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Geografie della fame

  scrittura creativa. Cronaca di un mondo ridisegnato dall’avidità e risvegliato dalla moltitudine Occhiello riassuntivo: Un’allegoria contemporanea sul potere che divora e sui popoli che, uniti, spezzano l’ombra del Conquistador. El conquistador delle Americhe e Groenlandia. Antefatto. Sembrerebbe la fantastica storia di un uomo dalla vista lunga e con le braccia tentacolari ancora più lunghe, con un enorme stomaco temprato per ingurgitare ogni cosa ritenga appetibile. Il cui ego immenso non concede spazi. Un personaggio d’altri tempi. Tempi bui avvolti nelle tenebra della ragione dove la forza fisica rafforzata dagli armamenti, trasdotta in bellicismi, consentiva di sopraffare chiunque non si prostrasse ai suoi capricci. Vanesio, di una vanità che supera di gran lunga quella del re che sfila nudo tra i suoi sudditi e che viene additato dall’innocenza di un bimbo dallo sguardo puro.

L’arte come bene comune

 Breve saggio sulla  figura di Mario Iannino nel contesto storiografico dell’arte contemporanea e della ricerca culturale:   Mario Iannino : una poetica della soglia tra arte povera, pedagogia radicale e testimonianza civile Nel panorama storiografico dell’arte contemporanea italiana, la figura di Mario Iannino si colloca come un nodo sensibile tra le pratiche dell’ arte povera , le pedagogie radicali degli anni ’70 e ’80 , e le più recenti forme di testimonianza civile e inclusione sociale. Nato nel 1953 a Palermiti , in Calabria , Iannino non ha mai cercato il centro, ma ha trasformato la marginalità geografica e sociale in un laboratorio poetico e politico.  Tra arte povera e pedagogia del frammento La sua ricerca si innesta nel solco tracciato da artisti come Michelangelo Pistoletto , Jannis Kounellis e Maria Lai , ma ne distilla una versione più intima e comunitaria. Se l’arte povera ha elevato il materiale umile a linguaggio concettuale, Iannino lo trasf...

Confidenze

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  Intervista a Mario Iannino: “Il segno è la mia eredità” domanda:  Maestro, partiamo da una domanda semplice ma essenziale: perché il segno? Cosa rappresenta per te l’esplorazione segnica? Risposta: Il segno è soglia, è traccia, è memoria. Non è mai stato decorazione per me. È il modo più autentico che ho trovato per dire “io sono qui”. Ogni segno che traccio è un frammento di vissuto, un gesto che attraversa il tempo. Esplorarlo significa interrogare il mio cammino, dare forma all’invisibile, trasformare l’esperienza in testimonianza. D: In un’epoca dominata dalle immagini, cosa distingue il linguaggio visivo che tu pratichi da quello che ci circonda quotidianamente? R: Viviamo immersi in un flusso visivo continuo, ma spesso privo di sguardo. Il mio linguaggio visivo non cerca di rappresentare, ma di costruire mondi. È un sapere incarnato, che coinvolge la materia, il corpo, il tempo. Nell’assemblaggio, nel collage, nella stratificazione, cerco una conoscenza che non...

Dentro e fuori, una metafora

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   Il titolo “Dentro e fuori: causa ed effetti” è già di per sé una soglia poetica. E l’immagine condivisa — con il suo disordine, le tracce di consumo, la materia abbandonata — sembra parlare di un mondo dove l’interno e l’esterno si confondono, dove ciò che è intimo viene esposto, e ciò che è visibile nasconde ferite invisibili. Una metafora: Dentro e fuori: causa ed effetti (nessciun è fesso, ma qualcuno ci prova) C’è un confine sottile tra ciò che si mostra e ciò che si subisce. Un dentifricio spremuto, una polvere che non è neve, un oggetto d’uso quotidiano abbandonato come un pensiero scomodo. La scena è domestica, ma il messaggio è sociale. Dentro: l’intimità, la fragilità, il gesto ripetuto. Fuori: il giudizio, la voce che non ha volto, la delazione che mastica e sputa. Ogni frammento è un indizio. Ogni strappo, una ferita. Eppure, chi guarda non è fesso. Chi ha vissuto sa distinguere il disordine dalla verità. La materia parla, anche quando tace. E ques...

Il fuoco gentile, terza parte

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  TERZA  e ultima  PARTE     Ogni domenica, Filomena friggeva patate e pipareddhi in una padella di rame che si diceva fosse magica. La leggenda narra che chi assaggiava quella frissurata, avrebbe ritrovato per un giorno intero la felicità perduta. Un giorno, arrivò al villaggio un giovane viandante, stanco e affamato. Si chiamava Nino, e aveva perso la speranza: niente lavoro, niente soldi, e un cuore pieno di dubbi. Filomena lo accolse con un sorriso e gli offrì un piatto fumante di patati e pipareddhi frijiuti.

