Sabato sera, un gatto nero e ...
Una storia domestica di ordinaria, quasi, amministrazione.
Non è vero ma…
Quando un gatto nero e un tubo "cinese" decidono di mettersi d’accordo un sabato sera.
Non ho mai creduto alla leggenda della sfortuna collegata al gatto nero che taglia la strada, così non do importanza e continuo nel mio senso di marcia senza deviare. Avrei potuto farlo, certo, lasciando a qualcun altro la jattura popolana, ma mi sembrava ridicolo. Eppure, quella sera, un filo di attenzione in più me lo sono concesso. Non si sa mai, mi sono detto: magari è un segnale gentile da qualche anima buona che mi guarda da lassù.
Come avrebbe sentenziato il mio amico Gerardo: “Il malocchio non esiste, e se hai fede e credi in Gesù non ti tocca niente.”
Ben diverso dal pensiero dell’altro amico, quello che al gatto nero attribuisce ogni genere di sciagura, dalle bollette alte alle giornate storte condizionate dai piccoli inconvenienti che non mancano mai.
Rientro a casa incolume. Si cena in grazia di Dio, la tv borbotta in sottofondo, la serata scorre serena.
Poi, all’improvviso, un sibilo. Prima lieve, poi sempre più insistente, fino a coprire perfino il volume del telegiornale.
Mi fermo. Ascolto.
Viene dal lavello.
Mi avvicino: il tappeto è bagnato. Apro lo sportellino e un getto d’acqua ribelle mi colpisce in pieno.
E mò?
Chiudo l’acqua dal rubinetto generale e, gocciolante, prendo il telefono. Chiamo l’idraulico senza speranze: è sabato sera, chi vuoi che ti risponda. mi dico.
E invece risponde. Cortese, pure.
«Se può aspettare un giorno, lunedì mattina sono da lei.»
«Sì, certo… ma magari domattina vado a comprare il necessario, lei mi dice cosa serve e…»
«No, guardi, non si fidi dei prodotti da hobbisti. Non durano niente. Ci vuole materiale serio, da professionisti.»
In effetti, penso, quel tubo l’avevo preso in offerta tra le cineserie. Si presentava bene, lucido, promettente… ma aveva la stessa affidabilità di un ombrello di carta sotto un temporale.
E adesso? Non resta che aspettare. E negarsi il conforto dell’acqua calda, dei termosifoni.
Già, perché se chiudo la condotta dell’acqua calda, anche i termosifoni restano freddi. E oggi il termometro segna meno tre: per noi al Sud equivale a sottozero morale, oltre che climatico.
Resto lì, in cucina, a guardare il mobile del lavello come si guarda un nemico che ha appena sferrato un colpo basso. Il gatto nero mi torna in mente. Non ci credo, non ci ho mai creduto… però. Il dubbio mi assale lentamente... Non è vero, ma… meglio non sfidare troppo la sorte. E aspettare

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