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Visualizzazione dei post con l'etichetta C'era una volta in Calabria

CAROSELLO

C'era una volta l'opera Pia

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"un documento storico ed umano straordinario. Ha la forza di una fotografia d'epoca e restituisce un pezzo fondamentale della memoria sociale di Catanzaro, in particolare di Santa Maria." Tu, forse, non eri ancora nato ma è opportuno sappia un po’ della storia di Catanzaro e di certe attività nate con l’intenzione della mutua assistenza ai deboli. Certi termini non erano adoperati e per parlare di una famiglia o di una singola persona si usava il termine “indigente”, vale a dire povero.   Disagiato.

Il sapore dei pensieri lontani

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  La lama affilatissima del coltello a serramanico mondava leggera la buccia della pera. L’uomo, con fare sacrale, toglieva giusto il superfluo che formava il vestito della frutta che avrebbe completato il suo frugale pasto in città.

Tra riscatto e santità, la speranza degli ultimi

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  Il riscatto mistico e sociale delle lande calabresi attraverso l’opera di Natuzza Evolo e Fratel Cosimo, nel vivo della causa sostenuta dal vescovo Attilio Nostro

Natuzza, voce e richiamo mistico

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 Al via la fase decisiva per la beatificazione. Sulla vita della signora Fortunata Evolo in Nicolace si è scritto e raccontato molto. Persone comuni e giornalisti si sono interessate alla sua storia per devozione o per semplice curiosità e per dovere di cronaca. In Calabria e anche oltre i confini regionali la sua figura è nota. I suoi carismi sono conosciuti dai devoti e dai laici che diffidano di certi fenomeni inspiegabili quali la bilocazione, lo sguardo oltre la nebbia del visibile e altre qualità ormai accertate di Natuzza che ha abbracciato indistintamente chiunque come e più di una mamma. Adesso c’è in previsione il processo di beatificazione di questa donna dalle umili origini che ha portato pace nei cuori e nella mente di quanti sofferenti si sono rivolti a lei. Non che questa operazione, prettamente terrena, cambi o modifichi qualcosa in tutto quanto ha fatto durante la sua vita. Una vita comune a tantissime donne di paese, nate povere e cresciute in umiltà in case s...

Tra passione e amore

 QUIRINO LEDDA, IL GRANDE COMUNISTA E IL NOBILE CATANZARESE… Oggi Quirino Ledda, il sardo-calabrese che in questa regione, da sindacalista dei contadini e da consigliere regionale del Partito Comunista, ha condotto grandi battaglie per la difesa dei lavoratori, dei diritti umani e civili dei cittadini e per la crescita della Calabria, finalmente libera dal sottosviluppo e dall’arretratezza, torna idealmente in città. Torna nella città che scelse come sua: Catanzaro.

Memorie

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  Rived ersi nel passato, grazie alle teche rai, è un salto emotivo corroborante.  Un archivio di volti, gesti e presenze che continuano a parlare al presente Rivedersi paracadutato nel 1990 è un salto nella memoria. Una memoria offuscata dal tempo, come una pellicola che ha perso nitidezza ma non significato. Molte sfumature sono sbiadite, eppure non si sono mai cancellate del tutto. I servizi del TGR di quegli anni le ravvivano: riportano alla luce volti, gesti, luoghi che credevo consegnati al silenzio.

Ciao Gigetto

 LUIGI VERDUCI, IL CORNICIAIO E QUELLA STORICA VIA CHE HA SPENTO UNA BELLA LUCE… E se n’è andato pure lui. Altro che città per vecchi: qui non resterà più nessuno. Per fortuna ci sono le famiglie degli immigrati regolari che la stanno già abitando, specialmente all’interno delle sue viscere, quegli antichi quartieri del centro storico che i catanzaresi hanno abbandonato da decenni. Sono ancora stranieri, e tali si sentono, in una città che ancora non li vede davvero. Eppure li puoi incontrare la domenica, nel primo pomeriggio, quando portano i figli piccoli alla Villa Comunale oppure passeggiano — soprattutto le donne — lungo le vie del corso, sostando sotto il cielo luminoso e caldo di Piazza Matteotti.

Domenico Teti, una presenza silente, costante

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  Mimmo, presente nelle pieghe del silenzio.   Ci sono presenze che non fanno rumore nemmeno quando se ne vanno. Continuano a muoversi nelle pieghe del silenzio, come un’aria sottile che non si vede ma si sente. Domenico, Mimmo Teti era così anche in vita: discreto, attento, quasi laterale. E forse per questo oggi la sua assenza non è un vuoto, ma una vibrazione.  

Alessandro Mazzitelli, il colore che resta

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 di mario iannino Tempo di bilanci. Inevitabilmente, quando qualcuno che ha camminato accanto a noi e ha svolto con rigore la propria missione culturale nella città se ne va, ciò che rimane non è un vuoto, ma un pieno: un deposito di intelligenza, di gesti, di scelte, di passione. È un’eredità che continua a lavorare dentro la comunità, come una luce che non si spegne.  

