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Visualizzazione dei post da maggio, 2026

POSSIAMO ESSERE LA CALABRIA INTERA

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 NOI SIAMO FINALMENTE CATANZARO, NON SOLO IL CATANZARO. DALL’IMPRESA SPORTIVA POSSIAMO ESSERE LA CALABRIA INTERA La città è avvolta da un silenzio che non fa male. Non è quello del sabato dopo cinque giorni di traffico e di rumori assordanti, compreso quello festoso degli studenti che escono da scuola correndo. Non è neppure quello delle domeniche d’estate o dei giorni particolari di Ferragosto e Pasquetta.

Democrazia è Partecipazione

  -L’arroganza che corrode la democrazia-   Dalle forzature istituzionali ai piccoli tiranni quotidiani — quando il potere, grande o minuscolo, smette di servire la comunità e inizia a servire sé stesso.  

Flashback

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 Buone le fave! Sono le prime della stagione.  Sbuccio qualche baccello. Estraggo il seme e lo mondo dalla pellicina chè lievemente amarostica.

Catanzaro, nell'anima

 QUEL VENTENNALE DI UN GIORNO CHE COMUNQUE HA FATTO UNA PICCOLA STORIA DELLA CITTÀ. UNA STORIA ANCHE D’AMORE.., Ti amo, Catanzaro mia. Ti amo di un amore pieno e incondizionato. Lo rinnovo in questo giorno di un ventennale che si vorrebbe doloroso per me. Ma non lo è. Non mi hai tradito tu quel giorno in cui altri non ti hanno amato, ingannandoti per colpire me; loro hanno creduto, e lo credono ancora. Ma io sono ancora qui. Come ieri. Tu conosci tutto e tutti e sai bene qual è la storia, e quali le colpe e le sofferenze. Io non mi sono sentito tradito da te. Perché so che anche tu mi ami. Mi ami dello stesso amore mio. Quello vero. Pieno. Incondizionato. L’amore non è mai infedele: sono gli uomini che se ne servono, che lo predicano utilizzandolo.

Catanzaro e dintorni

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  L'ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO A CATANZARO Tra cantieri del PNRR, monumenti sterili e una marina che si rialza da sola, il Capoluogo si rifà il look ma perde la sua anima. Cronaca di una metamorfosi senza visione di futuro.

Commemorazioni

  La toponomastica trasformata in campo di tensione identitaria: istituzioni, consenso e frammentazione della memoria pubblica. L’analisi dei processi di intitolazione evidenzia il passaggio da una funzione pedagogico-nazionale a pratiche di legittimazione politica short-term, con il rischio di una polarizzazione degli spazi urbani.

Tra passione e amore

 QUIRINO LEDDA, IL GRANDE COMUNISTA E IL NOBILE CATANZARESE… Oggi Quirino Ledda, il sardo-calabrese che in questa regione, da sindacalista dei contadini e da consigliere regionale del Partito Comunista, ha condotto grandi battaglie per la difesa dei lavoratori, dei diritti umani e civili dei cittadini e per la crescita della Calabria, finalmente libera dal sottosviluppo e dall’arretratezza, torna idealmente in città. Torna nella città che scelse come sua: Catanzaro.

Partecipazione e territorio

 LE PICCOLE ELEZIONI CHE PARLANO AL PAESE Troppo piccole per essere considerate decisive. Troppo limitate, per estensione e partecipazione, per consentire analisi politiche definitive. Eppure le elezioni amministrative appena concluse consegnano alcuni segnali che sarebbe un errore sottovalutare.

Catanzaro ancora può sognare

 IL CATANZARO DEL SOGNO CHE NON FINISCE E DI UN PRESIDENTE BELLO COME LA SQUADRA CHE HA COSTRUITO…

Falcone, Borsellino e Aldo Moro

 DA FALCONE E BORSELLINO AD ALDO MORO: I DUE “CINQUANTACINQUE GIORNI” CHE UNISCONO LE FERITE D’ITALIA… Questa volta avrei voluto evitare di scrivere una riflessione sull’ennesima, sempre più triste, ricorrenza della strage di Capaci, sulla breve strada che dall’aeroporto conduce a Palermo. È arrivato il trentaquattresimo anniversario.

Finalmente

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    La buona sanità che scalda il cuore. E la forza Mistica di fratel Cosimo.    Tra la professionalità del Pronto Soccorso di Catanzaro e la forza della fede: il racconto di una guarigione inaspettata.

