Fiorita sì o Fiorita no
Tra hacking digitale e manovre di Palazzo: la città di Catanzaro stretta nella morsa di due insidie parallele.
TRAPPOLE VIRTUALI E AGGUATI REALI: IL DOPPIO ASSEDIO A CATANZARO.
INCIPIT, (neccessario) per comprendere la deriva in cui è costretto "chi vive ai margini".
Qual è il confine sottile che separa un’aggressione digitale da una manovra di potere? Nelle ultime ore gli account dei devices sono stati inondati da due messaggi diversi, ma entrambi allarmanti.
Da un lato, il virus della "ballerina" su WhatsApp: un vocale della Polizia Postale che avverte del rischio di clonazione dei contatti e furto d’identità.
Dall’altro, la notizia di un agguato politico in piena regola: la raccolta firme per far cadere il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita.
Se la truffa web punta a
svuotare le rubriche, l’operazione a Palazzo de Nobili sembra mirare a svuotare
il Comune della sua attuale guida, orchestrata da quella solita
"combricola" di volti noti che da decenni affolla corridoi e stanze
del potere, muovendosi come pedine nelle mani di burattinai che restano
nell'ombra, ben distanti dagli interessi dei comuni cittadini.
Il Contesto: Un assedio pianificato.
Mentre la cittadinanza si difende dai link malevoli che
promettono voti a danzatrici fantasma, la politica locale sta consumando un
rito antico. La firma dei consiglieri davanti al notaio non è che l'atto finale
di un logoramento iniziato mesi fa. A muoversi è un blocco di potere
trasversale, quella "casta" cittadina che ha attraversato ogni epoca
e ogni giunta, capace di cambiare casacca ma mai abitudini.
Perché vogliono far cadere Nicola Fiorita?
Il tentativo di "spallata" al sindaco non nasce da
una crisi improvvisa, ma da una strategia di recupero del territorio. Le
ragioni di questo agguato sono principalmente tre:
Il recupero delle "chiavi" della città:
L'amministrazione Fiorita, pur con le sue difficoltà, ha rappresentato una
rottura rispetto al passato. Per chi è abituato a gestire il consenso tramite i
corridoi comunali, questa anomalia va corretta.
Il controllo dei fondi PNRR: Catanzaro sta gestendo flussi
di investimento storici. La "solita combriccola" ha estrema fretta di
tornare ai posti di comando per decidere la destinazione di queste risorse.
L'instabilità come arma: Rendendo la città ingovernabile, le
opposizioni (spinte dai loro referenti esterni) puntano a dimostrare che
"solo il vecchio sistema può garantire ordine", cercando di stancare
l'elettorato.
Le ricadute "positive" dopo l'epurazione: La
versione dei firmatari:
Per chi sta firmando la fine della consiliatura, la caduta
di Fiorita sarebbe una "liberazione" necessaria per la città. Ecco
quali sarebbero, secondo loro, i benefici immediati:
Fine della paralisi amministrativa: Si sbloccherebbe
l'impasse decisionale causata da una maggioranza che, nell'ultimo anno, è stata
spesso fragile e numericamente incerta.
Unità tra Comune e Regione: Con un nuovo sindaco,
possibilmente in asse con la giunta regionale di centrodestra, si creerebbe una
filiera istituzionale più fluida per ottenere finanziamenti e supporto
logistico.
Ritorno alla "competenza tecnica": I sostenitori
dell'agguato promettono una gestione affidata a figure di lungo corso, capaci —
a loro dire — di rimettere in moto la macchina burocratica che oggi vedono
ingolfata.
Conclusione: Il cittadino tra due fuochi, rimane, forse, inebetito.
Che sia un link su WhatsApp o una firma da un notaio, il
rischio per il cittadino è lo stesso: subire una scelta altrui sulla propria
pelle. Mentre la polizia postale ci insegna a non rispondere ai messaggi
sospetti, la politica catanzarese attende di capire se la città saprà
riconoscere l'ennesimo "clonaggio" di un potere vecchio, travestito
da nuovo inizio.
E se ci fosse un commissariamento?
Il commissariamento è lo scenario che trasforma l’agguato
politico in realtà giuridica. Se le dimissioni dei consiglieri supereranno la
metà più uno dei componenti (17 su 32), Nicola Fiorita cesserà immediatamente
le sue funzioni e il Prefetto nominerà un Commissario Prefettizio.
Ecco cosa accadrebbe concretamente a Catanzaro e quali sarebbero le conseguenze:
1. Il Governo dei "Tecnici": Ordine o Immobilismo?
Con il commissariamento, Palazzo de Nobili passerebbe nelle
mani di un funzionario dello Stato.
I vantaggi: Il Commissario agisce con poteri straordinari
(Sindaco, Giunta e Consiglio). Non deve rispondere a partiti,
"burattinai" o logiche clientelari. È l'uomo della legalità pura e
del pareggio di bilancio. Potrebbe "ripulire" gli uffici da influenze
politiche tossiche.
I rischi: Un Commissario si limita solitamente all'ordinaria
amministrazione. Non ha una visione politica o un mandato popolare per avviare
grandi cambiamenti. Il rischio è che Catanzaro resti in un "limbo"
burocratico per mesi.
2. Le ricadute sui progetti in corso (PNRR)
Questo è il punto più delicato. Il Commissario dovrebbe
gestire i milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Se i progetti sono già cantierabili, il Commissario
garantisce la continuità tecnica.
Se, invece, servono scelte politiche coraggiose per varianti
o nuove direzioni, il commissariamento potrebbe rallentare tutto, facendo
perdere alla città treni irripetibili.
3. La "Piazza Pulita" della Solita Combriccola potrebbe ritorcersi contro.
Paradossalmente, il commissariamento è ciò che i
"burattinai" temono e desiderano allo stesso tempo:
Lo desiderano perché resetta la leadership di Fiorita e
permette di riorganizzare le truppe per le nuove elezioni.
Lo temono perché un Commissario Prefettizio serio potrebbe
andare a spulciare atti, appalti e determine gestite negli anni dalla
"solita combriccola", portando alla luce dinamiche che la politica ha
sempre preferito tenere sotto il tappeto.
4. Il ritorno al voto: Chi vince davvero?
Il commissariamento porterebbe Catanzaro a nuove elezioni
nella prima finestra utile (probabilmente la primavera successiva).
Sarebbe l'occasione per la città di decidere se premiare
nuovamente un progetto civico o se consegnarsi definitivamente a quei blocchi
di potere che hanno orchestrato la caduta di Fiorita.
Il rischio concreto è che, dopo mesi di gestione tecnica
"fredda", i cittadini tornino alle urne ancora più disillusi,
lasciando campo libero alle solite macchine elettorali.
In sintesi, il commissariamento è una medicina amara:
garantisce la fine di una crisi politica, ma sospende la democrazia cittadina,
lasciando che a decidere sia un "arbitro" esterno anziché i
rappresentanti eletti.
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