Il fuoco gentile, seconda parte

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    Il sogno si trasforma in un soffio e compare Leyla, col suo cucchiaio d’argento, che versa nell’aria granelli di coriandolo cantori. Le note si posano sulla zuppa fumante e diventano parole, parole che parlano di viaggi, di terre lontane e di chi ha perso la voce.   Al risveglio, Nino riapre gli occhi e scopre che la padella ha creato una nuova ricetta: la Zuppa dei Ricordi Sognati. Ne versa un mestolo nel Calderone del Mondo, e il vapore si alza trasformandosi in immagini danzanti di volti amici, di mani strette, di abbracci che ancora non sono accaduti in un dipinto profumatissimo e pieno di nostalgia; la storia prende vita e illustra un racconto dal sapore autentico della Calabria, quello che sprigiona la padella sul fuoco dei ricordi e danza nella mente di chi legge o ascolta la favola: SECONDA PARTE del rito delle   “Patati e Pipareddhi Frijiuti”   Più che un ricordo, è un dipinto profumatissimo e pieno di nostalgia: il racconto prende vita ...

Il fuoco gentile

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"favole senza tempo, rifugio, poesia dell'anima" Leyla la bambina del tempo La Congrega dei Cuochi Magici   Nel cuore di una cucina sospesa tra le stelle e la Terra, cinque cuochi straordinari si riuniscono attorno a un calderone cosmico. Non cucinano solo per nutrire: cucinano per guarire, per unire, per celebrare la diversità del mondo.

Il rifugio delle pieghe del tempo©

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                                   Il Rifugio delle pieghe del tempo  L’immagine evoca un’atmosfera profondamente intima e familiare, dove ogni oggetto racconta un particolare della storia vissuta di chi vi abita.

ARTE PER LA PACE

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 "Pensieri fluttuanti nel mare sensibile dell'IO. courtesy ©mario_iannino2025" Questa composizione visiva, definita dall’autore "opera dematerializzata", nasce dalla digitalizzazione di un lavoro polimaterico. 

Un'opera al giorno: Come rapaci

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 arteesocietà Scheda Curatoriale Titolo dell’opera : Come rapaci Artista : Mario Iannino Tecnica : Fotomontaggio digitale su base fotografica Anno di realizzazione : 2024 Esposizione : Linguaggi mutevoli , 2 giugno/31 agosto 2024 Luogo : Galleria “ArteSpazio”, Catanzaro Curatore della mostra : Mario Iannino Catalogo ; Pino Pingitore Presentazione : prof. Vittorio Politano

Nel ricordo di Padre Fedele Bisceglia

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  di mario iannino   "omaggio a padre Fedele Bisceglia, il monaco degl i ultimi" Padre Fedele Bisceglia non è più con noi ma il suo lavoro dedito agli ultimi rimane scolpito in quanti lo hanno conosciuto.

Lezione visiva del prof. Vittorio Politano

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 ARTISTI IN PRIMO PIANO: Mario Iannino – Polimaterico 2025. Tutti vogliono un mondo migliore Recensione critica di Vittorio Politano. "Tutti vogliono un mondo migliore. Autore: Mario Iannino " Nel cuore del caos contemporaneo, Mario Iannino si muove come un archeologo del quotidiano, disseppellendo strati di consumo, memoria e desiderio collettivo. Con l’opera Polimaterico 2025. Tutti vogliono un mondo migliore, l’artista realizza un potente gesto di accumulazione critica, un affresco sedimentato del nostro tempo che si presenta come un muro/altare, un palinsesto ferito su cui il presente si incolla come cartaccia.

Partiamo dalla pop art

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 WARHOL, ROTELLA, SCHIFANO E ALTRI "a Warhol" Ho chiesto all’AI se Warhol fosse stato davvero un innovatore, ecco la risposta: Assolutamente sì, Andy Warhol fu un innovatore radicale che ha rivoluzionato il concetto stesso di arte nel XX secolo perché ha ridefinito l’arte. L’ha tolta dal piedistallo colto e l’ha proposta come prodotto di massa.  

Cose fatte e da fare

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 Stili di vita: Perché lo fa? Perché lo fai? Non c'è un fine utilitaristico personale e men che meno la voglia di espormi per dimostrare le mie doti. È semplicemente impegno sociale. Un mettere a disposizione del quartiere ciò che conosco bene e che so fare: dipingere. “Ragionare” con la parte destra del cervello!