SANTA RITA

 SANTA RITA DEL MIRACOLO NUOVO E IL BISOGNO DI FIDUCIA NELL’UOMO ATTRAVERSO LA FEDE NEL MISTERO IMMENSO No, non è per la vecchiaia — che, tra l’altro, è sempre bella, nonostante la mia resista ancora ad attendere che la giovinezza mi lasci — ma davvero l’avevo dimenticato. E dire che stamattina avevo perfino comprato, davanti alla stessa basilica in cui sarei tornato questa sera, delle rose da portare a mia madre. Avevo dimenticato che stasera, in onore della più popolare delle sante, l’amata Santa Rita, ci sarebbe stata, come da tradizione, la celebrazione della pioggia delle rose. Non so perché. Davvero. Ero tornato a casa dopo una giornata intensa e, dopo aver consumato pranzo e cena in un’unica soluzione, mi è venuta voglia di uscire, con la solita scusa della passeggiata digestiva. Ma, stranamente, ho preso la direzione opposta a quella che scelgo abitualmente per la mia camminata serale. Scendo verso il centro del Corso. Trecento metri da casa mia. E trovo una folla fitta rac...

NON IN MIO NOME

  Le violenze orribili nei confronti dei volontari della Flotilla e tutto il silenzio italiano ed europeo sulle continue stragi “genocidiarie” del popolo palestinese. Sì, mettiamo pure che ci si voglia convertire alla guerra. Mettiamo che si voglia finalmente condividere anche questa sporca e terribile guerra, ancora più sporca e terribile dell’idea stessa di guerra. Mettiamo che si vogliano accettare, non solo per stanchezza, le ragioni che hanno mosso le guerre in Ucraina e nella terra negata della Palestina, così come quelle in Libano e nelle altre regioni in cui, dalla Siria “addomesticata” allo Yemen fino a certe aree tribali africane, si continua a giocare con la vita dei poveri cristi come con soldatini di gomma. Mettiamo pure che ci siano diventati simpatici Putin e Netanyahu, insieme al loro amico Trump e al “pacifico” Xi Jinping, alla cui corte i suddetti si recano per fare affari e costruire un nuovo ordine mondiale. Mettiamo ancora che condividiamo senza remore la “prud...

Pannella secondo Cimino

 MARCO PANNELLA, A DIECI ANNI DALLA SCOMPARSA… Dieci anni oggi da quando Marco Pannella non c’è più. Pochi, e molto deboli, sono stati i ricordi e le manifestazioni a lui dedicate in questa ricorrenza. E pochissime sono state le parole — quelle più giuste — che gli si sarebbero dovute rivolgere: parole di gratitudine e di nostalgia, parole della politica e per la politica. Quelle vere sono mancate, al di là di quelle, sempre preziose, del Presidente della Repubblica.

Nuove povertà

Occhi di un celeste soprannaturale, barba bianca curata ma non delineata. Magro. piccolo di statura e quasi scheletrico. Seduto sul bordo della finestra a livello strada, silenzioso, guarda diritto quanti gli passano di fronte. Non parla e non chiede ai passanti nulla.  Anche se dal suo essere traspare la necessita' d'attenzione da parte di chi ha di piu', lui rimane a osservare silenzioso chi gli passa davanti con i carrelli pieni. Ha lo sguardo sereno anche se provato, l'uomo, quasi rannicchiato su se stesso infagottato nella tuta nera dall'eta' indefinibile. E' la prima volta che lo incontro, ma ho come la sensazione di conoscerlo da sempre e mi sembra di cogliere quella sua invocazione silenziosa d'aiuto in tutta la sua immensa drammatica dignita'. Prendo il carrello. Entro in negozio con il suo sguardo che mi persguita e  nella testa la sensazione d'aiuto si fa martellante. La domanda sorge spontanea: perche' lui e non io? un' altra ...

Il teatro

 I QUARANT’ANNI DE “LA SETTIMANA STRAORDINARIA” E LA STRAORDINARIA LEZIONE DI SALVATORE COREA Ieri sera, nella splendida cornice del San Giovanni, ha preso il via la 40ª edizione de “La Settimana Straordinaria”, per festeggiare i quarant’anni del Teatro Corea, che conserva ancora il nome dell’uomo straordinario che lo ispirò con la sua arte di attore e commediografo: Vincenzo Corea.

