Il tempo che ritorna in un’immagine
Un mondo intero in pochi millimetri.
Rivedere il passato attraverso una fotografia significa misurare la distanza percorsa senza perdere il senso di ciò che ci ha resi. È un esercizio di memoria, ma anche di gratitudine verso tutto ciò che abbiamo costruito. In pochi millimetri quadrati può davvero stare un mondo intero.
Quella foto del mio studio, postata da Valentina, mia
figlia, è stata un regalo inatteso. Due allieve davanti ai cavalletti, le mie
gemelline piccolissime che gironzolano, i lavori appesi alle pareti – i miei e
quelli degli allievi – accumulati tra il 1986 e il 1999. Un microcosmo di
relazioni, creatività, tempo donato e ricevuto.
Rivederlo oggi significa riconoscere che quel pezzo di
strada non è andato perduto. Vive ancora nei ricordi, nelle persone, nei gesti
che hanno attraversato quelle stanze. E questo, per me, vale più di qualsiasi
riconoscimento.
Le immagini, meglio delle parole, hanno una forza quieta:
non cercano di impressionare, ma arrivano dritte al punto perché nascono da un
vissuto autentico. Questa fotografia non è solo un’immagine: è un varco
attraverso cui riaffiora ciò che ho costruito, dato, condiviso.
C’è una bellezza particolare nel riconoscere il valore del
proprio passato senza trasformarlo in autocelebrazione. È un equilibrio raro:
guardare indietro con affetto, con un filo di nostalgia, ma anche con la
consapevolezza serena di aver lasciato un segno. Non un segno rumoroso, ma uno
di quelli che restano nelle persone, nei gesti, nei ricordi degli altri e nei
miei.
Lo studio, le allieve, le mie bambine piccolissime, i lavori
appesi alle pareti… era un piccolo ecosistema umano, un luogo dove si
intrecciavano creatività, cura, crescita. Rivederlo oggi attraverso lo sguardo
di mia figlia aggiunge un ulteriore strato di significato: è come se il tempo
avesse compiuto un cerchio perfetto e restituisse ciò che è stato seminato.
Un regalo inatteso, sì. Ma soprattutto la conferma che nulla
di ciò che abbiamo fatto con autenticità va perduto: continua a vivere nelle
persone, nei gesti, nelle immagini che ancora oggi sanno generare emozione.

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