Copyright sulla fame nel mondo"

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  "Danni collaterali; assemblage ©iannino2024" Il modello di vita delle società cosiddette evolute è simile all’intramontabile adagio plastico del gatto che si morde la coda. Le industrie stimolano i desideri e quindi invogliano ad acquisire beni voluttuari. Dagli alimentari ai prodotti per il benessere fisico la filiera è tanto corta quanto intessuta di inutili equazioni.

Perché faccio arte?

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Le testimonianze che costellano la storia dell'arte denunciano spesso scontri tra chi fa arte e chi detiene il potere mercantile della stessa. (ph Valentina Iannino, 2020) Gli artisti innovativi, impegnati seriamente in percorsi analitici che assommano oltre al dato tecnico e cromatico l'alfabeto strutturale delle opere, lasciano trasparire la possente azione del loro essere donne e uomini che vivono il tempo. Le rotture accademiche o di mercato sono dinamiche involontarie, a volte, ma spesso nascono dalle personalità attente a quanto accade nella società, nelle azioni, nell'anima! Decorazione, design, e quanto suscita reazioni epidermiche, che non a caso, lasciano il tempo che trovano, nelle coscienze per essere sostituite con altre nell'immediatezza, sono lontane dall'essere Arte. Decorazione e design, se pur discipline apprezzabili nel contesto della comunicazione di base creativa, possono essere sì dei prodotti d'élite commerciale ma, ...

come nelle favole

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  "la lampada di aladino e altre storie"

L'origine del mondo

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Se si fa una carrellata nel web alla voce “courbet, l'origine du monde” molta prurigine è dispensata a piene mani. da "l'origine del mondo di G. Courbet" courtesy m.iannino Si enfatizza sull'identità della scoperta della modella e la storia del committente. Quindi l'ipotetica relazione tra la ballerina che ebbe l'ardire di posare per il celebre dipinto commissionato dal diplomatico Khalil Bey e il committente stesso che voleva vederla sempre e le diede un posto d'onore nel suo boudoir. Sembra quindi svelato il mistero: non fu l'amante del pittore a posare per lui ma, forse, una ballerina del moulin rouge amante del facoltoso committente. Il dubbio è d'obbligo! Ma è davvero importante perdere tempo per disquisire sull'identità del soggetto pittorico anziché sulla valenza e sul concetto rivoluzionario di Courbet?

quando l'arte accompagna i sogni per mano

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Da tempo mi ero ripromesso di appendere, piuttosto che tenere conservati e occultati alla vista, alcune tele degli anni giovanili. Stamane l'ho fatto. pino pingitore, acrilico 50x40, 1973 Quanta tenerezza nel ripercorrere gli anni della passione. Erano anni in cui si pensava di poter rivoluzionare la società denunciandone i mali e proponendo i correttivi attraverso la forza della creazione artistica. L'arte avrebbe dovuto, nel nostro immaginario, fungere da elemento catartico. Romanticherie, direbbe qualcuno. E in parte lo sono. Ma proprio quando sembra che tutto sia finito e che non c'è posto e spazio per i sognatori, ecco che, proprio in quel preciso momento, accade l'imprevisto! Il mondo grida a gran voce di avere bisogno di sogni. mario iannino, olio 40x50, 1979 Ed è datata 1973 la tela dipinta con colori acrilici da  Pino Pingitore, del quale ho già scritto in occasione dei suoi ultimi lavori esposti a Catanzaro e Lamezia. È una tela ...

Obama, il sogno continua

Perché dovrei dare fiducia a qualcuno o qualcosa che non ne ha in me? È un interrogativo che si sente spesso! Come dare torto a chi lo pone fintantoché i meccanismi sociali rimangono invariati? Barack Obama è stato rieletto presidente della prima potenza mondiale: l'America! Mentre in Italia continua il gioco delle tre carte tra i parlamentari intenti a rivedere la legge elettorale, (gli sbarramenti dal sapore coercitivo per le minoranze democratiche espresse dagli elettori ne danno la conferma) e anche nel Governo attento esclusivamente a contenere il debito pubblico ma che non affianca alle manovre finanziarie una politica di garanzia solidale coi ceti deboli. All'inizio, dell'insediamento montiano, il rigore ci poteva stare, anzi è stato un punto obbligato nell'agenda strategica dei professori, ma non si può vivere solo guardando allo spread, altrimenti dà la sensazione che sia priva di anima. E l'uomo è anima, oltre che corpo. Obama, dicevamo, ha...

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

dal 2009

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ALLA SCOPERTA DELLA CALABRIA

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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