Viaggio in Terronia giù al nord

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 Eccoci qua! A mille e passa km da casa. Non li abbiamo fatti a piedi ma è comunque un travaglio pesante. Come quei parti fatti in casa con annessi e connessi e la mammana che invitava la puerpera a spingere e farsi forza.

Amore giallorosso

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  CATANZARU: TU MU CHIEDISTI E CÀ TU DICU. CU A LINGUA NOSTRA “E mo’do Catanzaru on dici nenta? Parri e tuttu e on t’astuti mai e de’ giallorossi on ti nescia na parola?” No, non è accussì. Parravi tanti voti comu facivanu i patri nostri , a la chiazza, strati strati a lu barru e a la casa cu fratimma e l’amici. Veramenta dopu i primi cincu partiti cu u presidenta messaggi messaggi. Ohia n’amicu da Marina a lu stadiu, assettatu  arretu e mia mi grudau :” Cimì domani a scrivi na cosa d’a squadra?” Ed eu l’accuntentu, ca mi custa puru pocu,  sui  paroli sulu. Chissi:” On vitti mai na cosa accussì! Mai na squadra comu chissa! Bella e precisa ca para n’oroluggiu svizzeru! Mai iocaturi cussi bravi. Tutti! Chi iocanu a memoria! Mai nu pubblicu e nu tifu tanti puliti e sinceri. Educati e gioiusi. Mai vitti n’allenatora com’u nustru. Unu chi on sbaglia na mossa neppure si volera. On vitti mai na partita comu chissa. Perfetta. Divertenta e spettaculara, nu cinema! Mai na squa...

Riflessioni sulla rappresentazione dei partigiani

 La memoria della Resistenza italiana è, per sua essenza, una memoria collettiva. Non appartiene a individui, ma a una comunità che scelse la libertà come destino condiviso.  Per questo ogni rappresentazione pubblica — monumenti, cerimonie, narrazioni istituzionali — dovrebbe confrontarsi con l’eredità etica di un movimento che rifiutò l’individualismo per affermare un’idea comunitaria di dignità civile. «Memoria collettiva e rappresentazione pubblica della Resistenza: criticità delle commemorazioni personalistiche»   La memoria della Resistenza italiana rappresenta uno dei fondamenti simbolici della Repubblica e costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene all’intera collettività. Essa non è riconducibile a un insieme di figure eroiche isolate, ma a un movimento plurale che, nella fase più oscura del Novecento, scelse la libertà come destino condiviso. Per questa ragione, le forme attraverso cui la memoria resistenziale viene oggi rappresentata nello spa...

Altrimenti pazienza

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 -scrittura creativa- "testo teatrale" - Non voglio tediarti, amico mio: Sì, si può sembrare pedante tornare su certi concetti. Eppure, quando si diventa parte lesa per effetto della cattiveria gratuita, chiarire non è più un esercizio di stile: diventa un dovere civile. Serve a rimettere ordine nel disordine prodotto dall’ostracismo, a ricomporre le tessere di un puzzle sociale che troppo spesso è maneggiato con superficialità, pregiudizio, leggerezza.

Lo sport visto da Franco Cimino

 SAREBBE ANCORA PIÙ BELLO VEDERE UNO STADIO PIENO ANCHE CON I TIFOSI PALERMITANI… Laddove fosse possibile, pur con qualche ragionevole rischio, tentare di riportare il calcio — oggi estremizzato tra follia e business — al nostalgico gioco del pallone di un tempo non troppo lontano, quando due squadre si affrontavano al massimo delle loro possibilità su un campo circondato da spalti gremiti, nei quali trovavano liberamente spazio anche i tifosi della squadra ospite, credo che si debba provare.

Cookie, cosa sono?

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  --- Pollicino digitale --- Sulle tracce che lasciamo : dai cookie del web alle impronte dell’esistenza.   I cookie, nel linguaggio informatico, sono minuscoli frammenti di memoria che registrano i nostri passaggi online. In termini elementari potremmo paragonarli alle briciole lasciate da Pollicino nel bosco per ritrovare la strada di casa: tracce piccole, quasi invisibili, ma decisive per ricostruire comportamenti, percorsi, abitudini.  

Memorie

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  Rived ersi nel passato, grazie alle teche rai, è un salto emotivo corroborante.  Un archivio di volti, gesti e presenze che continuano a parlare al presente Rivedersi paracadutato nel 1990 è un salto nella memoria. Una memoria offuscata dal tempo, come una pellicola che ha perso nitidezza ma non significato. Molte sfumature sono sbiadite, eppure non si sono mai cancellate del tutto. I servizi del TGR di quegli anni le ravvivano: riportano alla luce volti, gesti, luoghi che credevo consegnati al silenzio.

