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Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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La sacralità blasfema del potere, da Putin a Trump

 

Non so quanto ci sia di vero nella notizia che vede Trump attorniato da pastori nella stanza ovale. Storicamente, i despoti, hanno consacrato il loro atto di forza nei confronti dei deboli attraverso riti apotropaici, non tanto per ingraziarsi i “demoni” del male quanto per cercare consenso tra i seguaci delle sette religiose. Per  ultimo, in ordine di tempo, lo ha fatto Putin facendosi consacrare dal massimo esponente della religione che governa il popolo russo, ed ora, stando a quanto pubblicato sui social, Trump.

 

L’Altare del Potere: Liturgie Oscure e il Consenso del Sacro

Dalle stanze del Cremlino allo Studio Ovale, l’abbraccio tra il leader carismatico e l’autorità religiosa svela la natura arcaica del potere moderno, dove il rito diventa scudo per l’arbitrio e il dogma si fa collante per la massa.

Il potere, quando ambisce all’assoluto, non si accontenta mai della sola forza burocratica o militare; esso ricerca disperatamente una validazione che trascenda l’umano. L’immagine di un leader politico circondato da pastori oranti o chinato di fronte a icone millenarie non è un’anomalia della modernità, ma il riaffiorare di un archetipo antropologico: la sovrapposizione tra il "Capo" e il "Sacerdote".

La sacralizzazione del sopruso

Storicamente, il despota utilizza il rito per trasformare l’oppressione in missione. Quando Putin si lascia avvolgere dall'incenso della Chiesa Ortodossa, non sta semplicemente professando una fede; sta evocando il mito della Terza Roma, trasformando un conflitto geopolitico in una guerra metafisica tra il bene e il male. Allo stesso modo, la "posa delle mani" nello Studio Ovale trasforma l’agenda politica in una volontà divina imperscrutabile. In entrambi i casi, il corpo del leader smette di essere carne corruttibile per farsi tempio del consenso delle sette e delle fazioni religiose più radicali.

Il rito come anestetico morale

L’atto di forza contro i deboli necessita di una narrazione che lo nobiliti. Il rito serve a questo: a silenziare la bussola etica individuale per sostituirla con l’obbedienza al dogma. I seguaci non vedono più un uomo che esercita il potere, ma un prescelto che agisce per conto di un’entità superiore. Questa estetica della devozione è lo strumento con cui si cementa la fedeltà dei "credenti" politici, creando un fronte identitario dove il dubbio è considerato peccato e l’opposizione diventa eresia.


La danza con i demoni del consenso

Non è il sovrannaturale a essere evocato, ma la parte più ancestrale della psiche collettiva. Il despota sa che il consenso razionale è fragile, mentre quello religioso è granitico. Attraverso queste liturgie, egli si garantisce l'appoggio di strutture clericali che, in cambio della protezione dei propri privilegi, offrono il controllo capillare delle anime. È un patto faustiano dove la spiritualità viene sacrificata sull'altare della geopolitica, e dove il rito antropologico funge da sigillo per un'autorità che non accetta limiti umani.

 

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