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venerdì 1 dicembre 2017

Povero Silvio

Non c'è pace per nonno Silvio. Non appena “scende in campo” qualcuno o qualcosa tenta di inibirlo. Lui, Silvio, sperava nella riabilitazione della corte europea ma...

Per superare l'insindacabilità dovuta alla legga Severino, Berlusconi, deve attendere che si pronunci la Corte di Strasburgo.
La riabilitazione, che prevede l’aver tenuto una buona condotta e non aver commesso altri reati in tutto il corso dei tre anni successivi all’espiazione, è messa in discussione dall'inchiesta “Ruby ter”.
Infatti l’ex presidente del Consiglio è stato rinviato a giudizio dal gup Roberta Malavasi che ha accolto la richiesta della Procura di Siena.


Il capo di imputazione riguarda dei pagamenti fatti a Danilo Mariani, il pianista delle serata di Arcore che spesso accompagnava le cene e i dopocena a villa San Martino con la musica.

Secondo l'accusa per dichiarare il falso il musicista avrebbe incassato 117 mila euro in bonifici da tremila euro al mese quali rimborsi spesa per prestazioni professionali.
Secondo l'avv. che assiste Berlusconi, quello toscano “rischia di essere un processo ancora più inutile di tutti gli altri perché già il materiale probatorio che era all’attenzione del gup era inconsistente”. E assicura: “Quanto prima arriveremo a una sentenza di assoluzione”.

Si deve aspettare, però, la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano che dovrà verificare se i vari procedimenti sulle corruzioni di testimoni, specie quelle “nuove”, possano influire negativamente. Potrebbe anche dire di no ritenendoli tutti connessi a un’unica vecchia vicenda.  

mercoledì 14 maggio 2014

Renzi, quante facce

Renzi?
Ha contribuito a farmi venire l'intolleranza nei confronti della cattiva politica!


Che ci posso fare? Non ho resistito. L'impulso di spegnere la tv e mandare tutti a fanculo è stato imperativo.
Non è qualunquismo o. come piace dire a qualcuno, malpancismo populista. Molto più realisticamente, l'intolleranza allergica ai proclami dei rampanti rottamatori politici, è il conseguenziale sentimento che la cosiddetta classe dirigente ha egregiamente saputo infondere nella pubblica opinione.

Di sicuro, Renzi, non è aiutato dalla marea di affaristi che occupa gli spazi democratici della politica, ma lui non ha fatto niente per evitare le imboscate e le sabbie mobili.
C'ha messo troppe volte la faccia e l'ha persa ogni qual volta ha tentato d'imporre il suo personale pensiero.
Forse, a scanso di sorprese, l'unica promessa discutibile (questa, sì, populista a ridosso delle europee) che andrà a compimento e che si concretizza nelle famigerate 80 euro in busta paga ma non per tutti.

Amarezza e costernazione, unite all'intolleranza demagogica della vecchia politica diventano tutt'uno in Renzi e nella sua squadra.

Gli analisti più accreditati continuano ad essere critici, ed io con loro.
Ma forse c'è un errore di fondo (avida arroganza del potere?) che continua a bloccare il rinnovamento dei meandri partitici della politica in generale che ancora non è stato capito e corretto e perciò non lascia decollare le riforme vere, quelle che ci aspettiamo tutti noi del popolo, quelle riforme sancite nella Carta Costituzionale Italiana?

venerdì 8 novembre 2013

Impegnarsi in politica? Meglio andar per prati a raccoglier cicoria

La cicoria delle larghe intese 


C'è un'espressione popolana da dire a chi sta perdendo del tempo senza cavare il fatidico ragno dal buco e mai come adesso sta tornando sulla bocca dei calabresi: “và cogghjia cicori!” che vuol dire: vai a raccogliere cicoria.
cicoria fresca

È il caso di dirlo a quelli del pd che stanno consumando l'ennesima beffa nei confronti di quanti ancora credevano nei valori della sinistra. Caso emblematico: il tesseramento!

La politica è una cosa sporca! Fatta in questi termini è la prova lampante che un'accozzaglia di senzascrupoli muove le pedine per arrivare al potere. Ma la guerra delle tessere non è un fatto esclusivo del PD. Si combatte in tutti i partiti politici. E, miracolo, rivivono anche i defunti!

