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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Don Achille ha concluso il suo cammino tra noi

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  Pensieri, che rendono omaggio al ministero di don Achille con sincerità nel giorno della sua dipartita:   In memoria di don Achille: un pastore che ha camminato con noi Le brutte notizie arrivano in ogni forma, e oggi ne è giunta una che mi ha colpito nel profondo: la morte di don Achille, parroco del Corvo. Non è solo la scomparsa di un sacerdote, ma la fine di una presenza che ha accompagnato silenziosamente la mia vita e quella del nostro quartiere. Don Achille è stato una figura che, per certi aspetti, posso dire sia cresciuta con me. Lo ricordo giovane, accanto a don Giorgio Bonapace, nella chiesa di San Pio X a Catanzaro, la mia parrocchia d’origine. Erano gli anni dei pomeriggi all’oratorio, dei campi estivi in Sila, delle prime esperienze di comunità. Il giovane “don” era un prete ante litteram: moderno, capace di dialogare con i ragazzi, di ascoltare senza giudicare, di essere guida senza imporsi. Nel tempo, la sua presenza ha continuato a intrecciarsi conla...

Catanzaro, un po' d'acqua ed è emergenza!

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  "Assurdo, cazzo! un aquazzone mette in gionocchio una città! l'area della stazione ferroviariadi Catanzaro marina è letteralmente allagata! nemmeno con le scialuppe si riesce a guadare la strada. i concorrenti del concorso le cui prove si svolgono nell'area del polifunzionale marinaro sono con le gambe coperte dall'acqua. basta un semplice quanto gratuito blocco delle scuole per garantire serenità alla cittadinanza? e chi non va a scuola ed ha altri impegni improrogabili?" E' inaccettabile che un acquazzone trasformi Catanzaro Marina in una trappola d’acqua. L’assenza di prevenzione e coordinamento è un’umiliazione per chi lavora, studia, vive. E' uno sfogo, anzi un urlo di indignazione più che legittimo. Le immagini che arrivano dalla zona della stazione ferroviaria di Catanzaro Lido sono eloquenti: strade trasformate in canali, marciapiedi sommersi, candidati ai concorsi pubblici costretti a guadare l’acqua fino alle ginocchia per raggiungere il Polif...

il ponte del potere

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 Vista da lontano e decontestualizzata sembra un'opera catapultata inutilmente in una campagna; un gesto d'imperio! voluto fortemente da una parte faziosa della politica, ma così  non è.  Invece la struttura progettata per migliorare e armonizzare la mobilità urbana unisce due quartieri periferici: corvo e aranceto al resto del tessuto urbano della città. Non è una operazione imposta dall'alto e men che meno un braccio di ferro tra chi vuole imporre una infrasturrura  più per magnificare il proprio ego e passare alla storia per aver fatto un'opera faraonica minimizzando i problemi geologici qual è, allo stato delle cose recenti, il ponte sullo stretto. Un'opera, sia chiaro, che se progettata e costruita secondo criteri antisismci e nel rispetto dell'ambiente e la sua naturale vocazione, sarebbe un'opera d'arte! Ma, nel mio piccolo, affaciandomi alla finestra, osservo e aspetto con curiosità e senso civico la fine dei lavori e non posso fare a meno di pen...

Infrastrutture: il pendolino catanzarese

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 Metropolitana di superficie. Presto al servizio della città, da Catanzaro Sala a Germaneto, sede della Cittadella regionale e del Policlinico Universitario Spesso, suppore, immaginare, pensare secondo criteri personali risulta essere una pratica poco mirata, anzi, sbagliata! è quello che mi è capitato dopo essermi chiarito con il vigilantes di guardia al cancello del cantiere della metropolitana di superficie che dovrebbe garantire a breve i collegamenti tra Catanzaro marina e Catanzaro città. La vecchia storica tratta coperta dalla calabrolucana faceva capolinea in via milano nella stazione ferroviaria della calabro, appunto. ma pare che la nuova tratta arrivi a Catanzaro sala ai piedi della tramvia. ma sono solo congetture di non addetti ai lavori! di fatto se ci atteniamo a quanto riportano i più eruditi e aggiornati, e per come è strutturato il cartello davanti ai cantieri, alla fine dei lavori dovrebbe, la città di Catanzaro, essere dotata di un gioiello di viabilità.  L...

