L'angelo dalle sembianze meloniane

 


Stento a crederci! Non so se pensare ad uno slancio d’affetto, politico, o semplice possibilità di ritagliarsi un momento di gloria. La notizia ha del surreale: un restauratore trasforma un angelo dell’affresco della chiesa di san Lorenzo in lucina, Roma, con il volto di Giorgia meloni.

Cosa è successo davvero? 

Diversi articoli confermano che nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma un angelo restaurato presenta una notevole somiglianza con la premier Giorgia Meloni. Il caso è esploso dopo che il quotidiano la Repubblica ha pubblicato la foto del restauro, scatenando reazioni politiche, istituzionali e perfino un commento ironico della stessa Meloni. 

Perché la storia colpisce così tanto?

È un mix perfetto di arte, politica e simboli nazionali. Un affresco religioso che improvvisamente sembra raffigurare la Presidente del Consiglio è un cortocircuito culturale irresistibile. Cosa ha spinto l’artigiano del pennello matto a giocare questo tiro mancino? Affetto? Difficile dirlo.  Provocazione politica? Possibile, vista la reazione immediata dei partiti.  Ricerca di visibilità? Non sarebbe la prima volta che un restauro “creativo” diventa virale.  In più, la basilica è un luogo storico molto noto, e l’idea che un volto contemporaneo — e per di più politico — finisca su un angelo crea un contrasto che cattura l’attenzione di chiunque.

Gli affreschi in quella cappella non sono opere antiche: risalgono al 1985, quindi non si tratta di un danno a un capolavoro storico, ma comunque di un intervento che deve rispettare criteri di correttezza e trasparenza.  

Comunque, tento per gioco, titoliamo il post : “L’angelo caduto… nel dibattito politico”. E iniziamo la narrazione che ha davvero spunti surreali:

Un giorno ti svegli, apri il giornale e scopri che a Roma non piovono più miracoli, ma restauri creativi. Nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, un angelo ha improvvisamente assunto le sembianze della Presidente del Consiglio, e da lì in poi il Paese ha smesso di discutere di inflazione, sanità e scuola: l’unico tema all’ordine del giorno è diventato il cherubino con la frangetta e il cartiglio dell’Italia tra le mani.

L’opposizione grida allo scandalo, la maggioranza all’ossessione, la Soprintendenza corre a controllare se l’angelo abbia la tessera di partito, e la premier — con un tempismo comico invidiabile — si limita a dire che no, non somiglia a un angelo. Nel frattempo, il restauratore giura di essere innocente, come se avesse solo cambiato una lampadina e non il volto di un essere celeste.

In un Paese dove ogni cosa diventa simbolo, anche un affresco del 1985 riesce a trasformarsi in un caso nazionale. E forse è proprio questo il miracolo: riuscire a far discutere tutti di arte, politica e religione… senza che nessuno si metta d’accordo su cosa sia davvero successo.

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