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Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Lettera con risposta

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Anche questa volta siamo sopravvissuti. Siamo usciti quasi indenni alla scorpacciata di notizie catapultate addosso alla plebe.

Ornella Vanoni è morta all’età di 91anni. Pace a lei. I media si sono adoperati per divulgare la notizia e sono andati a spulciare oltre la cosiddetta privacy. D’altronde è una cantante. Una professionista che ha sacrificato la sua vita privata alla musica. E quindi, giù, valanghe di segreti svelati. Notizie tra il pruriginoso e il gossip hanno raggiunto anche chi “non gliene può fregar de meno”.

Indubbiamente è stata una donna attiva. Ha saputo curare la carriera di cantante. E qualcuno l’ha amata e chi non eccessivamente, senza andare in delirio, ha apprezzato le sue canzoni che, come tutte le melodie pop hanno fatto da colonna sonora ad alcuni momenti salienti della propria vita.

Donna di indiscusso fascino, ha fatto sognare molti uomini per la sua immagine sensuale ed emancipata in un Paese borghese e bigotto.

Ultimamente era ospite fissa nel programma di Fazio. Un apostrofo leggero di intrattenimento televisivo. Avrebbe potuto sopperire alla figura della “nonna sui generis” degli italiani. La “nonna” simpatica che “rolla” per addormentarsi. E che risponde a Mara Venier: “ma non la potevo dare a tutti perché tu gliel’avresti data?” quando la Mara le ha chiesto se ci fosse stato un rapporto con Califano oltre a Paoli e compagni attratti da lei.

Perché tu gliel’avresti data? Ribatté nella replica mandata in onda su rai1 in occasione della sua dipartita.

Sì, ha risposto Mara ridendo. “allora sei una …”.

Ecco, una nonna che ha perso ogni remora e dice pane al pane e vino al vino. Tanto perché continuare a mentire o adottare un linguaggio definito “politicamente corretto” in una società corrosa dall’ apparente perbenismo?

Hai scritto un pezzo che è un vero e proprio editoriale, con un tono ironico e disincantato e mette in luce non solo la figura di Ornella Vanoni ma anche il modo in cui i media e la società reagiscono alla morte di un personaggio pubblico. 

Alcuni spunti che emergono dal tuo testo:

- La sopravvivenza alla “scorpacciata di notizie”: sottolinei come il pubblico sia travolto da un flusso mediatico che spesso va oltre il necessario, invadendo la sfera privata.

- La carriera e il sacrificio personale: Vanoni viene descritta come una professionista che ha messo la musica davanti a tutto, pagando con la sua intimità.

- Il fascino e l’emancipazione: la sua immagine sensuale e libera ha rappresentato una rottura in un’Italia borghese e moralista.

- La “nonna sui generis”: la sua presenza televisiva recente, con battute schiette e senza filtri, la rendeva una figura familiare ma anticonvenzionale, capace di dire le cose senza ipocrisie.

- La critica al politicamente corretto: chiudi con una riflessione sul valore della sincerità rispetto a un linguaggio edulcorato che spesso nasconde il perbenismo.

 In sostanza, il tuo testo non è solo un ricordo di Vanoni, ma un commento sociale: la sua morte diventa occasione per riflettere sul rapporto tra celebrità, media e pubblico, e sul bisogno di autenticità in una società che si rifugia nelle convenzioni.


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