Con un filo di voce, sommessamente, lettera per un amico

 Scrivo queste righe sommessamente, col tono di chi parla a bassa voce in una stanza vuota, anche se so che nessuno risponderà tuttavia continuo a parlare. Non è un esercizio di nostalgia, né un tentativo di trattenere ciò che non può essere trattenuto. È piuttosto un modo per mettere ordine tra le presenze che resistono, anche quando il corpo non c’è più.   I numeri in rubrica, già da un po', si assottigliano. Scorro i nomi e riconosco le assenze, ma non riesco a cancellarli. Restano lì, come piccole luci che non vogliono spegnersi. Anche tu sei ancora lì, ostinato, come se il telefono potesse ancora restituire la tua voce spezzata, quella balbuzie che non ti ha mai impedito di pensare con una chiarezza che molti, fluenti e sicuri, non hanno mai avuto. I numeri in rubrica si assottigliano, ma non soccombono. Restano lì, come piccole sentinelle luminose, a ricordarmi che il tempo non cancella: scava. Scorro quei nomi e so che molti non risponderanno più, eppure non riesco a ...

Se amo ancora questa città

 NUCCIO MARULLO, IL PICCOLO GRANDE UOMO, CHE HA FATTO GIGANTI PICCOLI UOMINI, COME ME… E poi, la notizia che mai avrei voluto ricevere arriva all’improvviso. Puntuale e inattesa. Dolorosa. Il senso di un vuoto profondo ti assale. Nuccio Marullo non c’è più. È andato via all’improvviso, sebbene fosse malato da tempo. Il suo andar via è stato come un allontanarsi progressivo. Già si era avvertito quando, a metà della precedente stagione, la poltroncina del Politeama — il teatro che lui ha contribuito a edificare e che ha poi fortemente sostenuto nel ruolo amministrativo ricoperto al Comune e successivamente come vicepresidente della Fondazione — era rimasta vuota. È andato via in silenzio. Senza far rumore. Come in silenzio rumoroso ha vissuto. Silenzio rumoroso: il silenzio degli umili e delle persone semplici. Di quelle che, pur essendo giganti, non se la tirano. Di quelle che, con il proprio ingegno e la propria fatica, facevano grandi gli altri, lasciando loro sempre il proscenio...

Nuccio Marullo, una perdita per la città

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  Si chiude un’altra pagina: Catanzaro saluta Nuccio Marullo, uomo di cultura, giornalista e… Ci sono notizie che arrivano come un colpo improvviso, anche quando una parte di noi sapeva che quel momento si stava avvicinando. La scomparsa di Nuccio Marullo è una di queste. Un dolore che non riguarda solo chi gli è stato vicino, ma una città intera che oggi perde una voce colta, discreta, capace di illuminare senza mai imporsi. Per me, la sua assenza è una ferita personale, fatta di ricordi recenti e lontani, di parole donate con quella sua naturalezza che era già una forma di generosità. Ciao Nuccio.   La notizia della tua scomparsa mi ha raggiunto all’improvviso, come qualcosa che non si è mai pronti ad accogliere davvero. Sapevo delle tue fatiche, dei giorni difficili, ma non volevo pensare che la fine potesse essere così vicina. Preferivo custodire l’immagine di te che, nonostante il dolore, hai voluto essere presente alla mia mostra. Sei arrivato accompagnato da tuo figli...

La Catanzaro sconosciuta

 di Franco Cimino Il volontariato che diventa nuova coscienza politica: per ristrutturare le istituzioni e costruire la città del futuro  “Volontario, volontari, volontariato”: parole che tornano di moda in questa stagione difficile, segnata da egoismi, rancori, indifferenze e chiusure nel privato. L’etimologia del termine ha molti significati; qui voglio richiamare quello più usato oggi: volontario è chi, da solo o con altri, svolge un’attività gratuita a favore della collettività. Recupera un bene comune, tutela un monumento, rimette in sesto una piazza o qualsiasi cosa possa essere utile alla comunità.

La tirannia del tempo

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  Le querce sono nude, immobili nel loro legno nero, come se rifiutassero di cedere al richiamo della primavera. Restano lì, austere e pazienti, più sagge di noi che ci lasciamo confondere dai calendari e dalle illusioni del tempo. La campagna, dopo la pioggia scrosciante, brilla di una trasparenza fragile, mentre dentro casa il calore del pranzo si mescola ai ricordi e alle voci dei commensali riuniti per celebrare i 101 anni di nonna Maria. Un traguardo che sembra un miracolo in un mondo che si sgretola a pezzi, tra guerre, distanze e geografie mentali che non coincidono più. Eppure lei sorride, si commuove, ripete le stesse frasi come un filo che tiene insieme passato e presente. Fuori l’acqua continua a cadere, come se volesse proteggere i nostri pensieri più tristi. Dentro, il tempo scorre, lento e ostinato, proprio come le querce. Le querce e il tempo che non si lascia ingannare   Le querce nude, ostinate nel loro rifiuto di lasciarsi sedurre dal calendario, se...

