Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Cambia-menti per godere l'esistente

 

"vasco e seneca, un incontro ideale".

"illustrazione, courtesy©mario_iannino"


CAMBIARE. da Seneca a Vasco Rossi, De Andrè e tutti gli artisti, scrittori, operatori visivi, e gente comune che non ha visibilità, nel corso dei secoli si sono espressi contro le intemperanze belliche dei facinorosi. i lumi della ragione sembrano spenti in questo tempo infiammato dalle guerre e dai genocidi… le parole sembrano prive di sostanza

 

CAMBIARE. da Seneca a Vasco Rossi, De Andrè e tutti gli artisti, scrittori, operatori visivi, e gente comune che non ha visibilità, nel corso dei secoli si sono espressi contro le intemperanze belliche dei facinorosi. i lumi della ragione sembrano spenti in questo tempo infiammato dalle guerre e dai genocidi… le parole sembrano prive di sostanza

 

È un pensiero che vibra come una corda tesa tra la filosofia antica e il grido moderno, e non è un caso evocare Seneca, De André, Vasco Rossi e la voce sommessa di chi non ha palco né microfono.

 

Seneca, già duemila anni fa, denunciava l’ipocrisia della guerra: “Reprimiamo gli omicidi dei singoli uomini, ma glorifichiamo le stragi di interi popoli”. Per lui, la guerra era il frutto di passioni collettive e di una morale rovesciata, dove lo Stato autorizza ciò che in privato condanna.

De André, con la sua “Ballata dell’eroe” e “La guerra di Piero”, ha smascherato la retorica bellicista e dato voce ai corpi dimenticati, ai soldati che muoiono per ordini impartiti da chi non combatte mai. In “Girotondo”, i bambini giocano alla guerra in un mondo distrutto, un epilogo inquietante che denuncia la corruzione dell’innocenza.

Vasco Rossi, pur meno esplicitamente antimilitarista, ha sempre cantato la ribellione contro l’ipocrisia del potere e l’illusione della gloria. Il suo “Vivere” è un inno alla libertà individuale, lontano dalle imposizioni collettive.

E poi ci sono gli artisti visivi, i poeti senza nome, i cittadini che protestano in piazza o scrivono sui muri. Le loro parole, anche se sembrano svuotate, sono semi. E i semi non brillano subito, ma germogliano nel tempo.

In questo tempo infiammato, forse i lumi della ragione non sono spenti: sono solo oscurati dal rumore. Ma restano accesi nei gesti quotidiani, nei versi sussurrati, nei quadri che non vendono, nei post che non diventano virali. Cambiare non è solo possibile: è necessario. E la bellezza, anche se fragile, è ancora una forma di resistenza.

La frase “Cambiare macchina è molto semplice” è l’incipit provocatorio della ballata *Cambia-menti* di Vasco Rossi, e racchiude in sé il cuore del messaggio: il contrasto tra i cambiamenti superficiali e quelli profondi.

“Cambiare macchina” è un gesto materiale, immediato, quasi banale. Ma Vasco lo usa come paragone per mostrare quanto sia facile modificare ciò che è esterno, rispetto alla fatica di trasformare ciò che è interno.

“Cambiare donna è un po’ più difficile”, dice subito dopo, e poi: “Cambiare vita è quasi impossibile.” 

Questa progressione mostra come il cambiamento diventi sempre più arduo man mano che si avvicina all’identità, alle abitudini, alle convinzioni.

Il titolo stesso, *Cambia-menti*, è una sciarada: *cambia* + *menti* = *cambiamenti*. Vasco gioca con le parole per suggerire che il vero cambiamento è “mentale”, non estetico o sociale.

 Il brano elenca cose che si possono cambiare con relativa facilità (sigarette, partito, opinione), ma sottolinea che  la vera rivoluzione consiste ne cambiare se stessi:

“Si può cambiare solo se stessi,  sembra poco ma se ci riuscissi  faresti la rivoluzione.”

In questo senso, *Cambia-menti* è una ballata esistenziale, disillusa ma non cinica. Vasco non predica, riflette. E ci invita a guardare dentro, dove il cambiamento è più difficile, ma anche più autentico.

E, lafrase di Seneca è una lama affilata che taglia l’illusione del cambiamento esterno:

“Non è il cielo sotto cui vivi che devi cambiare, ma il tuo animo.”

Una verità che attraversa i secoli e arriva dritta al cuore del nostro tempo.

 Seneca, già duemila anni fa, denunciava l’ipocrisia della guerra: “Reprimiamo gli omicidi dei singoli uomini, ma glorifichiamo le stragi di interi popoli”. Per lui, la guerra era il frutto di passioni collettive e di una morale rovesciata, dove lo Stato autorizza ciò che in privato condanna.

De André, con la sua “Ballata dell’eroe” e “La guerra di Piero”, ha smascherato la retorica bellicista e dato voce ai corpi dimenticati, ai soldati che muoiono per ordini impartiti da chi non combatte mai. In “Girotondo”, i bambini giocano alla guerra in un mondo distrutto, un epilogo inquietante che denuncia la corruzione dell’innocenza.

Vasco Rossi, pur meno esplicitamente antimilitarista, ha sempre cantato la ribellione contro l’ipocrisia del potere e l’illusione della gloria. Il suo “Vivere” è un inno alla libertà individuale, lontano dalle imposizioni collettive.

E poi ci sono gli artisti visivi, i poeti senza nome, i cittadini che protestano in piazza o scrivono sui muri. Le loro parole, anche se sembrano svuotate, sono semi. E i semi non brillano subito, ma germogliano nel tempo.

In questo tempo infiammato, forse i lumi della ragione non sono spenti: sono solo oscurati dal rumore. Ma restano accesi nei gesti quotidiani, nei versi sussurrati, nei quadri che non vendono, nei post che non diventano virali. Cambiare non è solo possibile: è necessario. E la bellezza, anche se fragile, è ancora una forma di resistenza.

La frase “Cambiare macchina è molto semplice” è l’incipit provocatorio della ballata *Cambia-menti* di Vasco Rossi, e racchiude in sé il cuore del messaggio: il contrasto tra i cambiamenti superficiali e quelli profondi.

“Cambiare macchina” è un gesto materiale, immediato, quasi banale. Ma Vasco lo usa come paragone per mostrare quanto sia facile modificare ciò che è esterno, rispetto alla fatica di trasformare ciò che è interno.

“Cambiare donna è un po’ più difficile”, dice subito dopo, e poi: “Cambiare vita è quasi impossibile.” 

Questa progressione mostra come il cambiamento diventi sempre più arduo man mano che si avvicina all’identità, alle abitudini, alle convinzioni.

Il titolo stesso, *Cambia-menti*, è una sciarada: *cambia* + *menti* = *cambiamenti*. Vasco gioca con le parole per suggerire che il vero cambiamento è “mentale”, non estetico o sociale.

 Il brano elenca cose che si possono cambiare con relativa facilità (sigarette, partito, opinione), ma sottolinea che  la vera rivoluzione consiste ne cambiare se stessi:

“Si può cambiare solo se stessi,  sembra poco ma se ci riuscissi  faresti la rivoluzione.”

In questo senso, *Cambia-menti* è una ballata esistenziale, disillusa ma non cinica. Vasco non predica, riflette. E ci invita a guardare dentro, dove il cambiamento è più difficile, ma anche più autentico.

E, lafrase di Seneca è una lama affilata che taglia l’illusione del cambiamento esterno:

“Non è il cielo sotto cui vivi che devi cambiare, ma il tuo animo.”

Una verità che attraversa i secoli e arriva dritta al cuore del nostro tempo.

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