L'opinione, condivisa, di Franco Cimino

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 LE PAROLE CATTIVE DI ORBÁN E LE NUOVE STRATEGIE IMPERIALISTE «L’Europa, sullo scenario mondiale, non conta nulla. In questi giorni incontrerò Trump e gli chiederò di togliere le sanzioni alla Russia e di costruire un nuovo rapporto con Putin». Sono parole testuali pronunciate ieri da Viktor Orbán, capo indiscusso dell’Ungheria, nel corso della sua visita ufficiale in Italia, tra l’incontro con Papa Francesco e quello con la nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con la quale è noto intrattenere un rapporto di amicizia e condividere molte vedute politiche. Sono parole sbagliate, scorrette, e – nel contesto di una visita ufficiale – anche molto gravi. Ancora di più perché pronunciate in Italia, non l’Italia degli attuali governanti e della sua momentanea collocazione a destra nello scacchiere europeo e mondiale, ma l’Italia che è stata tra le fondatrici dell’Unione Europea. L’Italia che, come ricorda spesso il Presidente della Repubblica, ha contribuito ai principi fondant...

Question time

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  "Nel post https://aore12.blogspot.com/2025/10/catanzaro-urbanistica-incoerente-corvo.html avevamo sollevato alcune riflessioni e accluso una lettera aperta e a disposizioni di chiunque volesse esprimere le proprie opinioni e inviarle direttamente a chi detiene momentaneamente la gestione amministrativa e politica della cosa pubblica. Purtroppo pare che sia rimasto un a voce inascoltata uguale ai question time della camera." Capisco la frustrazione: il vostro appello pubblico sull’urbanistica a Catanzaro sembra non aver ricevuto risposte né attenzione da parte delle istituzioni. Il post che avete pubblicato solleva questioni importanti sull’urbanistica incoerente nel quartiere Corvo di Catanzaro, accompagnato da una lettera aperta rivolta ai responsabili politici e amministrativi. L’intento era chiaro: stimolare un confronto pubblico e offrire uno spazio di dialogo a chiunque volesse contribuire con osservazioni o proposte. Tuttavia, come spesso accade, l’iniziativa è rimas...

Non serve correre per stare bene

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  Camminare per stare bene: sfatato il mito dei 10.000 passi e della velocità sostenuta Per decenni, il numero “10.000 passi al giorno” è stato proposto come soglia ideale per mantenersi in salute. Ma oggi la ricerca scientifica lo smentisce: non solo non è necessario raggiungere quella cifra, ma neppure camminare a ritmo sostenuto è indispensabile. Al contrario, una camminata dolce e regolare può offrire benefici significativi per la salute fisica e mentale. Origine del mito Il numero 10.000 non nasce da studi medici, ma da una campagna pubblicitaria giapponese degli anni ’60. Il “Manpo-kei”, un contapassi lanciato per promuovere l’attività fisica, usava lo slogan “10.000 passi al giorno” come obiettivo motivazionale. Da allora, il numero è stato adottato globalmente, spesso senza verifica scientifica. Cosa dice la scienza Una revisione sistematica pubblicata su The Lancet Public Health ha analizzato i dati di oltre 160.000 adulti in dieci Paesi. I risultati sono chiari: ...

Spazi urbani e responsabilità pubblica:

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 Appello per il quartiere Corvo COMUNE DI CATANZARO Alla cortese attenzione del Sindaco All’Assessorato all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici Alla Regione Calabria – Dipartimento Territorio e Tutela dell’Ambiente All’Agenzia del Demanio Oggetto: Riflessione civica sullo stato delle aree recintate nel quartiere Corvo – Invito alla trasparenza e alla valorizzazione del territorio Il quartiere Corvo, nato nei primi anni ’80 su terreni agricoli espropriati per finalità residenziali e sociali, rappresenta una realtà urbana che ha saputo crescere con dignità nonostante ritardi, disagi e opere incompiute. I suoi abitanti hanno assistito nel tempo a trasformazioni importanti, alcune delle quali ancora oggi attendono compimento o chiarimento. In particolare, si osserva la presenza di alcune aree recintate, inizialmente destinate a servizi di pubblica utilità — come un campo sportivo e un centro medico sportivo con piscina coperta per persone con disabilità — che risultano og...

