Dichiarazione d'amore, per sempre sì?
L’effimero e l’eterno
Oltre la retorica della mimosa: se la celebrazione diventa un rito ciclico, solo l’amore svincolato dal possesso può aspirare alla permanenza.
Per sempre?
Oggi il calendario sul quale si segnano gli avvenimenti
civili è dedicato alla festa della donna. Mimose e retorica faranno a gara per
santificare la figura femminile e mentre la radio trasmette una canzoncina
melensa forgiata sulla dinamica narrativa ed eccessivamente teatrale partenopea
altre donne e bambini di là dai confini nazionali muoiono sotto le drammatiche
determinazioni dei despoti. Per molte donne e bambini, persone comuni di ogni
età, a prescindere dall’etnia e dai credo, non è festa! Né hanno il sentore di
cosa voglia dire per noi questa data.
Non è, ripeto una questione di sesso, anche se le donne la
generano insieme agli uomini, la sacralità che noi vorremmo dare all’8 marzo. E
la mimosa scelta per significare la resilienza delle donne, non è un fiore
gentile. È l’infiorescenza di un arbusto forte. Ma che germoglia i suoi pilucchi
gialli in questo periodo e che tutto sommato apre alla primavera… non è quindi
un fiore perenne. Non è per sempre! È ciclico. E nella ciclicità ricorrono
tutti gli aspetti connessi e connaturati alla vita.
Chi ama perché portato dalla natura empatica del proprio essere,
sa bene che le cose terrene non sono e non possono essere eterne, anche se… gli
amori puri svincolati dalla possessività lo sono e diventano forza cosmica.
È proprio in questa forza cosmica che risiede l'unica vera
resistenza al tempo e alle barbarie. Se la mimosa appassisce e la festa si
consuma nello spazio di un giorno, l’impegno per la dignità umana non può
permettersi il lusso della ciclicità. Non basta ricordare le vittime o
celebrare le conquiste a intervalli regolari, come se la giustizia fosse una
stagione. L’amore che non possiede, ma libera, è l'unico strumento capace di
trasformare un rito passeggero in una scelta quotidiana. Forse il "per
sempre" non appartiene ai fiori o ai calendari, ma al modo in cui
decidiamo di restare umani, anche quando il mondo attorno sembra averlo
dimenticato.

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