Sotto l'asfalto, la Storia
Il cuore granitico e industriale di Catanzaro Marina.
Non sempre la pioggia battente causa drammi. A volte scopre
antichi tracciati tombati sotto la pelle d’asfalto.
Nel tempo abbiamo imparato a disamare la fatica degli avi. Eppure loro erano dei tenaci costruttori e ancora adesso le loro opere sono testimonianze granitiche al pari delle lastre di pietra che ricoprivano il tracciato viabile delle strade principali che congiungevano città e popoli.
A guardarli non reggono il confronto con le tecniche
odierne. La via Appia era e rimane un monumento. Tutto del mondo antico parla
di resistenza al tempo. La filosofia costruttiva intendeva imporre l’opera dell’uomo
sulla natura attraverso l’edificazione solida ma mai conflittuale con gli
elementi atmosferici.
Ecco, questo pensiero sorge nell’osservare cosa cela l’asfalto
gettato negli anni recenti sul corso di Catanzaro lido. La pioggia battente di
questi giorni ha lavato via l’asfalto scoprendo il manto antico della strada:
enormi e solidi blocchi di pietra …
... enormi e solidi blocchi di pietra che sembrano
riemergere come il dorso di un gigante addormentato. In quel lastricato che
riaffiora tra le crepe della modernità, si legge la storia di Marina di
Catanzaro, un luogo che non è nato per caso, ma per la necessità viscerale di
connettere la terra al mare.
Il Risveglio di un Borgo
Mentre oggi la chiamiamo "Lido", per secoli questa
striscia di terra è stata il fulcro degli scambi del Mediterraneo. Quei blocchi
di pietra che la pioggia ha riportato alla luce ci ricordano l'epoca in cui il
borgo iniziò a strutturarsi seriamente, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio
del Novecento, quando la stazione ferroviaria e il porto fecero di Catanzaro
Marina un nodo nevralgico per il commercio della seta e degli agrumi.
La tenacia dei padri: Quella strada era il percorso dei
carri che portavano le merci dalle colline della città capoluogo fino alle
"caricatori" sulla costa.
L'architettura del fare: A differenza dell'asfalto
contemporaneo, figlio della rapidità e del risparmio, quelle pietre erano
posate con la consapevolezza che il mare, poco distante, avrebbe preteso
rispetto. Ogni blocco era incastrato per resistere alla salsedine e alla forza
d'urto del progresso di allora.
Un'eredità sotto i nostri piedi
Osservare quel tracciato significa guardare negli occhi i
pescatori e i primi ferrovieri che hanno abitato queste zone quando il
quartiere era ancora punteggiato dalle tipiche case basse e dalle rimesse. Il
contrasto è quasi poetico: sopra, un velo di bitume che si sgretola al primo
temporale; sotto, la memoria granitica di un’epoca in cui "costruire"
era un atto di sfida all'eternità.
Quei basoli sono i testimoni silenziosi della trasformazione
del borgo da semplice scalo marittimo a cuore pulsante della movida e
dell'urbanità moderna. Ci dicono che, nonostante l'espansione edilizia spesso
disordinata, le fondamenta di Catanzaro Lido poggiano su una sapienza antica
che non teme l'acqua, perché dell'acqua conosce i segreti.
"La modernità stende veli, ma la storia possiede radici che l'acqua non può marcire, solo svelare."
Quelle pietre, che ora la pioggia ha riportato alla luce,
sono le vertebre di un borgo che ha saputo farsi città partendo dalla sabbia e
dal lavoro. Catanzaro Lido non è nato solo come svago costiero, ma come
un'appendice industriale e commerciale vitale per l'intera Calabria.
L'Era del Ferro e del Vapore.
Il vero "battesimo" del borgo avvenne nella
seconda metà dell'Ottocento. Fu l'apertura della Stazione di Catanzaro Lido nel
1875, lungo la fondamentale Ferrovia Jonica, a decretare la fine
dell'isolamento. Prima di allora, la costa era un luogo selvaggio, dominato da
paludi e torri di avvistamento. Con il treno arrivò il progresso: le carrozze
non portavano solo viaggiatori, ma la ricchezza della città collinare — la seta
e gli agrumi — verso i mercati nazionali.
Il Cuore Industriale: Ciminiere e Tonnare
Quei blocchi di pietra che vediamo oggi sotto l'asfalto
sostenevano il passaggio dei pesanti carri diretti alle fabbriche che sorgevano
a ridosso del mare.
Le Ciminiere: Il panorama del quartiere era un tempo
punteggiato da sei grandi ciminiere, simboli di un'economia che trasformava il
laterizio e i prodotti della terra.
La Pesca e le Tonnare: Il mare non era solo un orizzonte, ma
una risorsa primaria. La storia del borgo è intrecciata a quella dei pescatori
di Casciolino e alle antiche attività marittime che trovarono finalmente un
approdo sicuro con il progetto del Porto di Catanzaro, concepito già negli anni
'50 per dare una casa a chi sfidava lo Jonio.
