Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Catanzaro, dentro e fuori le mura

 


Uscire dalla città è un’impresa specialmente quando i lavori nell’arteria principale di entrata e uscita è interessata dai lavori di manutenzione. Il ponte Morandi sovrasta la vallata del fiume torrentizio e unisce i due lati opposti del nucleo urbano. Ho tempo per osservare. Il dirupo sotto via Carlo quinto è impervio e la vegetazione sembra essere la fautrice della conservazione. Le rocce sembrano friabili ad occhio nudo e pare davvero che le radici dei fichi d’india fungano da collante. E quella casetta, anzi i resti di quella che un tempo forse era una casa o molto più probabilmente un rifugio temporaneo per attrezzi e animali. Sta lì. Non si capisce come sia stato possibile  edificarla vista la ripidità del terreno.

Quel tratto di Catanzaro, sospeso tra il cemento del Viadotto Bisantis (il "Gigante" di Morandi) e il baratro sottostante, ha un fascino quasi ipnotico. Quello che si osserva non è solo natura, ma un esempio estremo di resilienza geologica.


E mentre aspetto che il traffico scorra, voglio condividere un paio di chicche su quello che sto guardando.

L'ingegneria del "verde": Non inganni. Le radici del Fico d'India sono state storicamente utilizzate per il consolidamento dei terreni scoscesi. La loro struttura fascicolata agisce come una vera rete naturale che trattiene il terreno friabile tipico della zona, prevenendo l'erosione superficiale delle pareti di via Carlo V.

E quei ruderi impossibili, molte di quelle piccole strutture che vediamo incastonate nel dirupo erano parte di un sistema di micro-agricoltura eroica. Secoli fa, ogni lembo di terra, anche il più verticale, era terrazzato dai contadini con muretti a secco per coltivare ortaggi o per offrire riparo ai pastori che facevano risalire le greggi dal greto della Fiumarella verso i quartieri alti.

Il Ponte come cornice e vanto della catanzaresità è la storia del colosso che abbiamo tutti sopra la testa, quando entriamo o usciamo da Catanzaro. I più curiosi possono consultare la scheda tecnica sul sito della Fondazione Ordine Ingegneri e scoprire di più sulla storia urbana di Catanzaro attraverso il portale del comune di Catanzaro, che spesso dedica approfondimenti a questi angoli nascosti della città. O al nostro blog https://aore12.blogspot.com/ che dal 2009 dedica molto spazio alla terra di Calabria e alle sue genti, analizzandone gli aspetti con l'intenzione di contribuire, segnalandoli per trovare insieme un rimedio 

Intanto mi godo lo spettacolo: l’architettura a campata unica è uno dei pochi posti dove l'opera dell'uomo (il ponte) e l'ostinazione della natura si guardano dritto negli occhi. Sperando che i lavori finiscano presto!

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