Allora, non è meglio se questi signori si facessero delle lunghe passeggiate tra i prati per raccogliere verdura selvatica che si presta a disparate ricette?

Le qualità della cicoria sono note nella civiltà contadina.

Le sue foglie mangiate crude ad insalata o appena sbollentate sono ottime come stimolante dell'intestino, del fegato e dei reni quindi è depurativa, disintossicante, diuretica, ipoglicemizzante e blando lassativo.
Il decotto della pianta intera è ottimo nel caso d'inappetenza e costipazione dovuta a problemi di fegato svolgendo quindi un'azione di protezione nei confronti del fegato.
Le radici sono usate nei casi di anoressia, insufficienza biliare ed iperglicemia. Ha inoltre una spiccata azione contro il diabetica in quanto diminuisce il tasso di glicemia. È accertato che bere un infuso di cicoria placa la sete dei diabetici e ne regolarizza la funzione urinaria.
Ma le buone massaie conoscono ben altre ricette per migliorare la gradevolezza:

Soffritta con aglio olio e peperoncino lega benissimo con i fagioli o la salsiccia.  

Meglio delle le larghe intese

lunedì 30 gennaio 2012

Rino Gaetano, un cantautore evergreen

Ci sono persone che riescono a raccontare i problemi di ognuno di noi in maniera creativa. Persone che, in modo scanzonato o serio, mettono sul piatto della vita la quotidianità politica, sociale, personale e parlano di sentimenti che, chi li vive in prima persona in quel determinato momento ritiene unici ma, grazie alla musica, la pittura, la letteratura, all'arte in generale, una volta trattati nelle diverse chiavi linguistiche diventano collanti universali. Le atmosfere narranti s'insinuano tra gli affetti, tessono un'unica trama dalle molteplici sfumature che ognuno interpreta e vive secondo parametri personali, riconoscendosi.

Spesso alcuni particolari sfuggono nell'attimo in cui si sente o vede per la prima volta una canzone, un film o un'opera d'arte. Serve una seconda, terza, quarta attenzione nei confronti del lavoro creativo in questione. E se per un pezzo musicale ascoltato in macchina o al super mercato scocca la scintilla, altri linguaggi necessitano di riflessione e conoscenze specifiche perché la pancia non sempre ascolta attentamente e nel verso giusto.

Rino Gaetano è stato un menestrello jolly. Uno di quei giullari di corte che si potevano permettere di cantare con sarcasmo le iniquità dei potenti ai potenti stessi senza per questo essere punito com'era d'uso. Le sue ballate possedevano l'allegria scanzonata dei canti popolari tipici della sua terra d'origine: la Calabria.
Ironico e solare, Rino, portava nel cuore il calore e la cultura stratificata della Magna Graecia e della sua Crotone e la trasferiva nei testi intrisi di denuncia politica e malcostume, purtroppo, ancora tristemente attuali nonostante non esistano più i personaggi che movimentavano la politica e la società degli anni 70.

martedì 7 settembre 2010

verso le elezioni: cambierà qualcosa?

Non so se gli esponenti della sinistra siano stati all’altezza della situazione politica italiana e se veramente hanno tentato di attuare i programmi cari ai “credenti”, vale a dire, a coloro i quali hanno speso energie per realizzare progetti di crescita solidale per mero spirito di servizio e sposato le cause, le battaglie, i programmi, tutti determinati a creare un clima di solidarietà tra la gente nel rispetto della cosa pubblica.

Di sicuro la destra ha attuato il suo, di programma. Un programma per niente liberale e sociale. Si evince dalle politiche “maroniane” indirizzate a respingere i profughi per non fare toccare loro terra italiana. E poco importa, al ministro Maroni, se il ritorno in patria dei migranti significa morte certa per fame o dissenso politico! L’ultimo suo editto configura l’espulsione per quanti non possono certificare un reddito e una casa dignitosa. … ma, signor Ministro?!, vale anche per gli italiani? No, perché, sa, ci sono molti italiani in queste condizioni o giù di lì, prossimi a cadere nello stato d’indigenza. O per noi è prevista un’altra ingloriosa fine?

