Vent’anni dopo Rotella

 

- Nel dibattito sul ventennale della morte di Mimmo Rotella riemerge un tratto storico della nostra città: la tendenza a trasformare la cultura in un terreno di contesa più che in un bene comune. Catanzaro celebra ciò che non ha saputo trattenere e rivendica ciò che non ha contribuito a far crescere, ripetendo un copione già visto con figure come Galluppi, Padula e persino Preti. La nascita di Rotella diventa così un vessillo identitario più che un’eredità culturale consapevole, mentre istituzioni, politica e collezionismo si contendono il suo nome. Ma la domanda che resta sospesa è la più scomoda: se fosse rimasto qui, sarebbe diventato Rotella. Forse il vero atto istituzionale non è commemorarlo, ma costruire finalmente una città capace di non perdere i suoi talenti.-

 


 Mimmo Rotella, Catanzaro e l’eterna tentazione di “possedere” la cultura.

 

La storia culturale di Catanzaro – e, più in generale, di molte città italiane – è attraversata da un paradosso costante: celebrare ciò che non si è saputo trattenere, rivendicare ciò che non si è contribuito a far crescere, trasformare la memoria in un feticcio da esibire più che in un patrimonio da coltivare. Il ventennale della morte di Mimmo Rotella si inserisce perfettamente in questa dinamica, diventando l’ennesimo campo di battaglia simbolico, politico, identitario.

Eppure, basterebbe guardare indietro per capire che non è una novità. 

Catanzaro ha sempre avuto un rapporto complicato con i suoi talenti. Nel Settecento, il filosofo e giurista Pasquale Galluppi dovette lasciare la Calabria per trovare ascolto e riconoscimento. Nell’Ottocento, il poeta Vincenzo Padula denunciava già la miopia delle élite locali incapaci di valorizzare il proprio capitale umano. Nel Novecento, figure come Mattia Preti – pur celebrato oggi come gloria cittadina – furono riscoperte solo secoli dopo, quando ormai la loro grandezza era stata certificata altrove.

 È un copione che si ripete: l’artista parte, trova fortuna, e solo allora la città d’origine si accorge di lui. 

Rotella non fa eccezione. La sua nascita a Catanzaro è un dato anagrafico, non un atto fondativo della cultura cittadina. La sua formazione, la sua esplosione creativa, la sua rivoluzione del décollage sono avvenute altrove: Roma, Parigi, New York. Luoghi dove l’arte non è un ornamento, ma un ecosistema.

Eppure, oggi, la sua figura è contesa come un trofeo. Politici, collezionisti, istituzioni: tutti pronti a rivendicare un frammento di eredità, spesso più per convenienza che per reale convinzione culturale. È un meccanismo antico, quasi feudale: il prestigio dell’artista diventa capitale simbolico da spendere, da distribuire, da usare come leva.

Ma la domanda che nessuno vuole affrontare è semplice e spietata: 

Se Rotella fosse rimasto a Catanzaro, sarebbe diventato Rotella? 

Oppure sarebbe stato uno dei tanti talenti soffocati dalla mancanza di opportunità, di visione, di coraggio?

La risposta, se siamo onesti, è evidente. 

E non riguarda solo lui. Riguarda un’intera città che spesso confonde la celebrazione con la comprensione, il possesso con la valorizzazione, il campanilismo con la cultura.

Angelino, “u pustureri”, amico di Rotella e figura colta e raffinata, è un altro esempio di come Catanzaro abbia prodotto personalità brillanti senza però riuscire a costruire un contesto capace di accoglierle. E andando ancora più indietro, si incontrano decine di storie simili: artisti, artigiani, intellettuali che hanno trovato altrove ciò che qui non esisteva.

E allora, mentre si discute del ventennale, delle mostre, delle fondazioni, dei diritti, dei meriti e delle eredità, forse sarebbe il caso di spostare lo sguardo. 

Non su ciò che Rotella ha fatto per Catanzaro, ma su ciò che Catanzaro non ha fatto – e continua a non fare – per i suoi Rotella di oggi.

Forse il vero omaggio a Mimmo Rotella non sarebbe l’ennesima celebrazione, l’ennesima targa, l’ennesimo evento. 

Forse il vero omaggio sarebbe creare finalmente una città in cui un giovane artista non debba scappare per diventare qualcuno. Perché, diciamolo senza ipocrisie: 

Catanzaro non ha bisogno di un altro Rotella da commemorare. Ha bisogno di evitare di perderne altri.

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