Il Vassoio del Privilegio

 


Oltre l’immagine: similitudini del quotidiano

L'opera incarna perfettamente lo spirito dell’objet trouvé, elevando un frammento della cultura pop commerciale a testimonianza sociologica. Attraverso un assemblaggio creativo, l’oggetto smette di essere scarto e inizia a rimandare a concetti "altri". La composizione, intitolata “Friends”, si distingue per alcuni elementi chiave che intendono risemantizzare l’idea di fratellanza.

Nella natura "ritrovata" dell'oggetto, il simbolismo del consumo — rappresentato dall’uovo di Pasqua di Friends (Dolci Preziosi) — non è solo il rimasuglio di un dolce, ma un simulacro della nostalgia moderna. Grazie a un rigore compositivo quasi chirurgico, i pezzi si trasformano da scarto in reperto: la geometria dell'etichetta nutrizionale inclinata, la barchetta dorata e l’illustrazione centrale creano un equilibrio asimmetrico che conferisce intenzionalità artistica al caos del quotidiano. È una riflessione su come i prodotti destinati all'obsolescenza possano acquisire una nuova dignità attraverso lo sguardo del curatore.

L'uso del cartone dorato da pasticceria come supporto non è solo una scelta estetica, ma un simbolo politico: rappresenta l’impalcatura dorata su cui poggia il nostro benessere. È la base su cui consumiamo piaceri superflui, mentre per altri rimane una chimera irraggiungibile. In questo contesto, la barchetta dorata in alto perde la sua leggerezza ludica per assumere un significato drammatico. Nell'arte contemporanea, la barchetta di carta evoca spesso la fragilità dei migranti; il fatto che sia fatta dello stesso oro del vassoio suggerisce che la loro tragedia avvenga proprio ai margini del nostro privilegio.

Al centro dell'opera, il logo di Friends con i personaggi sul divano diventa l’icona massima della comodità domestica. Evidenzia la nostra tendenza a rifugiarci nell’intrattenimento e nei legami sicuri mentre, "fuori dall'inquadratura", il resto del mondo soffre la fame e il terrore causati da regimi sanguinari. Qui l’etichetta nutrizionale assume le sembianze di un referto burocratico: mentre noi contiamo calorie e grassi per eccesso, altri periscono per mancanza del necessario. L’opera diventa così una denuncia del paradosso contemporaneo: un’esistenza patinata costruita sopra una realtà di privazioni che preferiamo non vedere.

Conoscere l'autore, Mario Iannino, permette di inquadrare il lavoro in un percorso artistico preciso, dove l'assemblaggio è un linguaggio per decodificare il reale. L’artista catanzarese, noto per la sua ricerca sulla "grafia creativa" e per il suo approccio "contaminatore", utilizza materiali poveri per creare vere e proprie urla visive. In questo lavoro, la sua poetica emerge attraverso tre pilastri:

 L’Estetica dello Scarto: Il vassoio di pasticceria, simbolo di una dolcezza borghese ed effimera, è nobilitato a supporto di un archivio della memoria collettiva.

 La Dualità Privilegio/Sofferenza: Mentre il cuore dell’opera celebra il comfort (il divano), la struttura evoca la fragilità umana. È un’opera ferocemente ancorata alla "carne" dei problemi sociali.

 La Testimonianza Critica: Per Iannino, fare arte significa creare nuove forme linguistiche per "pilotare" il messaggio oltre l'estetica.

In definitiva, l’oggetto trovato non è più un gioco dadaista, ma un atto civico silenzioso: un monito su come la nostra vita dorata poggi su un equilibrio precario che ignora sistematicamente il dolore altrui.

Mario Iannino agisce come un "contaminatore" del reale. L’artista non cerca la bellezza, ma la testimonianza. La sua poetica trasforma il vassoio di recupero in un archivio della memoria collettiva, dove l'estetica borghese della "dolcezza" è sporcata dalla realtà dei fatti sociali.

L’opera non vuole commuovere, né toccare corde emotive come asseriva Emile Zola, ma esporre un paradosso: la nostra stabilità è un equilibrio precario costruito sopra privazioni altrui. L’oggetto trovato smette di essere un gioco visivo e diventa un atto civico, un monito silenzioso sulla cecità del privilegio.

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