Qua tutti, indistintamente, a destra e a sinistra, hanno perso di vista la realtà. Hanno dimenticato, se mai saputo, che i governanti sono eletti per risolvere i problemi contingenti e non per fare melina, continuare a fare proseliti, qualche legge giusta, molte inutili e forse dannose, accentuando le differenze culturali, politiche, religiose e economiche dei popoli che vivono nella Repubblica Italia.

martedì 16 febbraio 2010

didattica creativa


Le poetiche visive non si concretizzano per abbellire anonime pareti ma, per un’intima esigenza di dialogo.

©archivio M.Iannino
libertà 

L’azione creativa nasce dal gioco. Un gioco non competitivo e conflittuale ma propositivo in cui la finzione visiva è sospesa in un’area fantastica e rimane lì, entro i confini giocosi dell’invenzione, a suggerire percorsi mentali dinamici e realizzare luoghi gratuiti in cui rifugiarsi, riflettere. Riflettere sulla vera essenza dell’uomo, analizzarne i controsensi; rileggere percorsi assodati, superare freni inibitori e dogmi comandati dalle culture dominanti; valutare il tutto in assenza d’indicazioni prestabilite così da aggiungere nuovi strumenti all’insegna della pura creazione.

La sospensione temporale, l’assenza di regole e la libertà d’azione pongono la mente in stato di quiete e convogliano le energie verso attività ri/creative. La ri/creazione fatta per puro diletto, quindi, lontana da coercizioni o volontà conflittuali indirizzate a primeggiare, è magia; punto d’incontro con le forze vitali universali.

In virtù di ciò la trasmissione giocosa di competenze pittoriche deve avvenire lentamente “senza regole”; senza aspettarsi il “bel dipinto” ma giocando e osando con materia e colori. A tal proposito, è istruttivo osservare i bambini poco scolarizzati: il loro approccio col medium è corposamente fabulatorio, usano pasta cromatica spessa e non si pongono il problema se accostandola sullo strato fresco si contamina o si sporca, loro seguono le storie mutevoli che hanno in testa e mentre stendono il colore dialogano. Ecco, ai bambini si deve lasciare ampia libertà d’azione e non si deve invadere il loro campo fabulatorio dettato dal puro piacere del fare.
Davanti ai bambini dobbiamo sempre tenere bene in mente che l’azione ludica non scaturisce dalla necessità funzionale di cosa sarà o a chi servirà il manufatto ma dall’esigenza creativa intrinseca dell’uomo che unisce sensibilità e estro fabulatorio.
Anche per gli adulti, il gioco pittorico, privo di regole, ha il fine gratuito della soddisfazione intellettuale. La stessa gioiosa soddisfazione dei bambini alle prese con i castelli di sabbia.
E gli Artisti sono eterni bambini, sempre pronti a ricominciare; disincantati e fortificati dagli ostacoli eretti dall’orda barbarica incontrata nel corso degli anni.

(da:appunti di grafia creativa, di Mario Iannino, 2005, editoriale progetto 2000 CS)

