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Visualizzazione dei post con l'etichetta imprenditori

Callipo, la forza di un gesto

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  La lezione di Pippo Callipo: quando l’impresa ricorda di essere comunità. Un gesto semplice, ma non banale: mille euro ai dipendenti tra contanti e buoni acquisto. Un segnale che va oltre la cifra e racconta un’idea precisa di impresa: quella che riconosce il valore delle persone e non considera il lavoro un ingranaggio, ma una famiglia allargata. Ci sono notizie che scaldano il cuore più di altre. Non perché siano clamorose, ma perché riportano al centro ciò che spesso dimentichiamo: la dignità del lavoro e il valore delle persone. La decisione di Pippo Callipo di condividere il successo della sua azienda con i dipendenti, donando loro mille euro tra denaro e buoni acquisto, appartiene a questa categoria. Una scelta che non dovrebbe essere straordinaria, eppure lo è. E proprio per questo merita di essere raccontata. In un tempo in cui troppo spesso si parla di impresa solo in termini di numeri, margini e competitività, Callipo ricorda che un’azienda è prima di tutto una co...

se l'imprenditore non fa i soldi è colpa dei vagabondi col reddito di cittadinanza

È tutta colpa del reddito di cittadinanza? Leggo che alcuni imprenditori si trovano in difficoltà ulteriori dopo le restrizioni pandemiche per colpa dei redditi di cittadinanza erogati dallo Stato ai disoccupati e privi di reddito. I predatori lamentano di non trovare personale qualificato per le proprie im-prese. Già, personale qualificato che preferisce oziare anziché andare a lavorare! Affermazione che lascia esterrefatti. Cerchiamo allora di fare le pulci alla notizia: primo punto, quanto offrono ai lavoratori qualificati per garantire gratificazione, crescita e empatia nell'azienda? E per quante ore di lavoro? Secondo punto: gl'impresari garantiscono dignità salariale e lavorativa ai dipendenti? Terzo punto: va be' lasciamo stare. Sarebbe lungo enumerare le pecche di certa classe imprenditoriale. Con ciò, ovviamente non si vuole accusare l'imprenditoria sana calabrese che è una enorme fetta. Si vuole semplicemente rammentare a quanti cavalcano l'onda e...

Il 17 aprile voto

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PER UNA AUSPICABILE NUOVA VISIONE DELLA POLITICA AL SERVIZIO DEI CITTADINI E DEGLI IMPRENDITORI SANI Calabria, Le Castella, Isola Capo Rizzuto, KR,  ph gentile concessione Valentina© Ianninio Domenica 17 aprile andrò a votare! Andrò per dire a chi suggerisce di andare al mare o molto più esplicitamente di astenersi per non raggiungere il quorum e rendere inutile il referendum contro le trivelle in mare motivando l'astensione con un valore più alto quale la perdita del lavoro per migliaia di lavoratori qualora i sì vincessero il braccio di ferro tra petrolio e gas contro le rinnovabili . Già, perché questo è il vero motivo! Alla fine vincerà comunque una lobby. Ed a noi cittadini elettori lasciano il cerino in mano acceso: chi fare vincere? Le trivelle , rinnovando loro le concessioni governative con tutto quello che ne consegue, oppure le cosiddette invadenti brutte e inutili, controproducenti per la collettività, fonti  rinnovabili?

Perugia, imprenditore e impiegate vittime del disagio sociale

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Davanti a certi fatti difficile trovare parole, tentare analisi o prendersela con qualcuno o qualcosa per dare senso a tensioni cresciute nel tempo. SI rimane annichiliti! A nulla vale inveire contro gli organi istituzionali o gli strumenti burocratici. Unico dato raccapricciante, davanti al quale si rimane, appunto, di pietra è la tragedia umana di un piccolo imprenditore che vedendosi revocati dei contributi, dopo numerosi tentativi per riottenere gli accediti presso gli uffici provinciali e regionali di Perugia, irrompe nella sede istituzionale che gli aveva revocato il finanziamento e uccide due impiegate della regione Umbria. «Mi mancavano tre cartellini, libretto di fumo, macchine in movimento, una cavolata… mi hanno tolto un accreditamento e di conseguenza i 160 mila euro di finanziamento approvato». questo il laconico commento dell'imprenditore, vittima del disagio sociale, qualche giorno prima che accadesse il fattaccio. Andrea Zampi, imprenditore di 43 anni, ...

Denuncia e speranza di un Testimone di Giustizia

Mi è capitato tra le mani un libro dalla veste grafica banale che, a primo acchito, non suscita curiosità nel lettore. Copertina bianca con scritta centrale rossa tra due linee orizzontali rosse e agli estremi, verticalmente, due nomi dal cognome identico: in alto, Pino Masciari e sotto, in basso Marisa Masciari. Fratello e sorella? No, marito e moglie! È d’uso, in Calabria, che la donna sposata perda il cognome da nubile e acquisisca quello del marito. È una forma arcaica di sottomissione e di nuova appartenenza molto radicata nei paesi. La tradizione impone anche il perpetuarsi dei nomi dei capifamiglia, prima di tutto quello del nonno paterno che si trascina dietro anche “a ‘ngiuria”, il nomignolo, un’eredità indelebile! Lo schema della copertina del libro sembra mantenere saldo il concetto antropologico appena espresso, ad eccezione del soprannome. Il titolo “Organizzare il coraggio” e il sottotitolo “La nostra vita contro la ‘ndrangheta”, ha il sentore del “solito opuscolet...

l'Italia degli imprenditori predatori e del lavoro che non c'è

Emigrazione, immigrazione , sfruttamento ed emancipazione culturale del proletariato Sono inebetito! La classe operaia è invisibile . Non è più la forza lavoro trainante per l’economia Nazionale; capitale per le imprese ed entità fisica pensante. E per classe operaia s’intende non solo chi veste la storica tuta blu ma anche i colletti e i camici bianchi della ricerca. In sintesi: tutti gli attori produttivi di beni fisici e intellettivi. Si deduce dai dibattiti politici e dagli orientamenti dei partiti. Si desume dai comportamenti parolai e dalle azioni perpetrate da quanti dicono di rappresentare i cittadini. In Italia si è creata una situazione assurda: si tutelano i cosiddetti im-prenditori che prendono i soldi dallo stato e portano fabbriche e capitali all'estero  laddove guadagnano di più grazie a situazioni sociali che si credevano debellati con l’emancipazione proletaria e con le leggi dello statuto del lavoro in atto in Italia. Forse proprio per questo v...

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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