Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Attenzione emotiva e buon senso

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Buon senso. E' un concetto che non indica più niente! lo si capisce da come va il mondo. quello "civilmente emancipato". due episodi che toccano le coscienze mi sovvengono: il gioco di Trump nella geopolitica mondiale e le "piccole" vicende nostrane;le fake news montate ad arte per trarne benefci, penso alle notizie montate con l'IA e quelle che stanno inondando i media in queste ore, ovvero la disavventura della famiglia che ha deciso di abitare e vivere i boschi per amore della natura e del vivere in sintonia con il creato.

Capisco bene la tua riflessione: il “buon senso” sembra essersi smarrito, soprattutto quando lo confrontiamo con dinamiche globali e locali che mettono in crisi la fiducia collettiva. 

Nella visione globale e degli influssi che ha la geopolitica e il “gioco” dei grandi, infatti, sento di dire che:

- Le mosse di Trump nella geopolitica mondiale sono spesso percepite come spostamenti strategici che privilegiano interessi immediati rispetto a visioni di lungo periodo. Questo genera un senso di instabilità, perché ciò che dovrebbe essere guidato da prudenza e buon senso appare invece come una partita a scacchi giocata con regole mutevoli.   In questo contesto, il “buon senso” diventa un concetto relativo: ciò che per alcuni è pragmatismo, per altri è azzardo.

Altra domanda:

Fake news e manipolazione dell’informazione

- Le notizie costruite ad arte, amplificate dall’uso dell’IA, mostrano come la verità sia diventata un terreno fragile. 

- Il caso della famiglia che ha scelto di vivere nei boschi, trasformato dai media in una “disavventura”, è emblematico: un gesto di libertà e ritorno alla natura può essere narrato come irresponsabilità o tragedia, a seconda di chi racconta. 

- Qui il buon senso dovrebbe consistere nel distinguere tra informazione e spettacolarizzazione, ma spesso prevale la logica del sensazionalismo.

Parliamo, quindi, a giusta ragione del paradosso del “buon senso”:

 Un tempo era sinonimo di equilibrio, misura, capacità di discernere. 

Oggi rischia di essere svuotato, perché la società “civilmente emancipata” sembra più attratta da estremi, polarizzazioni e narrazioni costruite. 

 In altre parole, il buon senso non è sparito, ma è diventato invisibile: non fa rumore, non genera click, non produce consenso immediato.

In sintesi, direi che la tua osservazione coglie un nodo cruciale: il buon senso non è più un valore condiviso, ma un bene raro, che si manifesta solo quando qualcuno decide di sottrarsi al rumore di fondo e di guardare le cose con lucidità. 

Paolo Crepet è intervenuto sul caso della famiglia che vive nei boschi, e la sua interpretazione mette al centro non tanto la scelta di vivere nella natura, quanto la qualità della relazione affettiva ed educativa tra genitori e figli.

 

Crepet ha sottolineato che non è la vita nei boschi a destare preoccupazione, ma piuttosto l’assenza di attenzione emotiva che caratterizza molti genitori “moderni”, troppo presi dai social e poco presenti con i propri figli. 

Ha provocatoriamente chiesto: *“I genitori che passano tutto il giorno sui social ignorando i figli vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no?”.   Secondo lui, il vero nodo non è il contesto (bosco o città), ma la qualità dell’affetto e della crescita educativa: un bambino può crescere bene anche lontano dalla scuola tradizionale, ma non può crescere senza una relazione affettiva solida. 

Crepet ha espresso forti dubbi sull’allontanamento dei bambini dai genitori, ricordando che essere separati dalla propria famiglia è un trauma enorme, capace di lasciare cicatrici per tutta la vita. 

 Ha ribadito che la scuola, nella storia della pedagogia, è stata vista come un luogo di affettività e crescita, ma che questo non significa che vivere immersi nella natura sia di per sé negativo. 

- La sua posizione è quindi equilibrata: la libertà educativa ha un limite, ma il giudizio non può ridursi a un automatismo che condanna chi sceglie strade diverse. 

Crepet lancia un messaggio implicito. E invita a riflettere sul fatto che la società dedica enorme attenzione a casi “fuori norma” come quello della famiglia nel bosco, ma ignora le difficoltà di tanti bambini cresciuti in famiglie apparentemente “normali” ma emotivamente assenti. 

 La sua interpretazione è un richiamo al buon senso: non fermarsi all’apparenza, ma valutare la sostanza delle relazioni familiari e il benessere reale dei figli. 

In sintesi, Crepet non difende né condanna in modo assoluto la scelta della famiglia, ma sposta il dibattito su ciò che conta davvero: l’affetto effettivo, la presenza dei genitori e la crescita equilibrata dei figli. 

 

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