La vita non è una favola
Lettera al Direttore
Non sento l’aria del Natale
Da qualche anno non riesco più a percepire il calore delle feste. Non perché abbia esaurito i desideri, ma perché mi manca quell’allegria interiore che un tempo mi induceva a considerare bella la vita.
Se penso alle popolazioni assoggettate alla brutalità della guerra, costrette a vivere nelle tende sotto un freddo inclemente, mi chiedo come si possa parlare di gioia. Eppure, le nostre vetrine brillano come se nulla fosse, mentre la crisi continua a mordere le tasche ma non le coscienze.
È tutta una questione di marketing. L’umanità e la giustizia sociale sembrano concetti astratti, relegati in soffitta dopo la scorpacciata di notizie e la presunta indignazione dei primi momenti. O forse no: ci siamo indignati davvero davanti alle scene arroganti di sistemi capitalistici che vedono soltanto il profitto delle lobby e non il benessere collettivo. Non è un fenomeno isolato: accade anche nelle cosiddette “repubbliche sociali” di Russia e Cina.
Le strategie mondiali della politica si riducono a parametri freddi, numeri altrettanto freddi che non guardano ai singoli. Anche nel nostro piccolo universo quotidiano è così: le bollette ne sono una testimonianza scottante. Per le aziende che dominano la scena nazionale l’utente è una vacca da mungere; la materia prima è soggetta a politiche di mercato discutibili che, unite alle tasse imposte per legge, minano la serenità delle famiglie e talvolta le distruggono.
Non è uno sfogo, ma un’analisi della realtà attuale. E in fondo, pur tra queste difficoltà, ci sentiamo comunque dei privilegiati rispetto a quanti vivono condizioni ben peggiori.
Un lettore disincantato

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