Sulle rovine della ragione

 


Chi ha un briciolo di cuore piange al solo pensiero di quanto sta accadendo in Medio Oriente.

Le parole crude dei portavoce di Trump e le sue non evidenziano alcun dolore per la morte che stanno seminando tra la popolazione in Iran e prima ancora in Palestina e nelle terre in cui vogliono insediarsi le colonie di Netanyahu.

È una sporca sporchissima guerra satura d’interessi personali. Questa è! Anche se intendono, i fautori e i sostenitori dello scempio, stendere un velo di ipocrisia indorando l’amaro calice con parole e concetti che non reggono più il confronto.

Capisco da una parte la cautela dei leader europei ma da cittadino non posso non urlare la mia indignazione nei confronti di questa folle mattanza. Non c’è motivazione che possa valere quando si semina terrore e morte! E men che meno cercare le religioni a sostenere il più grande dei peccati: l’assassinio!

L’ECLISSI DELL’UMANO

L’indifferenza dei potenti alimenta il fuoco del conflitto: è tempo di fermare la mano che arma l'odio in nome del potere.

Non si può restare spettatori muti mentre la storia viene scritta con il sangue degli innocenti. Ciò a cui assistiamo non è una strategia di difesa, né una necessità geopolitica: è il fallimento totale della coscienza civile. Quando la politica abdica al suo ruolo di mediazione per farsi complice della distruzione, quando il cinismo di certi leader riduce interi popoli a semplici "danni collaterali" sull'altare di ambizioni personali o elettorali, l’umanità intera subisce una sconfitta irrimediabile.

È un insulto all'intelligenza, prima ancora che alla morale, tentare di giustificare l’orrore con il paravento della fede o della sicurezza nazionale. Nessun dio ha mai chiesto il sacrificio di un bambino; nessuna terra vale la distruzione di una generazione. Eppure, vediamo i potenti della terra giocare a scacchi con le vite altrui, ignorando che ogni bomba che cade in Iran o in Palestina non distrugge solo edifici, ma scava solchi di odio che le generazioni future non riusciranno a colmare.

È tempo di richiamare i leader mondiali a una sobrietà morale che sembra smarrita. La politica deve tornare a essere l’arte del possibile e della pace, non lo strumento del massacro. Servono parole di verità, non slogan intrisi d’ipocrisia. Servono gesti di coraggio che sappiano dire "basta" alla fornitura di armi e agli insediamenti illegali. Fermatevi, finché resta un briciolo di dignità da salvare. Il mondo non ha bisogno di eroi di cartapesta che soffiano sul fuoco, ma di statisti capaci di piangere per ogni vita spezzata, di qualunque bandiera essa sia, e di agire di conseguenza per spegnere l'incendio.

 Intanto, sulle rovine, tra i fumi della terra bruciata che profuma di polvere da sparo, stupidamente qualcuno gioca partite truccate.

Sulle macerie dove l'aria sa di zolfo e silenzio forzato, quel "gioco" non è altro che l'ultima illusione di chi crede di poter dominare il caos. È il paradosso di puntare tutto su un tavolo che sta già andando in cenere.

Mentre nei cieli volatili raccapriccianti emanano onde sonore. Il loro stridio non è un canto, ma una frequenza che lacera i pensieri, e disturba persino i sistemi di dispersione acustica usati per allontanare i viventi dalla luce della ragione e instradarli nei rifugi che non salvano dalla disperazione.

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