CAROSELLO

Tempo di vino e castagne

 di mario iannino


L’autunno è come una carezza: il vino che nasce, le castagne che crepitano, i colori che si fanno più intensi mentre l’aria si riempie di odori antichi. È il tempo della trasformazione e della memoria, dove il gesto di stappare il novello diventa rito conviviale, e le caldarroste fumanti sembrano piccole lanterne di terra scoppiettanti sul tripode del focolare su cui poggia, in un abbraccio, la padella bucata. Fiammelle s’infiltrano e vanno a lambire le castagne annerendo la buccia e cuociono la polpa.

…e intorno al fuoco, le voci si fanno più lente, più rotonde. Si raccontano storie che non hanno fretta, si intrecciano ricordi come rami secchi che ancora profumano di vita. L’autunno calabrese non è solo paesaggio: è una postura dell’anima, un modo di stare al mondo con dignità e gratitudine.

Ogni sorso di vino novello è un brindisi alla fatica contadina, ogni castagna arrostita è un piccolo dono della montagna. Le mani si scaldano, gli occhi si cercano, e anche chi è lontano sembra più vicino. È il tempo in cui la terra parla, e noi ascoltiamo.

Nel cuore di questo tempo, c’è la Calabria che resiste: quella che non si piega alla fretta, che conserva il gesto lento, che trasforma il poco in poesia. Qui, l’autunno è un invito a restare, a ricordare, a condividere. È il momento in cui anche una barca di foglie di castagno, tra le foglie ingiallite e rese rossicce dai primi freddi, può diventare messaggio, memoria, testimonianza.



Da bambino, nei boschi di castagno, cucivo le foglie con legnetti sottili. Le intessevo come si intesse un pensiero gentile, e ne facevo un cappello. Non per travestirmi, ma per ascoltare meglio il bosco. Ogni foglia era una voce, ogni cucitura un legame.  

Camminavo solo, ma non ero mai solo. I castagni mi parlavano con il vento, le radici mi insegnavano la pazienza. Quel cappello di foglie era la mia corona silenziosa: fragile, mutevole, ma piena di dignità. 

Oggi, quel gesto ritorna. 

Nei miei assemblaggi, nei fiocchi di stagnola, nelle barche di carta. È lo stesso filo che cuce memoria e gioco, solitudine e resistenza. È la Calabria che cammina con me, anche quando non si vede.

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