LA SUORA CHE TIFA PER …
La suora che fa il tifo (e non per chi pensi).
Un intervento televisivo che doveva essere neutrale si trasforma in un curioso spot politico involontario, con una religiosa che cita Berlusconi parlando di satira e Sanremo.
La scena è di quelle che ti fanno alzare un sopracciglio
prima ancora di capire perché. Una suora — o una signora che veste da suora,
dettaglio non irrilevante — prende la parola in una trasmissione televisiva e
parte con un classico intramontabile: “Non ci sono più i politici di una
volta”. Il tono è quello nostalgico di chi rimpiange un’epoca in cui, a suo
dire, la politica era fatta da giganti e non da coltivatori di piccoli orticelli
personali.
Per un attimo sembra voler aprire un discorso alto, quasi da
enciclica civile. Poi però arriva la sterzata. La religiosa lamenta che “non si
accetta più la satira”, e punta il dito contro una sinistra “autoritaria e
censoria”. Fin qui, nulla di nuovo nel panorama televisivo. Ma il colpo di
scena arriva quando, per sostenere la sua tesi, non cita Noschese, né i grandi
della Prima Repubblica. No: tira in ballo Berlusconi. E lo fa commentando in una ospitata del programma di Nicola Porro i
recenti avvenimenti moltiplicatori di gossip ridondanti della galassia
sanremese.
A quel punto la domanda sorge spontanea: una suora che fa il
tifo? E per di più in diretta? L’effetto è quello di vedere un arbitro che
esulta dopo un gol: tecnicamente può anche avere una squadra del cuore, ma non
dovrebbe farlo sapere.
Il tutto mentre si discute del comico che si è autoescluso
da Sanremo dopo le polemiche sulla sua satira. Un tema già abbastanza surreale
di suo, che però diventa grottesco quando a difendere la libertà di pungolare
il potere è una religiosa che, almeno in teoria, dovrebbe tenersi a debita
distanza dal chiacchiericcio politico-mediatico.
Quanto all’ordine di appartenenza della suora, resta, per
me, un mistero: l’abito sobrio e il copricapo potrebbero appartenere a diverse
congregazioni, e senza un riferimento esplicito è impossibile identificarla.
Forse è un dettaglio secondario. O forse no, visto che la neutralità, in certi
ruoli, dovrebbe essere un voto non scritto.
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