La vita è un' equazione aperta
Vita, tempo e qualità: variabili indipendenti.
Quanta sabbia contiene la nostra clessidra?
Il paradosso del tempo personale è che ne conosciamo solo l’inizio. Sappiamo quando siamo nati, ma ignoriamo completamente quando la sabbia finirà di scorrere. Questa incertezza genera reazioni molto diverse tra loro.
C’è chi, superata una certa soglia anagrafica, inizia a
guardarsi indietro con inquietudine. Dopo i settant’anni, per alcuni, il
passato diventa un archivio di errori, omissioni, scelte sbagliate. Si
ripercorrono le “malefatte”, come se analizzarle potesse rallentare il flusso
della clessidra. Ma non funziona così: il tempo non si riavvolge, non concede
revisioni. Il rimpianto può forse insegnare, ma non restituisce ciò che è
stato.
Altri, invece, affrontano l’avanzare dell’età con una
serenità sorprendente. Accettano gli acciacchi come parte del viaggio e
continuano a impegnarsi per gli altri, a coltivare relazioni, a costruire
significato. Non perché ignorino la fine, ma perché la riconoscono. Sanno che
la sabbia scorre comunque e decidono di darle valore.
La differenza tra queste due attitudini non sta nella
quantità di tempo rimasto, ma nel modo in cui si sceglie di viverlo. La
clessidra non si può capovolgere: ciò che possiamo fare è decidere come
impiegare ogni granello ancora sospeso.
Allora chiediamocelo: quanta sabbia contiene la nostra
clessidra?
Nessuno lo sa davvero. La nostra vita scorre silenziosa come
la sabbia in una clessidra antica, e per quanto ci sforziamo di ascoltare il
suo fluire, non riusciamo mai a coglierne il ritmo. Sappiamo quando il primo
granello ha iniziato la sua discesa, ma ignoriamo completamente quando cadrà
l’ultimo. È questo mistero, più di ogni altro, a dare forma al nostro cammino.
Ognuno di noi nasce con una quantità di sabbia già
stabilita, un tempo assegnato che non conosciamo e che non possiamo modificare.
Non esiste un modo per capovolgere la clessidra, per riavvolgere il flusso, per
recuperare ciò che è già scivolato via. Eppure viviamo come se il tempo fosse
una risorsa infinita, come se la sabbia non potesse mai esaurirsi.
La nostra consapevolezza del tempo è asimmetrica: conosciamo
l’inizio, ignoriamo la fine. È un’incertezza che può spaventare, ma che può
anche diventare un invito. Un invito a vivere con intensità, a non rimandare, a
non lasciare che il tempo scivoli via senza avergli dato forma. Ogni giorno è
un pugno di sabbia che possiamo scegliere come impiegare: sprecarlo in lamenti
o investirlo in gesti che lasciano traccia.
Arriva per tutti un momento in cui si comprende che la
sabbia non è infinita. È un istante di lucidità che può scuotere, ma anche
liberare. Perché quando accettiamo che la clessidra non si può capovolgere,
smettiamo di inseguire l’impossibile e iniziamo a dare valore al possibile. E
allora, più che chiederci quanta sabbia resta, dovremmo domandarci come vogliamo
usarla.
La quantità è un mistero. La qualità, invece, è nelle nostre
mani.

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