Quando la cultura diventa vetrina: il nodo irrisolto delle scelte artistiche a Catanzaro.
La cultura come vetrina o come identità?
Perché Catanzaro deve tornare a credere nei suoi artisti
Una riflessione sul rischio di trasformare la cultura in marketing e sulla necessità di valorizzare davvero le energie creative del territorio.
C’è un momento, nella vita culturale di una città, in cui la
domanda diventa inevitabile: possibile che non esista nessun artista locale
degno di essere valorizzato? Non è un interrogativo dettato da provincialismo,
né da un malinteso “prima i corregionali”. È, piuttosto, il sintomo di un
disagio più profondo: la sensazione che la cultura venga trattata come
un’operazione di immagine più che come un percorso di crescita collettiva.
Il ruolo ambiguo delle associazioni culturali.
Le associazioni e i movimenti culturali, che dovrebbero
essere un contrappeso critico, finiscono spesso intrappolati in dinamiche di
dipendenza politica. Non per malafede, ma per necessità: senza fondi pubblici,
molti progetti non potrebbero esistere.
- programmazioni pensate per compiacere, più che per
innovare;
- eventi fotocopia, che ripetono format già visti per
evitare rischi;
- selezioni artistiche basate sulla convenienza, non sulla
qualità.
In questo contesto, proporre un talento locale diventa quasi
un atto di coraggio.
Il paradosso dell’identità negata:
La Calabria, e Catanzaro in particolare, non soffrono certo
di una mancanza di creatività. Musicisti, scrittori, attori, performer,
illustratori, fotografi: il territorio è ricco di voci originali, spesso più
innovative di molti nomi “importati”. Il problema non è la qualità, ma la
mancanza di fiducia.
Una via d’uscita possibile:
Non si tratta di chiudersi in un localismo sterile. Gli scambi culturali sono fondamentali, e nessuno mette in discussione il valore di ospitare artisti nazionali o internazionali. Il punto è un altro: uno scambio è tale solo se entrambe le parti vengono valorizzate.
Una politica culturale lungimirante dovrebbe:
- alternare nomi esterni e talenti locali;
- costruire percorsi, non eventi spot;
- investire nella produzione, non solo nella vetrina;
- coinvolgere le comunità creative del territorio nelle
scelte;
- valorizzare anche gli artisti “anziani” ancora viventi, per creare un dialogo generazionale.
Solo così Catanzaro potrà smettere di essere un palcoscenico
in affitto e tornare a essere un laboratorio culturale vivo, capace di generare
valore, identità e futuro.
Commenti
Posta un commento
LA PAROLA AI LETTORI.
I commenti sono abilitati per chiunque passa da qui, si sofferma, legge e vuole lasciare un contributo all'autore del post.
ATTENZIONE! Chi commenta i post del blog è responsabile di quanto scrive. Pertanto non è prevista nessuna moderazione o censura ai commenti salvo evidenti illiceità.