CAROSELLO

Dalla strada al palco

 

ESSERE PRETI OGGI

Tra missione evangelica e formalità che allontanano: il paradosso della Chiesa contemporanea.

 


Essere preti oggi significa camminare su un crinale sottile, dove la “missione evangelica” – quella autentica, fatta di ascolto, prossimità, condivisione – si scontra con una società complessa e con forme istituzionali che talvolta sembrano tradire lo spirito originario del Vangelo. Praticare la Parola nel suo senso più alto non è un esercizio retorico: è un atto quotidiano di esposizione, vulnerabilità, dono. E proprio per questo è così difficile.

La fraternità come sfida radicale: 

Il cuore del messaggio cristiano è semplice e rivoluzionario: essere fratelli. Non fratelli in senso astratto, ma nella concretezza del vivere accanto agli ultimi, ai fragili, a chi non ha voce. È una chiamata che non ammette barriere, titoli, distanze. Eppure, nella realtà, le barriere esistono eccome.

La società contemporanea è un terreno accidentato: solitudini diffuse, dipendenze, sfruttamento, povertà invisibili. Chi sceglie di donarsi agli altri lo fa sapendo di esporsi, di diventare vulnerabile, di rinunciare a protezioni e privilegi. È qui che la figura del prete di strada emerge come testimonianza luminosa: uomini che hanno scelto di stare dove la vita brucia, senza aspettarsi nulla in cambio se non l’amore che nasce dall’incontro.

 Don Andrea Gallo, padre Zanotelli, e tanti altri hanno incarnato questa radicalità evangelica. Non hanno anteposto il “don” al proprio nome, né hanno cercato riconoscimenti. Hanno abbattuto muri, non li hanno costruiti.

Per questo, leggere formule come “sua eminenza reverendissima” provoca un senso di straniamento. Non è una questione di mancanza di rispetto: è la percezione di una distanza che stride con la missione fraterna. In famiglia non ci si parla con ossequio, e la Chiesa – se vuole essere famiglia – dovrebbe interrogarsi su quanto queste formalità contribuiscano a creare una “cintura protettiva”, una distanza reverenziale che rischia di trasformare il pastore in figura irraggiungibile.

La liturgia ha il suo linguaggio, la tradizione ha il suo peso, ma quando il titolo diventa più visibile della persona, quando l’abito istituzionale sovrasta la carne viva della missione, qualcosa si incrina.

Don Mimmo Battaglia: un esempio che interroga.

Da catanzarese, la figura di don Mimmo Battaglia è un esempio concreto di questa tensione. Prete di strada, vicino ai tossicodipendenti, alle madri sole, ai senza tetto, ha costruito comunità prima ancora che strutture. La Chiesa lo ha riconosciuto, lo ha chiamato a Napoli come vescovo. E oggi Catanzaro gli offre la cittadinanza onoraria “in pompa magna”.

È un gesto bello, doveroso, ma che porta con sé una domanda: 

come si concilia la celebrazione solenne con la semplicità radicale del suo ministero?

Non è una critica, ma un invito a riflettere. Perché la grandezza di don Mimmo non sta nella carica che ricopre, ma nella fedeltà a quella strada che lo ha formato e che continua a percorrere.

La società di oggi non ha bisogno di figure intoccabili, ma di testimoni credibili, capaci di stare accanto senza paura. E i preti che vivono la strada, che ascoltano, che condividono, mostrano che questa via è possibile.

 Le formule onorifiche, le gerarchie, i titoli altisonanti non nascono per caso. Sono strumenti simbolici che, nel corso dei secoli, hanno avuto una funzione precisa:  proteggere l’autorità,  marcare la sacralità,  stabilire ruoli e responsabilità.

Ma ciò che un tempo serviva a dare ordine, oggi può trasformarsi in un muro. In una società che chiede trasparenza, vicinanza, autenticità, la distanza istituzionale rischia di apparire come un residuo di un mondo che non c’è più. E soprattutto rischia di contraddire il Vangelo, che non ha mai parlato dall’alto verso il basso.

Il problema non è la liturgia, né la tradizione. Il problema è quando la forma diventa barriera invece che ponte. 

Tre dinamiche lo mostrano con chiarezza:

- La verticalità del linguaggio — Espressioni come “sua eminenza reverendissima” creano un immaginario di distanza, quasi di intoccabilità. Non è un dettaglio: il linguaggio costruisce la realtà. 

- La ritualità che sovrasta la persona — Quando l’abito, il titolo, la cerimonia diventano più visibili del volto umano, la relazione si indebolisce. 

- La percezione di una “casta” — In un tempo in cui le istituzioni sono spesso percepite come autoreferenziali, ogni segno di distanza rischia di essere letto come volontà di protezione, non come servizio.

