Il Post
Dopo il voto: tra trionfalismi prematuri e il lavoro che davvero serve La tentazione di esultare è forte, ma la credibilità politica si costruisce lontano dai riflettori: con proposte concrete, linguaggio misurato e un ascolto reale dei cittadini.
Oltre la retorica del “referendum sulla giustizia”: cosa resta dopo il rumore Tra accuse incrociate e narrazioni distorte, il dibattito post ‑ referendario rivela un problema pi ù profondo: la distanza crescente tra istituzioni, verit à dei fatti e responsabilit à verso i cittadini.
Dematerializzazione contemporanea barocca È un'osservazione molto acuta. Definire un collage digitale di questo tipo come "barocco contemporaneo" è assolutamente calzante, specialmente per come reinterpreta i codici di quello stile in chiave digitale e urbana.
E LA POLITICA CHE DOVRÀ CAPIRLI…CHÉ PRIMAVERA NON ARRIVA ANCORA L'analisi di franco Cimino. Il risultato è netto. Di quelli che non lasciano spazio a equivoci. E tuttavia non basta dire che il No ha vinto. Sarebbe poco. Sarebbe riduttivo. Perché, questa volta, i numeri non si limitano a contare: parlano. E parlano molto. Parlano del Paese reale. Non di quello raccontato, non di quello costruito nelle narrazioni, ma di quello vissuto. Un Paese che forse non ha sempre parole ordinate, che non sempre riesce a trasformare il proprio sentire in pensiero compiuto, ma che, quando viene chiamato a decidere, sa dire sì e sa dire no. E questa volta ha detto No. Un No che non è soltanto una risposta a un quesito. È un giudizio. È un segnale. È, insieme, un rifiuto e una domanda. Dice, innanzitutto, che non basta il potere. Non basta neppure quando si accompagna alla forza della comunicazione, alla presenza pervasiva nei mezzi di informazione. Non basta per spegnere il pensiero. Non bas...
IL POPOLO. Il popolo non è una combinazione di consonanti e lettere astratte. Il popolo è un insieme di coscienze, teste pensanti che all’occorrenza muovono nel senso giusto le azioni. Oggi i cittadini si sono espressi. Oltre il 57% ha detto NO al referendum voluto dalla Meloni e dal suo governo. Ma pare che la meloni ancora non abbia inteso come ci si debba comportare con il Paese. Rilascia dichiarazioni spot. E non intende rivedere l’atteggiamento arrogante che manifesta contro una parte degli italiani da lei ritenuti “nemici”. Il popolo ha decretato una linea democratica oltre la quale non è consentito a nessuno di calpestarne i diritti sanciti dalla Costituzione. È assurdo sentire, a caldo, le risposte dei favorevoli al Sì, tra comitati e politici, ministri e sottosegretari, tutto sommato danno la colpa agli elettori perché non hanno compreso il vero fine della legge. Difronte a simili scempiaggini si rimane di sasso! A voler essere buoni e concedere una pur minima perc...
Custodire la Costituzione non è un atto di nostalgia, ma di responsabilità Davanti alle scelte unilaterali sul decreto giustizia, vale la pena ricordare che la nostra Carta nacque dal dialogo, non dalla forzatura. Chi oggi vuole modificarne i principi di garanzia dovrebbe interrogarsi sulle conseguenze di domani.
una riflessione di Franco Cimino. Tra poco andrò a votare. Lo faccio come sempre da quando ne ho diritto con gioia e responsabilità. Non sono mai mancato ad una sola consultazione elettorale. La cosa più bella che possa capitare ad un cittadino è proprio quella di poter votare. E più che un diritto-dovere che si riceve con la cittadinanza in una società democratica. E più che il dono che la democrazia fa a sé stessa e a te. Votare è molto di più. É gioia pura. É respiro dell’anima. Di più, è l’anima che si libera. Raggiunge il pensiero e lo ravviva di coscienza nuova. Ogni volta una coscienza nuova. È gioia pura di poter vedere questa coscienza liberarsi, come nell’aria il volo degli uccelli, per entrare con le tue stesse mani in una scatola di legno. E diventare atto della decisione tua con quella degli altri. Decisione tua per il bene tuo e degli altri. Decisione dell’oggi che vale per il domani. Il domani, che dall’urna già non ti appartiene, perché e di chi il doma...
Sette articoli, in equilibrio precario: il voto di domenica e lunedì pesa davvero. La riforma non riguarda solo la separazione delle carriere: ridisegna i rapporti tra poteri dello Stato e il ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica.
Le querce sono nude, immobili nel loro legno nero, come se rifiutassero di cedere al richiamo della primavera. Restano lì, austere e pazienti, più sagge di noi che ci lasciamo confondere dai calendari e dalle illusioni del tempo. La campagna, dopo la pioggia scrosciante, brilla di una trasparenza fragile, mentre dentro casa il calore del pranzo si mescola ai ricordi e alle voci dei commensali riuniti per celebrare i 101 anni di nonna Maria. Un traguardo che sembra un miracolo in un mondo che si sgretola a pezzi, tra guerre, distanze e geografie mentali che non coincidono più. Eppure lei sorride, si commuove, ripete le stesse frasi come un filo che tiene insieme passato e presente. Fuori l’acqua continua a cadere, come se volesse proteggere i nostri pensieri più tristi. Dentro, il tempo scorre, lento e ostinato, proprio come le querce. Le querce e il tempo che non si lascia ingannare Le querce nude, ostinate nel loro rifiuto di lasciarsi sedurre dal calendario, se...
NON HO CAPITO NIENTE E HO COMPRESO TUTTO… di Franco Cimino Questo è il momento della scelta. È il momento delle decisioni, della responsabilità, ma anche del coraggio di sostenerle e praticarle. Non ricordo, nella mia pur fragile memoria, una fase più drammatica di quella che il nostro Paese sta vivendo in questa strana contemporaneità. Una fase grave non solo perché siamo pienamente coinvolti nelle grandi tragedie globali — la fame e le guerre — e nelle loro cause profonde, ma anche perché, a differenza degli anni Settanta, oggi manca quasi del tutto la politica. E con essa sono scomparse le grandi culture politiche che, tra Ottocento e Novecento, pur nella pluralità delle posizioni, seppero costruire un pensiero nazionale forte e una democrazia originale e solida. Questa fase, che potrebbe essere definita come un tempo di “astenia morale”, è segnata da un’angosciosa necessità di domandare e da un altrettanto coraggioso bisogno di rispondere: dove è arrivata la democrazia ...
Chi siamo
Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria.
Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati.
Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni.
Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante.
Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale.
Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise.
Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza.
Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare.
Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola.
Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.