Meloni e le cose che non convincono
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Al di là delle dichiarazioni ufficiali e dei toni trionfalistici, la gestione del dossier dazi da parte di Giorgia Meloni solleva più di una perplessità, sia sul piano della coerenza politica che su quello dell’efficacia diplomatica.
🎭 Retorica vs. realtà
Toni assertivi, risultati modesti
Meloni ha parlato di “accordo storico” e di “evitata guerra commerciale”, ma molti osservatori lo definiscono una resa incondizionata agli interessi americani. L’UE ha accettato dazi al 15% su settori strategici e si è impegnata a:- Acquistare 750 miliardi di dollari di energia dagli USA
- Investire 600 miliardi in territorio americano entro il 2028
Critiche interne
L’opposizione italiana ha attaccato duramente la premier:- Giuseppe Conte ha parlato di “Caporetto economica” e di 100.000 posti di lavoro a rischio
- Stefano Bonaccini ha denunciato una “ingiustificata sudditanza” agli USA
Ambiguità strategica
Meloni si è presentata come “ponte” tra Europa e Stati Uniti, ma l’accordo ha mostrato una debolezza negoziale, con l’Italia che ha ottenuto ben poco in cambio.
🤝 Diplomazia e alleanze: il gioco sottile
Asse con Berlino:
Meloni ha rafforzato i rapporti con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, creando un asse Roma-Berlino per gestire i dossier più delicati, dai dazi alla crisi in Medio Oriente. Ma anche la Germania ha espresso insoddisfazione per l’accordo, temendo danni al proprio settore automobilistico.Divisioni europee
La mancanza di coesione tra i Paesi UE ha indebolito la posizione negoziale. Ogni governo ha cercato di tutelare i propri interessi nazionali, e questo ha favorito Trump, abile nel dividere per conquistare.
🧩 In sintesi: Meloni convincente?
- Sul piano comunicativo: sì, ha saputo costruire una narrazione forte.
- Sul piano sostanziale: meno convincente. L’accordo è stato accettato più per necessità che per strategia.
- Sul piano europeo: ha cercato di mediare, ma ha dovuto piegarsi a una logica di compromesso che ha premiato gli USA.
In sintesi: Meloni ha mostrato volontà di leadership, ma la gestione del dossier dazi lascia dubbi sulla sua efficacia e potrebbe pesare sul consenso futuro. Anche la questione "bollette domestiche", le accise insieme alle altri voci che gonfiano il totale delle stesse rimane un problemaccio irrisolto che le si ritorce contro. L'irpef che sta tutta a carico dei pensionati e dei dipendenti con buste paga regolari.
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