Il risultato è una frattura: da una parte il popolo, dall’altra l’istituzione. E in mezzo, un vuoto che non dovrebbe esistere.

Il paradosso dei preti di strada sovverte le “regole”. 

La figura del prete di strada mette in crisi questo schema. Non perché sia “contro” l’istituzione, ma perché ne incarna l’essenza più pura. 

Questi sacerdoti mostrano che la Chiesa può essere prossima, vulnerabile, concreta. E lo fanno senza titoli, senza formalità, senza protezioni. È qui che nasce il paradosso:  quando sono “don”, sono vicini;   quando diventano “monsignore”, “eccellenza”, “eminenza”, rischiano di essere percepiti come lontani.

Non è una colpa personale: è un effetto del sistema simbolico in cui sono inseriti.

Il caso Battaglia è un esempio che illumina il problema  

Don Mimmo Battaglia, per Catanzaro, è prima di tutto un volto, una presenza, una mano tesa. La sua storia è radicata nella strada, non nei palazzi. Il fatto che oggi sia vescovo di Napoli e venga celebrato con cerimonie solenni non cancella ciò che è stato, ma lo colloca in un contesto che può apparire distante rispetto alla sua origine.

La cittadinanza onoraria “in pompa magna” è un riconoscimento giusto, ma mette in luce una tensione: 

come celebrare un uomo che ha fatto della semplicità la sua forza senza trasformarlo in un simbolo distante?

È una domanda che riguarda non solo lui, ma l’intero modo in cui la Chiesa gestisce la propria rappresentazione pubblica.

 

Commenti

Notizie, Racconti, Realtà dalla Calabria e oltre

Un archivio poetico di attualità, memorie, gesti e racconti che attraversano il tempo e la terra.

ARTISTI IN CALABRIA

ARTISTI IN CALABRIA
La creatività è femmina

ITINERARI SUGGERITI

ITINERARI SUGGERITI
PERCORSI SUGGERITI

La Cucina Calabrese

La Cucina Calabrese
Tradizioni ... di necessità virtù

Da un capo all'altro

Da un capo all'altro
Tra storia, miti e leggende

POSTA IL TUO PENSIERO

La nostra Carta d'Identità

Curiamo con amore e attenzione i temi cari al nostro blog incentrati su metodologie, analisi sociali, culturali, ambientali e politiche — "A ore 12" è Passione e Bellezza

Attivi dal 2009 in modo indipendente e senza scopi commerciali, scriviamo nello spazio web del blog A ore 12. Prestiamo massima attenzione alla seria competenza dei nostri autori, del promotore culturale Mario Iannino (ricercatore visivo e esperto d'arte ) e dei collaboratori con o senza profili accademici e istituzionali, tutti accomunati dall’onestà intellettuale messa a disposizione del collettivo.

  • Ricerca Visiva: Direzione scientifica di alto livello, focalizzata sulla cultura e la memoria storica.
  • Analisi Politica e Sociale: Approfondimenti basati su esperienza diretta e rigore metodologico.

La forza del blog risiede nell'indipendenza editoriale e nella qualità dell'analisi, libera da logiche di clickbait e mirata a una "elevazione culturale collettiva".

Indipendenza e Rigore

A ore 12 predilige la sostanza alla forma, offrendo analisi critiche profonde su attualità, politica e arte. Valorizziamo il territorio anche tramite l'Archivio Iannino: uno spazio dedicato a recensioni, mostre e opere, con un focus particolare sulle creazioni e sulla fotografia curate da Mario e Valentina Iannino, responsabili della parte visiva del blog.

Trasparenza Metodologica

Il blog offre uno sguardo critico e indipendente, distinguendo chiaramente tra:

  • Opinione e Analisi: Riflessioni critiche su politica, sanità e attualità locale a firma di appassionati collaboratori.
  • Dati e Atti: Approfondimenti su questioni amministrative che, pur stimolando il dibattito, richiedono il riscontro delle fonti ufficiali per i dettagli tecnici.
  • Divulgazione: Consigli basati sull'esperienza e sul buon senso.

In sintesi, un punto di riferimento culturale indipendente, garantito da onestà intellettuale e spessore scientifico.

divulghiamo bellezza!

a ore 12 ...at 12 o'clock ... Siamo in cerca della tua bellezza. Cerchiamo il fermento vitale, l’entropia di chi produce cultura per puro amore. Che sia cinema, pittura, fotografia, musica o poesia, inviaci i tuoi sogni e una breve nota. Se leggeremo bellezza ed empatia, saremo felici di darti voce con una nostra recensione. Senza filtri, senza padroni e senza inganni: non chiediamo contributi, quote di iscrizione o costi di pubblicazione. È un servizio alla collettività, offerto con la gratuità di chi crede ancora nel valore della Bellezza.