Tricivare: vocabolo affettuoso, inventato

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  Est/etica in atto: una visita all’officina del necessario. Il rapporto tra estetica ed etica, per chi crea con coscienza, non è una scelta ma una condizione. Nei creativi autentici, è un legame indissolubile, una tensione fertile che genera forma e pensiero. Anche Mario Iannino, da sempre seminatore di testimonianza visiva, cerca quell’equilibrio: non come compromesso, ma come crocevia. Oggi gli ho fatto visita. L’ho " tricìvato",  direi così, con questo verbo che mi viene dal cuore e dalla lingua viva, “ tricìvare ”: un vocabolo inventato che sa di visita affettuosa, di osservazione discreta e complice, per aggiungere una nota di testimonianza viva. L'ho trovato intento a lavorare su "est/etica". Era immerso nel gesto, tra cartone, rete, impasto. Non c’era spettacolo, ma concentrazione. Non c’era posa, ma cura. Il polimaterico semitombato prendeva forma sotto le sue mani, come se ogni frammento dovesse trovare il suo posto non solo sulla superficie, ma nella ...

Il confronto negato: anatomia di una democrazia selettiva

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 " Se potessi parlare con Giorgia e con tutti coloro che hanno trasformato la politica in un loro esclusivo campo di gioco, chiederei chiarimenti semplici, ma fondamentali. Interrogativi che, credo, frullino nella testa di chiunque abbia a cuore una visione sociale civile, democratica, e profondamente umana — con tutte le inevitabili conflittualità che ne derivano." Il Gioco Unilaterale: Politica, Meritocrazia e l’Illusione della Partecipazione In un tempo in cui la politica dovrebbe essere il luogo della rappresentanza, del confronto e della costruzione collettiva, assistiamo invece a una sua progressiva privatizzazione. I protagonisti della scena politica — da Giorgia Meloni ad altri esponenti di rilievo — sembrano aver trasformato il dibattito pubblico in un campo di gioco esclusivo, dove le regole non sono condivise e le voci esterne vengono marginalizzate. Questo fenomeno solleva interrogativi profondi, che toccano il cuore della democrazia e della convivenza civile. ...

SINNER E LA LIBERTÀ SMARRITA.

 QUANDO IL LIBERALISMO DIMENTICA LA DEMOCRAZIA  di Franco Cimino  La scelta di Jannik Sinner di non partecipare alla Coppa Davis ha diviso l’Italia. Una metà lo condanna come traditore della patria sportiva, l’altra lo difende come professionista moderno, libero di decidere secondo la propria logica di lavoro. Entrambe le posizioni, però, sfiorano appena la questione vera: non è Sinner il problema, ma la cultura che lo ha formato. Io vengo da un’altra stagione, quella in cui la politica era un confronto di idee, di dottrine, di visioni del mondo. Negli anni della mia giovinezza nella Democrazia Cristiana, era normale definirsi socialisti, comunisti, liberali, repubblicani o cattolici democratici. Ciascuno portava un pensiero, una scuola, una tradizione. Quel pluralismo — autentico e persino conflittuale — nutriva la democrazia e dava significato alla partecipazione. Poi arrivarono gli anni Novanta, Mani Pulite, la “discesa in campo”. L’Italia politica cambiò pelle. I part...

Perché i paramenti color verde?

Immagina di entrare in una chiesa, con le sue navate silenziose e l’aria intrisa di incenso, mentre i fedeli si raccolgono in attesa dell’inizio della celebrazione.  Forte della mia esperienza fatta in collegio ti accompagno in un racconto ampio e coinvolgente del rituale della Santa Messa celebrata oggi, nel Tempo Ordinario, con i paramenti liturgici verdi e la presenza del diacono in dalmatica.  L’ingresso nella sacralità: l’inizio della Messa La celebrazione ha inizio con il suono delle campane, che richiama i fedeli all’assemblea. Il sacerdote, accompagnato dal diacono e dai ministranti, avanza in processione lungo la navata centrale. Il diacono indossa la dalmatica verde, un paramento che si distingue per la sua forma ampia e le maniche larghe, simbolo del suo ruolo di servizio e annuncio. Il verde, colore liturgico del Tempo Ordinario, non è affatto “ordinario” nel senso comune del termine: rappresenta la speranza, la perseveranza nella fede, la crescita spirituale qu...

