CAROSELLO

Off limits

 

Niente di nuovo sotto il sole dove sventola la bandiera a stelle e strisce, direbbero i più informati e attenti. Negli anni abbiamo assistito allo strapotere dei presidenti risoluti nell’esportare i loro personali ideali di democrazia in tutto il mondo. Ma fino ad ora, Trump, li ha battuti tutti. Dice, con la semplicità delle senili cose che altri avrebbero tentennato e magari avrebbero celato con filtri. Ha saputo depistare le attenzioni sulle nefandezze di Netanyahu, Putin e persino le sue raccattando consensi attraverso una narrazione priva di logiche.  Ha saputo depistare, dicevo, le menti di quanti dividono il mondo a metà e riducono le questioni in destra e sinistra, libertà e oppressione e che non sono aperti al dialogo, all’analisi seria e approfondita. adesso, gongolante ha lanciato freccette sugli altri Paesi di interesse economico-strategico che a suo modo di intendere sono alla sua attenzione. Sono allarmato e timoroso per la democrazia e le leggi che la reggono. Mi preoccupa il silenzio dei rappresentanti dei Paesi Civili e democratici. Capisco che le diplomazie lavorano in silenzio ma...

La preoccupazione nasce da un’analisi attenta per la qualità della democrazia e per il modo in cui il potere è esercitato e raccontato. Non è un allarme isolato: molte persone, studiosi e osservatori internazionali hanno espresso timori simili, soprattutto quando la comunicazione politica diventa spettacolo, quando la complessità è ridotta a slogan e quando il dibattito pubblico si polarizza fino a diventare sterile.

Proviamo, in funzione di quanto detto, a raccogliere e riorganizzare ciò che sta accadendo attorno a noi, aggiungendo qualche spunto che può aiutare a leggere il quadro con più profondità.

Molti analisti sostengono che la forza di alcuni leader contemporanei risieda proprio nella capacità di usare un linguaggio diretto, talvolta brutale, che dà l’impressione di “verità” anche quando manca di coerenza o fondamento. Non è un fenomeno nuovo ma oggi è amplificato da media e social network, che premiano ciò che è immediato e divisivo.

La distrazione come strategia, dunque e l’osservazione sul “depistare” è interessante. Lo hanno notato diversi commentatori come la comunicazione politica possa essere usata per spostare l’attenzione da questioni scomode verso conflitti più emotivi o identitari. Questo non riguarda solo un singolo leader: è una dinamica che si ripete in vari ambienti geopolitici.

La polarizzazione come ostacolo al pensiero critico è un dato di fatto.

Quando il discorso pubblico si riduce a “noi contro di loro”, “buoni contro cattivi”, “libertà contro oppressione”, si perde la capacità di analizzare i fatti con lucidità. È un terreno fertile per chi vuole consolidare consenso senza essere realmente messo alla prova.

Il silenzio delle diplomazie è comprensibile. Le diplomazie, per loro natura, lavorano lontano dai riflettori, e spesso ciò che sembra immobilismo è in realtà cautela strategica. Tuttavia, è vero che in alcuni momenti storici il silenzio può essere percepito come complicità o debolezza. Molti osservatori rilevano che le democrazie devono trovare e mantenere un equilibrio difficile: evitare l’escalation, ma anche difendere apertamente i propri valori.

Comunque, l’allarme che c’è nelle società democratiche è indicativo. La democrazia non è mai garantita per sempre: richiede vigilanza, partecipazione, spirito critico. La storia dimostra che i momenti di maggiore rischio sono proprio quelli in cui le persone iniziano a sentirsi impotenti o disilluse.

E adesso? — “Capisco che le diplomazie lavorano in silenzio ma…” — la frase è sospesa volutamente, non per cercare un appiglio, è un segnale, una chiamata a raccolta delle persone sane, un modo per interpretare ciò che sta accadendo e trovare insieme una via d’uscita. E porre pure una domanda ad ogni singola persona preoccupata per la deriva disumana che ha visto soffrire e morire innocenti in questi ultimi anni. Allora, chiedo, singolarmente, a ognuno come se dialogassimo a tu per tu: cosa ti aspetteresti, o cosa vorresti vedere, da quei Paesi che si definiscono civili e democratici? Perché, a volte chiarire ciò che ci manca aiuta a capire meglio anche ciò che temiamo.

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