La Resilienza del "Basolato"
Mentre l'asfalto moderno è figlio di una manutenzione
effimera, quel selciato antico era progettato per la durata. La scelta di
pietre squadrate e solide rifletteva la filosofia costruttiva di un'epoca che
non conosceva l'obsolescenza programmata. Erano strade fatte per durare secoli,
destinate a reggere il peso di un quartiere che cresceva intorno alla sua
Piazza Garibaldi e al suo lungomare.
Oggi, quella pioggia che sembrava un fastidio si è rivelata
una finestra temporale: ci ha mostrato che, sotto la pelle sottile della
modernità, batte ancora il cuore granitico di chi ha costruito la Marina con
fatica e visione.
E la storia della Madonna di Porto Salvo è il respiro
spirituale di Catanzaro Lido, del legame indissolubile tra la terraferma e
l'imprevedibilità dello Jonio.
La devozione affonda le radici nella necessità di protezione
di chi, per secoli, ha sfidato le onde per sopravvivere. La tradizione narra
del salvataggio miracoloso di un equipaggio di marinai sorpreso da una violenta
tempesta. In preda allo sgomento, gli uomini invocarono la Vergine, promettendo
eterna devozione in cambio della salvezza. La tempesta si placò e i marinai
riuscirono a raggiungere la riva sani e salvi, stabilendo da allora un
"patto d'amore" con la loro protettrice.
Il Santuario e la Parrocchia
La nascita: Già nel XVIII secolo (intorno al 1700), il
Vescovo di Catanzaro, Monsignor Rossi, fece erigere una piccola cappella
dedicata a Santa Maria di Porto Salvo in una Marina ancora priva di luoghi di
culto.
L'evoluzione: Dopo il terremoto del 1783, la chiesa funzionò
per un periodo in un magazzino riadattato, finché nel 1832 fu costruita una
vera chiesetta a spese del Comune. Solo il 14 novembre 1889, con la crescita
del borgo, fu ufficialmente istituita come Parrocchia.
La "Madonna a Mare": un rito identitario che dura
nel tempo e suggella l’amore dei “marinoti” con la Mamma Celeste.
L'evento culmine della devozione si svolge l'ultima domenica
di luglio. Non è una semplice sfilata, ma un rito riconosciuto come Bene
Demoetnoantropologico:
La Processione: La statua della Madonna è portata a spalla
dai pescatori e issata su un peschereccio addobbato.
Il saluto dei bagnanti: Centinaia di imbarcazioni seguono la
"barca della Madonna", mentre migliaia di persone lungo la costa
salutano il passaggio della Vergine con un tuffo collettivo in mare, un gesto
di saluto e benedizione.
L'abbraccio ai quartieri: La processione tocca le zone
storiche del litorale come Casciolino, Fortuna e Giovino, portando la
protezione di Maria anche a chi non può raggiungere la chiesa.
Tra devozione, folklore e storia, assistiamo inermi all’oblio
imposto dalla contemporaneità:
L'industria di Catanzaro Marina non è semplicemente
"sparita"; è stata vittima di una metamorfosi urbana e di una crisi
strutturale che ha trasformato un polo produttivo d'eccellenza in un quartiere
residenziale e turistico.
Questi i motivi principali del declino e della scomparsa di
quel mondo:
1. Il crollo della "Città della Seta" e dei
Laterizi
Per decenni, Marina è stata il terminale della gloriosa
tradizione serica catanzarese. Tuttavia, con l'avvento delle fibre sintetiche e
la concorrenza dei mercati esteri nel secondo dopoguerra, le filande smisero di
essere competitive. Parallelamente, le grandi fabbriche di laterizi e materiali
edili (che sfruttavano l'argilla locale) subirono il colpo della crisi edilizia
e dell'innovazione tecnologica che rendeva obsoleti i vecchi impianti a ciclo
continuo.
2. La deindustrializzazione selvaggia
Tra gli anni '60 e '70, l'Italia intera visse una fase di
terziarizzazione. A Catanzaro Lido, le sei ciminiere che svettavano (simboli di
fabbriche come la Ledoga per il tannino o le fornaci di mattoni) iniziarono a
spegnersi una dopo l'altra. I costi di trasporto sulla Ferrovia Jonica, un
tempo arteria vitale, divennero troppo alti rispetto alle autostrade che
privilegiavano il versante tirrenico.
3. La spinta turistica e universitaria
Il motivo finale è di natura urbanistica. Con l'espansione
della città verso il mare, il suolo occupato dalle vecchie fabbriche divenne
troppo prezioso per scopi industriali.
Speculazione e Recupero: Molte aree industriali furono abbattute per far posto a complessi residenziali.
L'Università Magna Graecia: Lo spostamento del baricentro
cittadino verso sud e la nascita del campus universitario a Germaneto hanno
definitivamente cambiato la vocazione del quartiere, trasformandolo da
"luogo di fatica" a "luogo di servizi, movida e
accoglienza".
I resti del passato
Oggi di quell'epoca restano solo frammenti: qualche
ciminiera superstite (come quella nell'area dell'ex Gasometro), i nomi di
alcune vie e, appunto, quel basolato granitico che la pioggia scopre sotto
l'asfalto, testimone di una strada nata per reggere il passaggio dei carri
carichi di merci, non delle auto dei bagnanti.

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