porte di Catanzaro! Superato il primo momento di stupore lentamente una sensazione di svogliata c...
di Franco Cimino. LE MIE PAROLE DEL CUORE PER TE, CATANZARO MIA, CHÉ DELLA POLITICA NON SO PARLARE. Piove sulla Città, sulle case, sulle strade, sui campi ancora liberi e sulle coste dei suoi colli. Trema la terra dalla ferita che scende nel profondo delle sue viscere. S’agita il mare e s’alza a dieci metri. E cresce onda con onda prima di battere con forza sulla costa, la battigia e le brutte cose che l’uomo gli ha “imposto” davanti. Si muove il vento e con la stessa forza del mare. Batte con insistenza su porte e finestre. Rovina su alberi e lampioni, insegne luminose e auto spente. Batte più forte sulla paura della gente. Non del vento. Non della pioggia. Non del Mare. Ma della terra che si sfarina. Delle strade che si rompono sotto i piedi delle persone e le ruote di “chi”le trasporta. Paura degli alberi che cadono come i lampioni. Paura per gli alberi che cadono come lampioni privi di saldezza...
u sozizzu calavrisa. I cultori affermano che per gli insaccati la carne debba essere tagliata con il coltello e non macinata. Anticamente, quando la provvista della carne di maiale era un sostentamento base delle famiglie meno abbienti, si prestava un’attenzione religiosa, oserei dire, maniacale per certi aspetti. E usando tutte le accortezze suggerite dagli anziani, si ripetevano arcaiche movenze: accendere il fuoco sotto il calderone per bollire l’acqua che sarebbe servita per lavare la cotenna del porco e ammorbidire le setole così da poterle rasare con più facilità una volta morto e adagiato sul tavoliere. E poi riempire a mano i budelli una volta lavati e resi bianchi come la neve, controllati con cura e raccolti come le calze prima di essere infilate, ma in questo caso, destinati a raccogliere la carne facendo attenzione a pressare bene evitando sacche d’aria tra un impasto e l’altro quando, inseriti nell’imbuto di legno dal quale pendeva l’intestino vuoto. Il rituale è i...
LE SCARPE. Frevaru curtu e maru. Frevaru È u tempu trista pe’ mali vestuti, ki moranu p'u'friddu. Queste frasi si sentivano spesso fino a qualche decennio addietro. Ricordo la cura nello scegliere i capi d’abbigliamento, i vestiti e le scarpe che dovevano essere buone e durature. So controllavano le cuciture e la qualità della pelle della tomaia, petti e tacchi, e subito dopo si portavano dal calzolaio per fare applicare i salva petti e tacchi in gomma per farli durare di più Ricordo andavamo da D'Elia, sul corso di Catanzaro insieme a mamma. Io mi lasciavo condizionare dall estetica, lei, donna pragmatica, dalla qualità. In vetrina , gli ultimi arrivi erano ben esposti: le nuovissime uscite della beat generation col tacco alto e le fibre sul collo piede, e i classici scarponcini. Entrare da D’Elia era come varcare la soglia di un piccolo tempio dell’artigianato. L’odore della pelle nuova si mescolava a quello del lucido da scarpe, e il pavimento di legno scricchiolava...
Vita, tempo e qualità: variabili indipendenti. Quanta sabbia contiene la nostra clessidra? Il paradosso del tempo personale è che ne conosciamo solo l’inizio. Sappiamo quando siamo nati, ma ignoriamo completamente quando la sabbia finirà di scorrere. Questa incertezza genera reazioni molto diverse tra loro.
Ho una figlia di diciassette anni e tra pochi giorni ne fa 18. Mi ha chiesto una festa ma come faccio a fargli una festa se ogni giorno va dai cinesi e spende un sacco di soldi? Ultimamente le ho comprato un paio di scarpe di 180.00 euri mentre io, vedete ne ho uno da venti. I figghji su u cora da vita ma iddha è bituata mala e mammasa e puru e mia…
Poesia di F. C. E adesso baciami. Baciami ancora. Baciami come non hai fatto mai. Baciami dei baci che non mi hai dato. E di quelli che ho desiderato. Baciami di baci che temevi di non aver imparato. Li ho contati, sai. Sono mille di mille volte mille. E poi abbracciami. Abbracciami forte, forte, che mi si rompa il petto ed il tuo cuore entri nel mio. Abbracciami e non ti stancare. Abbracciami, non aver paura di farmi male. Ché le tue braccia sono forti ed io abbracci te con le mie di una debolezza forte della forza che ancora c’è in me. E parlami. Ora parlami dei tuoi silenzi finalmente in parole. Dei tuoi sguardi tradotti nel suono della tua voce. E metti suoni al battito del tuo cuore ché io lo senta melodioso dal ritmo di tamburo che ha battuto sul mio petto da quando sei nella mia vita. Parlami Oh, sì, parlami! Ché ti voglio ascoltare, come canzone e musica Come ...
