Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Tra il mare e il niente

 




Mario Iannino – Assemblaggio polimaterico su cartone da packaging (65x67 cm)


L’opera di Mario Iannino si presenta come un assemblaggio polimaterico su cartone da packaging, ma ciò che si rivela al di là della superficie è una narrazione stratificata, complessa, profondamente umana. L’artista non si limita a comporre: egli costruisce un dispositivo visivo che interroga il nostro tempo, le sue ferite, le sue illusioni e le sue speranze.

La scelta del cartone da imballaggio come supporto non è casuale. È un materiale povero, transitorio, destinato al trasporto e poi allo scarto. Qui diventa tela, fondamento, metafora di un mondo che consuma e abbandona. Su di esso si stratificano frammenti di packaging, brand riconoscibili, lingue diverse, immagini pubblicitarie: un mosaico del consumismo globale, dove ogni elemento è al tempo stesso familiare e disturbante.

Tra questi frammenti emergono due cravatte: una ricavata da un sacchetto di plastica con la scritta Vanity, l’altra in stoffa, macchiata di colore. La cravatta, simbolo di formalità e status, viene qui decostruita e ridotta a simulacro. La plastica richiama l’artificio, la vanità del consumo; la stoffa macchiata suggerisce vissuto, imperfezione, autenticità. Sono due poli che si confrontano: il falso e il vero, il costruito e il vissuto.

La barchetta di carta, fragile e infantile, galleggia tra gli scarti come emblema di precarietà e sogno. È un segno poetico che richiama l’infanzia, ma anche la migrazione, il viaggio, la deriva. In questo contesto, diventa simbolo di resistenza: una forma semplice che sfida il caos.

A destra, l’opera si apre a una dimensione pittorica: un intervento cromatico gestuale, biancastro, rompe la composizione con forza espressiva. È il gesto dell’artista, il suo corpo che si imprime, che si espone. È un atto di presenza, un segno che non media, che non si nasconde dietro il collage. Questo gesto pittorico introduce una tensione tra controllo e impulso, tra costruzione e esplosione.

In basso a destra, lo stencil della Calabria si impone come firma e come ferita. La regione, terra bellissima e apparentemente lontana dalle guerre che distruggono fisicamente edifici e territori, è qui evocata come luogo attraversato da correnti sotterranee, violente, invisibili agli occhi dei più. È una Calabria che resiste, che lotta, che non si lascia definire solo dalla sua bellezza paesaggistica, ma che rivendica la sua complessità sociale e politica.

E mentre l’artista compone, nella sua mente si affaccia una visione: una striscia di terra stretta tra il mare e il niente, decostruita dalle bombe. Una città rasa al suolo, popolata da gente che cammina stanca, che non possiede nulla se non pochissime cose custodite a testimoniare il loro vissuto. Non hanno valigie da passare al check in. Trascinano cartoni ormai lacerati e buste di plastica tenute strette al copro, sulla schiena o ammassate sui carretti trainati da ossuti somari. Gente resa nomade da un dio minore accecato dall'odio ma che spera. Che torna, che pianta tende tra le rovine di ciò che un tempo erano case. Questa visione si insinua nell’opera come eco silenziosa, come memoria collettiva che resiste. L’assemblaggio diventa allora testimonianza, archivio emotivo, atto politico.

L’opera di Iannino non è solo un collage: è una cartografia del presente, una critica al sistema, una poetica della sopravvivenza. Ogni frammento è carico di senso, ogni gesto è un atto di resistenza. L’artista non incolla: ricuce. Non decora: denuncia. Non compone: evoca.


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