Il tempo si sente

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  "scrittura creativa" La retorica del “risparmio” è spesso una scorciatoia semantica che confonde consapevolmente l’ottimizzazione contabile con il benessere umano. I fautori dell’ora legale mostrano grafici, curve, percentuali: energia risparmiata, costi abbattuti, efficienza aumentata. Ma raramente si interrogano sull’effetto che questa disciplina del tempo ha sul corpo, sulla mente, sul ritmo interno delle persone. Ci dicono che l’ora legale è utile perché si risparmia e che la luce è “ottimizzata” secondo le esigenze industriali e economiche. Che i grafici parlano chiaro, ma nessuno mostra il grafico del sonno interrotto. Del risveglio anticipato. Del corpo che non si adatta. Della mente che si disorienta! Il guadagno è sempre economico; mai umano, psicofisico. Ma mai reale. Abbiamo imparato a misurare tutto, tranne il disagio. Ecco che la saggezza antica ci soccorre con la voce di una nonnina saggia, concreta, con il passo lento e il pensiero lungo, che parla co...

Ringiovanire di un’ora

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  Il canto del gallo, arcaico e libero, si oppone al tempo regolato dall’organizzazione civica, che pretende di scandire ogni attimo. Eppure, con il ritorno all’ora solare, l’uomo riesce a “ringiovanire di un’ora”: un gesto minimo, ma carico di significato. Il gallo non conosce l’ora legale. Si sveglia quando sente il mondo girare, non quando glielo impongono. Noi, invece, da marzo a ottobre abbiamo obbedito: un’ora avanti, come da decreto. Oggi, però, abbiamo fatto marcia indietro. Abbiamo dovuto spostare le lancette: trasformato le 3 in 2 e guadagnato un’ora. Un piccolo atto di potere sull’ingranaggio. Un’illusione di giovinezza. Un gesto che non cambia il tempo, ma lo piega — per un attimo — alla volontà dell’uomo. Un’ora indietro! Il gallo canta, come sempre. Non conosce decreti, né fusi orari. Il suo tempo è quello della luce, del freddo che cambia, del respiro della terra. Noi, invece, abbiamo girato le lancette. Un gesto piccolo, ma carico di presunzione: abbiamo...

Catanzaro: Urbanistica incoerente a Corvo?

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Analisi urbanistica e sociale, dedicato alla situazione del quartiere Corvo di Catanzaro:   Corvo, il quartiere che sogna la sostenibilità ma inciampa nei confini Nel cuore della periferia sud di Catanzaro, il quartiere Corvo sta vivendo una trasformazione che, sulla carta, promette di traghettarlo fuori dal degrado urbano. Piste ciclabili, un nuovo padiglione sportivo associato al Palasport, e un investimento di 3,2 milioni di euro provenienti dal PNRR per la mobilità sostenibile sembrano finalmente dare forma a un progetto di rigenerazione urbana. Ma la realtà, come spesso accade, è più complessa. Vediamole:

A passi lenti

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  Il compagno "Compagno", per noi ragazzi di quartiere, significava "migliore amico". Era il modo più diretto e affettuoso per presentare chi ci stava accanto. Crescendo, quel termine ha assunto un peso diverso: non solo amicizia, ma militanza. Il compagno era chi condivideva un’idea, un progetto, una visione del mondo. Oggi, quell’epoca sembra svanita. Ma qualcuno resiste.

Il pane racconta chi siamo

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  Pane, memoria e grano antico: il ritorno alla terra che ci ha cresciuti   C’è un sapore che non si dimentica. Non è solo quello del pane caldo appena sfornato, ma quello della promessa mantenuta, del sogno condiviso, della terra che ci ha visto crescere. È il sapore del grano "Senatore Cappelli", antico e nobile, che oggi torna a impreziosire le nostre tavole e le nostre storie.

