Il Post
CATANZARU: TU MU CHIEDISTI E CÀ TU DICU. CU A LINGUA NOSTRA “E mo’do Catanzaru on dici nenta? Parri e tuttu e on t’astuti mai e de’ giallorossi on ti nescia na parola?” No, non è accussì. Parravi tanti voti comu facivanu i patri nostri , a la chiazza, strati strati a lu barru e a la casa cu fratimma e l’amici. Veramenta dopu i primi cincu partiti cu u presidenta messaggi messaggi. Ohia n’amicu da Marina a lu stadiu, assettatu arretu e mia mi grudau :” Cimì domani a scrivi na cosa d’a squadra?” Ed eu l’accuntentu, ca mi custa puru pocu, sui paroli sulu. Chissi:” On vitti mai na cosa accussì! Mai na squadra comu chissa! Bella e precisa ca para n’oroluggiu svizzeru! Mai iocaturi cussi bravi. Tutti! Chi iocanu a memoria! Mai nu pubblicu e nu tifu tanti puliti e sinceri. Educati e gioiusi. Mai vitti n’allenatora com’u nustru. Unu chi on sbaglia na mossa neppure si volera. On vitti mai na partita comu chissa. Perfetta. Divertenta e spettaculara, nu cinema! Mai na squa...
La memoria della Resistenza italiana è, per sua essenza, una memoria collettiva. Non appartiene a individui, ma a una comunità che scelse la libertà come destino condiviso. Per questo ogni rappresentazione pubblica — monumenti, cerimonie, narrazioni istituzionali — dovrebbe confrontarsi con l’eredità etica di un movimento che rifiutò l’individualismo per affermare un’idea comunitaria di dignità civile. «Memoria collettiva e rappresentazione pubblica della Resistenza: criticità delle commemorazioni personalistiche» La memoria della Resistenza italiana rappresenta uno dei fondamenti simbolici della Repubblica e costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene all’intera collettività. Essa non è riconducibile a un insieme di figure eroiche isolate, ma a un movimento plurale che, nella fase più oscura del Novecento, scelse la libertà come destino condiviso. Per questa ragione, le forme attraverso cui la memoria resistenziale viene oggi rappresentata nello spa...
-scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
nessuna retorica
massima cura per le parole e per le persone
Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria.
E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.