Vallefiorita: Tra Storia, Leggenda e Radici

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  Il profumo della Valle e Sant’Elia nel cuore. C’è un luogo dove la mia storia personale si confonde con il respiro della terra. Quel luogo una volta si chiamava Sant’Elia. Immagino i primi abitanti, mossi da un bisogno antico di protezione, cercare rifugio tra queste colline silenziose, affidando il loro destino alla devozione per il Profeta. Ma è nella voce di mia madre che la storia si fa poesia: mi raccontava di come, a ogni primavera, quella valle decidesse di rinascere, vestendosi di fiori così intensi e multicolori da convincere gli uomini a cambiare persino il nome al borgo. Così Sant’Elia divenne Vallefiorita.

La scena interrotta di un artista poliedrico

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 Paolo Turrà: L’istinto della scena e il corpo del colore. Non c’era distanza tra l’uomo e la sua opera. Chi ha avuto il privilegio di incrociarlo tra Catanzaro e Roma sa che Paolo non "faceva" l’attore o il pittore: lui abitava quei ruoli con la stessa naturalezza con cui rivendicava le sue radici di Vallefiorita. Se il cinema era la sua proiezione verso l'esterno, il set perenne dove inseguire progetti anche nei tempi bui del Covid, la pittura era il suo spazio di riflessione poetica.  

Nel privé

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  Linguaggi Mutevoli (2024) – personale dell’artista Mario Iannino . Nel “Privé” erano raccolti alcuni lavori significativi : una tela 60x50 dipinta a olio nel 1990 — un ritratto — e altre opere "narranti", realizzate con tecniche digitali, ricche di citazioni e rimandi a personalità che hanno generato fermenti culturali e politici in Calabria e in Italia. P iù dei nomi, conta il loro ruolo: è con questa intenzione che l'artista ha scelto di dedicare loro parte del proprio impegno creativo, collocandoli in uno spazio riservato della galleria. Non sono stati posti ai margini di “Linguaggi Mutevoli”, ma protetti in modo quasi sacrale. Chi intendeva vederli e instaurare un dialogo doveva farlo volontariamente, poiché in quel luogo era fondamentale parlare delle "osservazioni" e delle "denunce sociali" connesse alle opere.

Traiettorie di una presenza

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 Stratigrafie della memoria tra logistica e territorio. ( nota dell’autore ) In memoria di Adriano Marani.   L’imprenditore che ha trasformato un’idea in un’eredità. Ci sono persone che, quando se ne vanno, non lasciano un vuoto: lasciano una scia. Una direzione. Un modo di fare che continua a vivere nei gesti quotidiani di chi ha condiviso con loro un tratto di strada. Adriano appartiene a questa categoria rara: quella degli uomini che non hanno semplicemente lavorato, ma hanno generato qualcosa che continua a parlare per loro.

Catanzaro fhora e portu, da non confondere con porta marina

 Fhora e portu, piazza Matteotti, per i catanzaresi è fhoraeportu! Tutto d'un fiato con la effe aspirata. Oggi, rispetto a qualche decennio addietro, ha cambiato completamente il suo aspetto. È stata piazza larga con segnaletica orizzontale e strisce pedonali. e da periferia è diventata centro cittadino. E' una piazza movimentata da polemiche a causa dell’urbanistica e non solo. Anche Sgarbi ebbe da ridire per le sfere bianche disseminate ai margini della meridiana col vertice che puntava al cielo. Sembrava puntare l’istituto Ercolino Scalfaro, l’antica scuola di Arti e Mestiere, così è nato l’istituto tecnico industriale ai primi del 900.

Alla scoperta di Catanzaro

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 Catanzaro. Nella fantasia di una giovanissima mente appena sbocciata nella periferia rurale della provincia il solo sentirla pronunciata suscitava visioni di mondi nuovi e lontani da esplorare. Qualche compagnella di giochi ne parlava con aria superiore. Romanzando realtà improbabili. E questo amplificava la voglia in chi non c’era mai stato. E mai uscito dalla ristretta cerchia delimitata dai boschi di querce e castagni che si aprivano sulla distesa che guardava il mare sottostante. Quella mattina, il neofita esploratore, si preparò con cura. Infilò i pantaloni buoni con la camicia e le scarpe della festa. Pettinò accuratamente i cappelli selvaggi che poco s’addomesticavano sotto il pettine, e fu pronto. Mamma, ma’ io sono pronto. Esclamò allegramente facendo vibrare la casa. E poi, in macchina, iperattivo, non smetteva con i perché nell’osservare la strada e il paesaggio fino alle porte di Catanzaro! Superato il primo momento di stupore lentamente una sensazione di svogliata c...

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