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Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Quando la cultura diventa vetrina: il nodo irrisolto delle scelte artistiche a Catanzaro.

 

La cultura come vetrina o come identità? 

Perché Catanzaro deve tornare a credere nei suoi artisti

Una riflessione sul rischio di trasformare la cultura in marketing e sulla necessità di valorizzare davvero le energie creative del territorio.

C’è un momento, nella vita culturale di una città, in cui la domanda diventa inevitabile: possibile che non esista nessun artista locale degno di essere valorizzato? Non è un interrogativo dettato da provincialismo, né da un malinteso “prima i corregionali”. È, piuttosto, il sintomo di un disagio più profondo: la sensazione che la cultura venga trattata come un’operazione di immagine più che come un percorso di crescita collettiva.

 La cultura come operazione di immagine

 Negli ultimi anni, anche a Catanzaro, si è consolidata una tendenza: eventi costruiti attorno a nomi altisonanti, spesso estranei al territorio, scelti più per la loro spendibilità mediatica che per un reale progetto culturale. Una strategia che funziona nei comunicati stampa, ma molto meno nella costruzione di un’identità culturale solida.

 Quando un’amministrazione o un’associazione punta su un artista noto, lo fa perché quel nome “fa curriculum”: garantisce visibilità immediata, riempie le piazze, offre una narrazione semplice da vendere. Ma questa logica produce un effetto collaterale evidente: trasforma la cultura in vetrina. Il territorio smette di essere protagonista e diventa scenografia. Gli artisti locali, che dovrebbero rappresentare il cuore pulsante della vita culturale cittadina, vengono relegati ai margini, come se non fossero all’altezza del palco che contribuiscono a costruire ogni giorno. 

 Il ruolo ambiguo delle associazioni culturali. 

Le associazioni e i movimenti culturali, che dovrebbero essere un contrappeso critico, finiscono spesso intrappolati in dinamiche di dipendenza politica. Non per malafede, ma per necessità: senza fondi pubblici, molti progetti non potrebbero esistere.

 Questa dipendenza genera tre effetti ricorrenti: 

- programmazioni pensate per compiacere, più che per innovare; 

- eventi fotocopia, che ripetono format già visti per evitare rischi; 

- selezioni artistiche basate sulla convenienza, non sulla qualità.

 In questo contesto, proporre un talento locale diventa quasi un atto di coraggio.

 Il paradosso dell’identità negata: 

La Calabria, e Catanzaro in particolare, non soffrono certo di una mancanza di creatività. Musicisti, scrittori, attori, performer, illustratori, fotografi: il territorio è ricco di voci originali, spesso più innovative di molti nomi “importati”. Il problema non è la qualità, ma la mancanza di fiducia.

 Si parla di identità territoriale, ma quando arriva il momento di costruirla davvero, si preferisce affidarsi a ciò che viene da fuori. Un paradosso che indebolisce la città e impoverisce il suo immaginario, alimentando quel senso di frustrazione che spesso viene liquidato come “piagnisteo meridionale”. 

Una via d’uscita possibile: 

Non si tratta di chiudersi in un localismo sterile. Gli scambi culturali sono fondamentali, e nessuno mette in discussione il valore di ospitare artisti nazionali o internazionali. Il punto è un altro: uno scambio è tale solo se entrambe le parti vengono valorizzate. 

Una politica culturale lungimirante dovrebbe: 

- alternare nomi esterni e talenti locali; 

- costruire percorsi, non eventi spot; 

- investire nella produzione, non solo nella vetrina; 

- coinvolgere le comunità creative del territorio nelle scelte; 

- valorizzare anche gli artisti “anziani” ancora viventi, per creare un dialogo generazionale. 

Solo così Catanzaro potrà smettere di essere un palcoscenico in affitto e tornare a essere un laboratorio culturale vivo, capace di generare valore, identità e futuro.

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