CAROSELLO

Sopravvivenza

 Bisogni.


C’è una realtà sottaciuta, nascosta con dignità dalle persone bisognose. In silenzio cercano in vari modi di sbarcare la giornata. Chi va alla mensa dei poveri laddove c’è e chi per vergogna soffre in silenzio e magari si accontenta dell’erba selvatica commestibile che cresce ai bordi della strada. È ciò che mi è capitato di vedere: un signore anziano chinato e un gatto che gli faceva le fusa. Ho pensato forse è un gattaro che gli porta le scatolette all’animale. Invece, fatti due passi l’ho visto intento a raccogliere cicorie. Un uomo dal fisico asciutto non per sport ma perché costretto. Altri, invece, con stomaci prominenti s’ingozzano quando possono. Riempiono la pancia quando è possibile perché non sanno cosa gli aspetta il giorno dopo.

 


 

Escargot alla Calabrese non è una ricetta. È una dichiarazione.

 "I maruzzi parranu e povertà e bisogni". Il classico piatto calabrese delle lumache al sugo narra una realtà che scotta.

Parla di chi si alza prima dell’alba, quando le lumache escono dai muretti umidi. Le raccoglie in silenzio, piegato, con le mani che sanno distinguere il tempo buono da quello sprecato. Non lo fa per tradizione, né per passione. Lo fa perché deve. Perché quel piatto, che non costa nulla, vale una giornata.

 Il sugo sobbolle piano, non per gusto ma per necessità. Deve bastare. Deve insaporire. Deve dare senso a ore di raccolta. Il pane casareccio non è contorno: è strumento. La scarpetta non è vezzo: è fame. Il vino rosso non è brindisi: è compagnia trovata, magari avanzata, magari fatta in casa. È quello che resta.

 Chi mangia così non cerca il piacere della tavola, la sua gola non vede bellezza in questo piatto povero. Cerca tregua. Cerca un momento in cui il corpo smette di chiedere e finalmente riceve. Non c’è estetica, non c’è scena. C’è solo verità.

 Una verità che si nasconde ai margini delle strade. Come quella mattina, quando ho visto un uomo anziano chinato tra le erbacce. Un gatto gli faceva le fusa, e per un attimo ho pensato fosse lì per lui, per portargli qualcosa. Invece no. L’uomo stava raccogliendo cicorie selvatiche. Le sceglieva con cura, con la lentezza di chi ha imparato a non sprecare nulla. Magro, asciutto, non per sport ma per necessità. Non chiedeva niente. Non guardava nessuno. Solo la terra, le foglie, il sacchetto che si riempiva piano. Quello era il suo pranzo. Forse anche la sua cena.

 e mentre c’è chi va alla mensa dei poveri, dove c’è. C’è chi, per vergogna, si arrangia così. e chi riempie la pancia quando può, perché domani è un’incognita. 

E c’è chi ha lo stomaco gonfio non per eccesso, ma per disperazione; perchè costipa ogni cosa edibile che gli capita a tiro. 

Questo non è folklore. Non è cucina stellata o semplice borghesia a tavola che segue una delle tantissime trasmissioni. Non sono le ricette di "è sempre mezzogiorno". 

È povertà. È resistenza. È sopravvivenza in Italia e altrove, tra le macerie delle bombe e i diseredati dalle lobby oscene che condizionano la politica e imprimono direttive affini ai loro interessi.

 

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