Io sono uomo di mare. Quello è il mio mare. Tra di noi c’è amore puro. Lui sa che l’ho sempre difeso da chi lo sfrutta e poi lo accusa di cattiveria. Il mare, come il nostro vento, è buono. Non è mai cattivo. Fa il suo mestiere, dalla natura sua bella, che somiglia molto a quella umana. Le rovine, che arriverebbero da lui, sono responsabilità degli uomini, che gli costruiscono casermoni nelle sue pinete abbattute come i nemici in guerra. E sulla sua spiaggia, la rena che gli appartiene, piccolo universo in cui perdersi e rinnovarsi. Il mare, è, poi, generoso. Generoso di quell’Amore che solo lui e il Cielo, possono donare. Lo stesso, che hanno ricevuto in dono gli uomini, che, però, se lo dimenticano maltrattandolo. Ci dona, infatti, il riflesso della Luna e la sua magnificenza nel colorarlo di seta d’oro e d’argento. Il mare è bello. Il mare è buono. Il Mare ama. Tutti. An...
Una storia domestica di ordinaria, quasi, amministrazione. Non è vero ma… Quando un gatto nero e un tubo "cinese" decidono di mettersi d’accordo un sabato sera. Non ho mai creduto alla leggenda della sfortuna collegata al gatto nero che taglia la strada, così non do importanza e continuo nel mio senso di marcia senza deviare. Avrei potuto farlo, certo, lasciando a qualcun altro la jattura popolana, ma mi sembrava ridicolo. Eppure, quella sera, un filo di attenzione in più me lo sono concesso. Non si sa mai, mi sono detto: magari è un segnale gentile da qualche anima buona che mi guarda da lassù.
Un racconto che profuma di vita vera: ha ritmo, calore, ironia, e quel dialetto che non è solo lingua ma memoria. Funziona perché intreccia due fili — l’infanzia contadina e la saga familiare — senza perdere autenticità. È un pezzo che si legge con il sorriso e con un po’ di nostalgia. "L’ovu vacanti". L'uovo vuoto. S torie di casa, ova vacanti e fhigghji d’oru. (Storie di casa, uova vuote e figli d'oro). A casa nostra eravamo sette fratelli, e ognuno aveva il suo carattere, la sua voce, il suo posto a tavola. Ma uno, l’ultimu, aveva un posto speciale nel cuore di mamma: Umberto, ’Mbertu. Era il più piccolo, il più coccolato, quello che mamma guardava come si guarda una cosa fragile e preziosa.
scrittura creativa. Cronaca di un mondo ridisegnato dall’avidità e risvegliato dalla moltitudine Occhiello riassuntivo: Un’allegoria contemporanea sul potere che divora e sui popoli che, uniti, spezzano l’ombra del Conquistador. El conquistador delle Americhe e Groenlandia. Antefatto. Sembrerebbe la fantastica storia di un uomo dalla vista lunga e con le braccia tentacolari ancora più lunghe, con un enorme stomaco temprato per ingurgitare ogni cosa ritenga appetibile. Il cui ego immenso non concede spazi. Un personaggio d’altri tempi. Tempi bui avvolti nelle tenebra della ragione dove la forza fisica rafforzata dagli armamenti, trasdotta in bellicismi, consentiva di sopraffare chiunque non si prostrasse ai suoi capricci. Vanesio, di una vanità che supera di gran lunga quella del re che sfila nudo tra i suoi sudditi e che viene additato dall’innocenza di un bimbo dallo sguardo puro.
LA RI.CREAZIONE. Il settimo giorno riposò. Si mise seduto a contemplare l’opera. Osservò bene. Analizzò ogni piccolo dettaglio e penetrò il tempo. Vide che in una striscia di terra qualcosa non funzionava, anzi, per l’esattezza non era funzionale agli affaristi. Immobiliaristi e commercianti lamentavano pochi profitti dalle immense e sterminate possibili potenzialità insite del territorio che Lui stesso, il buon Creatore, aveva elargito copiosamente. Come dargli torto? Disse tra sé. Mentre le visioni scorrevano nel suo terzo occhio. In effetti qui potrebbe sorgere una spa per ricconi. E là un complesso eldorado per i poveri nababbi affinché possano recuperare le energie dopo gli interminabili sforzi per colpire la pallina e fare buca… e là tutti quei ghiacciai a che servono? Fu così che creò i risolutori. Uomini decisi. Persone dalle decisioni immediate che non lasciano margini a tentennamenti. Che siano loro a decidere e porre i correttivi giusti al momento opportuno della stori...
Storia Semiseria di un’invasione necessaria... Surreale (?). Una favola filosofica-semiseria raccontata da un narratore che osserva il mondo con un sopracciglio alzato e un sorriso un po’ amaro. Prove pratiche d’invasione — Versione narrativa, filosofico‑semiseria La storia cominciò in un pomeriggio qualunque, di quelli in cui il potere dà alla testa come un prosecco lasciato troppo al sole. Il protagonista — chiamiamolo semplicemente Il Potente , perché i nomi sono superflui quando la forza pretende di essere un argomento — si svegliò con un’idea brillante: «Sono forte. Quindi mi faccio una pompa di benzina aggratis .» Un pensiero semplice, lineare, quasi infantile. Come quando un bambino vede un giocattolo e dice: è mio perché lo voglio . Solo che qui il giocattolo è un paese debole con un po’ di petrolio, e il bambino ha un esercito. Ma, ottenuto il carburante, sorge un dubbio filosofico: «E se qualcuno venisse a riprenderselo?». La paranoia è un fiore che sboccia r...
è una tela 50x60, uno spazio dipinto con i colori acrilici nel 1976, l'anno in cui si guardava al futuro con occhi e cuore pieni di sogni. la fiducia per la vita e l'unione con una ragazza dolce e gentile faceva ben sperare. e poi, l'annuncio dell'attesa: il primo figlio è ...
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
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nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
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E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.