Le necessità. La Necessità

   "riflessione sull’arte come “gioco inutile ma necessario”: L’arte come gioco necessario: tra creatività e resistenza Abstract In un’epoca dominata dalla razionalità economica e dalla logica dell’efficienza, l’arte viene spesso relegata a un ruolo marginale, considerata un’attività superflua, un “gioco” privo di utilità concreta. Questo articolo intende ribaltare tale prospettiva, sostenendo che proprio nella sua apparente inutilità risiede la funzione più profonda e necessaria dell’arte: quella di preservare l’umano, contrastare la distruzione e offrire visioni alternative alla realtà imposta dal potere. Attraverso un’analisi critica e interdisciplinare, si esplora il valore dell’arte come forma di resistenza simbolica e come spazio di libertà creativa.  L’arte e il sospetto dell’inutilità Nel dibattito contemporaneo sul ruolo della cultura, l’arte è spesso oggetto di un paradosso: celebrata come espressione sublime dello spirito umano, ma al contempo svalutat...

Ti porto nel cuore, madrina

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"... non so quanti anni sono trascorsi dalla tua dipartita, quando qualcuno entra nell'anima occupa sempre un posto speciale... e tu Angelina sei una di queste". La tua voce, la tua visione, il tuo amore per la terra e per le persone continuano a vivere. Hai saputo guidare la Calabria verso un’agricoltura consapevole, sostenibile, moderna. Hai scritto con l’anima, raccontando storie che parlano ancora oggi. Hai lasciato semi di bellezza che continuano a germogliare. Il tempo non cancella chi ha saputo amare con autenticità. Grazie per averci insegnato a guardare più a fondo, a vivere con radici e con ali. Sei stata la madrina della piccola Manuela. Con dolcezza e saggezza le hai donato parole, libri, pensieri. Dicevi: “Voglio lasciarti un ricordo” — e quel ricordo oggi vive, ogni volta che Manuela accarezza con lo sguardo le pagine che le hai regalato. Non è solo carta, non è solo inchiostro. È presenza, è amore, è memoria. È il tuo modo di restare, anche nel silenzio. M...

Venire: azione creativa, linguaggio che si fa gesto

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  Dal verbo essere al verbo venire: il moto che rompe la grammatica «A pratica rumpa a grammatica!» — si dice con ironia e orgoglio nei contesti dove la lingua non è solo norma, ma corpo vivo, gesto, necessità. E in effetti, il verbo venire ha soppiantato in molti casi la staticità granitica del verbo essere . Non si tratta solo di una variazione stilistica: è un mutamento di prospettiva, una torsione etica e narrativa del linguaggio.

Corvo: il quartiere che rinasce

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 Catanzaro, quartiere corvo:  Un quartiere che rinasce: tra viabilità sostenibile e memoria condivisa   Il quartiere sta finalmente ritrovando nuova vita. Grazie agli interventi previsti dal PNRR, il Comune ha messo mano alla viabilità ciclabile, ridisegnando percorsi e restituendo dignità a spazi urbani da tempo trascurati. Poco importa se le nuove piste saranno utilizzate da ciclisti o pedoni: ciò che conta è il miglioramento dell’impatto ambientale e della vivibilità dell’area. Si recuperano così porzioni di suolo pubblico che, nel tempo, erano state arbitrariamente recintate e sottratte alla collettività. In questo contesto di rinascita urbana, torna alla memoria un elemento simbolico del quartiere: la fontana in ferro battuto che un tempo sorgeva lungo il vialone. Sradicata da mani ignote, forse oggi decora una proprietà privata. Ma ciò che conta non è tanto il gesto quanto il significato che quella fontana aveva per la comunità. Era un punto di riferimento, un...

Il vuoto della rappresentanza

  La rappresentanza è stata per lungo tempo il cuore della democrazia moderna: un meccanismo fragile, certo, ma capace di trasformare la pluralità delle voci in una sintesi politica. Oggi quel cuore batte a fatica. Non è più questione di destra o sinistra, di programmi più o meno convincenti: è la struttura stessa della rappresentanza che si è incrinata. I partiti, che un tempo erano comunità di senso, scuole di formazione, luoghi di elaborazione collettiva, si sono ridotti a macchine elettorali, a comitati di gestione del consenso. Non raccolgono più le domande che nascono dalla società, ma le filtrano, le semplificano, le piegano alle logiche della comunicazione. La sinistra, quando ha avuto la possibilità di governare, ha spesso scelto la via della compatibilità, sacrificando la giustizia sociale sull’altare della stabilità. La destra, invece, ha trasformato la politica in spettacolo, in un flusso continuo di slogan e provocazioni. Due strategie opposte, ma convergenti nel ris...

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A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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