IL NATALE STA PASSANDO, AUGURI ALL’ASSENZA E AGLI ASSENTI.

 di Franco Cimino 

Ora che il Natale è arrivato, e che più breve si farà nella sua giornata propria, quella di oggi,  il venticinque e poi il ventisei, ci riposiamo dalle fatiche di questa lunga vigilia, nella quale, oltre agli inutili soldi spesi, hanno pesato gli auguri che abbiamo fatto e quelli che abbiamo ricevuto.

Le domande che, tra il sonno e la pigrizia, puntualmente ritornano sono quelle di sempre:

«Ma abbiamo fatto gli auguri a tutti? Mannaggia, ho dimenticato di farli a quello, a quella, al mio amico e a quel mio parente: chissà cosa penseranno di me».

E un’altra, quasi uguale:

«Ma Tizio, Caio, Sempronio e quel mio amico lì, quella ragazza, quel mio vecchio compagno di scuola… gli auguri non me li hanno fatti. Ora che ci penso, non me li hanno proprio ricambiati».

Gli anni scorsi ho fatto anch’io così.

E mi sono rovinato il Natale.

Se non proprio rovinato, di certo l’ho molto infastidito.

Io oggi, invece, anche per ripararmi da questi piccoli tormenti, voglio fare gli auguri agli assenti.

Anzi, all’assenza.


Inizio da questa.

Auguri all’assenza di quiete.

Nelle case, nelle strade, nei villaggi, nelle persone e nello stesso mare di questi giorni, in cui la quiete è assente.

Quella degli animi turbati, delle paure nuove e di quelle di ritorno.

Auguri all’assenza di compagnia e, quindi, auguri alla solitudine.

Quella più feroce: la solitudine nella quale si è costretti per abbandono e per emarginazione.

Auguri all’assenza di gioia, quella che viene trattenuta da grandi dispiaceri e respinta da dolori profondi, e da preoccupazioni ancora più profonde.


Auguri all’assenza di speranza, quella che si fa sentire quando più il tuo animo ne ha bisogno, quando speri davvero che quell’attesa possa finire presto e che ciò che hai sperato arrivi.


Auguri all’assenza di felicità.

La felicità che, via via, ha perso perfino la parola che un tempo la indicava: felicità, ormai assente anche dal dizionario e da qualsiasi calendario in cui l’abbiamo appuntata, quasi fosse un appuntamento immancabile.


Auguri all’assenza di pace.

Quella vera, costituita non soltanto dall’assenza delle guerre, ma anche dall’assenza degli interessi beceri e dell’odio brutale che le generano.


Auguri all’assenza dell’amore.

L’amore universale, quello che viene dalla luce che scende su di noi e che, dalla nostra stessa luce, attraverso i nostri occhi e i nostri sguardi, si diffonde nel mondo e sosta nell’animo e nel cuore delle persone, delle città e dei popoli.

Anzi, di un solo popolo, quello che, pur nelle distinzioni storiche e identitarie, l’amore universale affratella e mette insieme tutti gli esseri umani.


Auguri agli assenti.

Ai figli lontani, quelli che sono partiti e non hanno tempo di tornare e quelli che non torneranno mai.

Ai padri e alle madri che, loro malgrado, giovani o vecchi, sono dovuti andare e non possono più sedere alla nostra tavola.


Auguri agli amici perduti, nelle diverse circostanze e forme in cui gli amici si possono perdere.


Auguri ai soldati di tutte le guerre, che le guerre non le volevano e che le guerre sono stati costretti a subire. Ai soldati che sono al fronte in questi giorni di Natale e quelli che non torneranno mai più nelle loro case a festeggiare il prossimo Natale con le loro famiglie e con i loro figli.


Auguri agli assenti dalle tavole imbandite, quelli che non possono neppure sedersi intorno a una tavola coperta da tovaglie di carta improvvisate, in qualche sacrestia o in qualche chiesa di periferia.


Auguri alle coppie assenti dall’amore e agli amanti dell’amore infedele.

A quel singolo o a quella singola amante che, in queste notti di Natale, cenano da soli e, vanamente, attendono la telefonata d’auguri della persona amata e non riamante.

Auguri agli amanti che amano e che non avrebbero voluto essere assenti, specialmente in questa festa della vita che rinasce e della felicità che si ridona.

Auguri alle mamme che avrebbero voluto esserci per aprire i regali dei loro figli e scoppiare di gioia quando essi le abbracciano fortissimo, tanto da farle male, e che al loro petto si stringono così forte che neppure un padre forzuto riuscirebbe a staccarli. Auguri  ai nuovi soldati del mare, uomini e donne, che imbracciano l’arma della  “ speranza disperata” per vincere dal mare la battaglia contro la povertà  e trovano la prima sconfitta proprio nell’incolpevole mare, che li rende assenti. Di corpi. Di storia. Di memoria del loro paese. E del loro stesso nome. Assenti ai figli che li attenderanno invano. Auguri per tutti ai centosedici-uomini, donne e bambini-che si sono assentati oggi mentre traversavano le acque per raggiungere il paese del Natale buono. Ricco di luci e di colori, di alberi addobbati e delle tavole imbandite. Buon Natale all’assenza degli assenti. 

                                  Franco Cimino

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