mercoledì 30 settembre 2009

senza rancore: mors tua vita mea


I bisogni del III millennio


C’è stato un tempo in cui anche le aziende serie divulgavano il verbo dell’amore conviviale.
Ricordo ancora la frase di un docente aziendale negli anni ‘90: perché sopraffare il collega, la concorrenza, intraprendere gare e affannarsi per arrivare primi: non è più bello tagliare il traguardo insieme? Se guardiamo il prossimo come un fratello, tutte le velleità si frantumano…
Se poi, questa espressione, la estendiamo alla società intera, abbiamo realizzato il sogno idilliaco dell’amore universale! Ebbene, ci ho creduto! Ho creduto che l’uomo debba fidarsi del prossimo; minimizzare gli affronti; le discussioni chiassose; le beghe di parte, collaborare alla crescita collettiva, ma non è così. Specie oggi che, di fatto, la disoccupazione è uno stato endemico per la grandissima maggioranza della popolazione adulta. Oggi, purtroppo si assiste impotenti alla scalata sociale di quanti hanno necessità più o meno reali di sostentamento. Vediamo quindi ragazzine dal cervello corrotto che ostentano sfacciatamente corpi acerbi per aprirsi comode strade; donne di plastica; uomini e donne che non accettano la naturale evoluzione temporale; personaggi cinici che dalle disgrazie altrui ricavano guadagni. Inquinano l’ambiente, avvelenano la natura per guadagnare di più, avere profitti maggiori. Insomma, l’idea contemporanea della solidarietà è rivolta solo ed esclusivamente alla solidità del proprio conto bancario, comodamente protetto nelle banche dei paradisi fiscali esteri così da non pagare le tasse e partecipare, secondo le proprie energie al mantenimento dello stato sociale, come recita la Carta Costituzionale della Repubblica Italiana.
Che dire, poi, delle persone che gestiscono gli istituti della pietà solidale? E poi, perché pietà?
Solidarietà è spendersi affinché nessuno viva nelle ristrettezze economiche. Creare presupposti seri di lavoro, instituire forme di sussidi economici laddove la tecnologia ha soppiantato le vecchie forme di attività economiche-lavorative.
Nel III millennio, era di malattie contagiose, pandemie, cataclismi naturali, politici e di pensiero, l’unico elemento adeguato alla sopravvivenza individuale sembra essere la prevenzione strumentale del proprio orticello. A ciò ha portato l’involuzione di pensiero degli ultimi tempi! Non a caso, l’azione eloquente, che si vede esternare spesso per le strade, nei salotti televisivi anche a certa classe dirigente, racchiude la sintesi della pochezza di pensiero condensata nel popolare gesto riprodotto, affianco.

mercoledì 26 agosto 2009

Semiotica e creatività al campo estivo uic Catanzaro



Parlare di semiologia ad una platea di ciechi può risultare assurdo!, ma grazie alla lungimirante azione di Luciana Lo Prete, presidente dell’unione ciechi di Catanzaro, anche questo anno, all'interno dei programmi riabilitativi del campo estivo per non vedenti e ipovedenti, è stato attivato il laboratorio di semiotica e creatività.

Laboratorio che invita i partecipanti all'analisi dei saperi e del fare umano.

Se consideriamo il dato iniziale dei prodotti finiti che troviamo facilmente nei supermercati, vale a dire il pane, la pasta e come l’uomo abbia aguzzato  l’ingegno e compreso come coltivare il grano, trasformarlo in farina, impastarlo, lasciarlo lievitare, cuocerlo, ci accorgiamo della complessità che sta dietro all'elaborazione/invenzione di una semplicissima ricetta.
Di come l’origine del pane, della pasta, ecc. divenuti beni compiuti dopo complesse fasi di lavorazioni, non esisterebbero se, appunto, non ci fosse stata una ricerca attenta degli elementi e della loro fusione.

Eppure, tutto ha origine da un insignificante semino; un piccolissimo puntino del quale si cibano gli uccelli che, opportunamente trasformato, moltiplica la materia e sfama intere popolazioni.

Quanti tentativi avrà fatto l’uomo per arrivare a tanto? Quando ha intuito che frantumando i semi e mischiando dell’acqua attenuava meglio la fame e quando ha capito che abbrustolendo l’impasto acquisiva sapore?
Quanti gesti avrà compiuto nel pestare o triturare la materia prima?

Quanti segni avrà graffiato sulle superfici per indicare le quantità diagnostiche?

Il “segno” inteso come elemento diagnostico, quindi, teoria e studio di ogni tipo di bersaglio linguistico, visivo, gestuale ecc., prodotto in base a un codice comunemente accettato, nella sua essenziale veste grafica, espressiva, plastica, gestuale, è esperienza “diagnostica”.

La diagnosi, nonché l'analisi dell’elemento plastico, all'interno del laboratorio, avviene mediante l’indagine tattile e l’esposizione verbale dei corpi analizzati.

In sintesi, individuato il “bersaglio” linguistico, si mette in pratica quanto esposto coniugando il sapere scaturito dall'esperienza gestuale con il fare concreto.

La manipolazione, essenziale, per realizzare oggetti familiari con paste, da una parte riporta a sondare l’origine e dall'altra il clone che diventa espressione personale.

Segno che si concretizza!

(mario iannino)

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