Ciao Gigetto

 LUIGI VERDUCI, IL CORNICIAIO E QUELLA STORICA VIA CHE HA SPENTO UNA BELLA LUCE… E se n’è andato pure lui. Altro che città per vecchi: qui non resterà più nessuno. Per fortuna ci sono le famiglie degli immigrati regolari che la stanno già abitando, specialmente all’interno delle sue viscere, quegli antichi quartieri del centro storico che i catanzaresi hanno abbandonato da decenni. Sono ancora stranieri, e tali si sentono, in una città che ancora non li vede davvero. Eppure li puoi incontrare la domenica, nel primo pomeriggio, quando portano i figli piccoli alla Villa Comunale oppure passeggiano — soprattutto le donne — lungo le vie del corso, sostando sotto il cielo luminoso e caldo di Piazza Matteotti.

Debolezze italiote

 MINISTRI DEBOLI DAVANTI ALLO SVOLAZZARE LEGGERO DELLE GONNE DELLE BELLE DONNE E QUEL POTERE NUDO DI CULTURA ED ETICA CHE CORROMPE… Riflessione di Franco Cimino.  L’Italia ha di nuovo il fiato sospeso. E trema. Anche oggi, come tutti i giorni precedenti. Non ce n’è uno che non abbia questo tremore.

Il cavolfiore allo specchio

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  -è successo ancora- Il regno vegetale dell’ego   Ci sono stagioni, nella vita pubblica, in cui il paesaggio umano sembra trasformarsi in un orto di creature smarrite. Non uomini, non artisti, non pensatori: ma vegetali ambiziosi, piante che aspirano a diventare monumenti.   Prendiamo il cavolfiore che, specchiandosi nell’acqua ferma, si illude di essere una quercia. Non è un’allegoria: è un ritratto. E come tutti i ritratti ben riusciti, non lusinga.  

Educazione all'immagine

 editoriale “Il seguente testo definisce i criteri della lettura di un'opera d'arte secondo la decodifica di un testo visivo, un’immagine e quant’altro, finalizzata alla comprensione dei significati profondi senza giudizi. L'approccio si concentra sull'esperienza comunicativa ed emotiva piuttosto che sulle certificazioni formali”.   Come si legge un’opera d’arte. La storia dell’arte e della comunicazione suggerisce alcuni aspetti fondamentali imprescindibili: costruzione, campi cromatici, simbologie, analogie, conoscenza e applicazione delle tecniche artistiche e artigianali e qui sforiamo nella decorazione. Aspetti chiariti in seguito.  

Dedicato a te, mamma

 MAMMA É ANCHE LA PAROLA Quando penso a chi ha perso la madre, da piccoli, adulti o da vecchi, sempre più che passa il mio tempo, non mi soffermo sul dolore acuto di una tale perdita, dolore che conosco sotto molteplici feroci aspetti. 

OGGI È MORTO ALDO MORO

 OGGI È MORTO ALDO MORO. E NON LO PIANGE NESSUNO… Aldo Moro è morto. Oggi. Stamattina. Nell’ora che separa la notte profonda dall’inizio dell’alba. È morto quarantotto anni dopo la sua crudele esecuzione da parte delle Brigate Rosse.

Karma

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  Maggio 1978 – La tela, la Repubblica e il destino-   Maggio 1978 non fu un mese come gli altri. Fu una crepa temporale, un punto di rottura nella storia repubblicana. L’Italia viveva immersa in un clima in cui la violenza cercava legittimazione nelle ideologie, e le ideologie si lasciavano contaminare dalla violenza. Le Brigate Rosse — organizzazione responsabile di sequestri, omicidi e attentati, riconosciuta come gruppo terroristico — colpivano magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine, figure che rappresentavano lo Stato in un momento in cui lo Stato stesso sembrava vacillare. A destra e a sinistra, gruppi armati rivendicavano azioni che ferivano la società civile e ne minavano la fiducia.  

Onestà e coraggio cercasi

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  Emile Zola. Parliamo di un intellettuale d’altri tempi ma prepotentemente attuale. Un nome e un personaggio che gli studenti d’arte e gli appassionati conoscono bene. Un intellettuale che accompagnò i maggiori artisti impressionisti fin dalla loro apparizione in Francia. Un amante dell’arte e della cultura e dei suoi attori. Fu anche fine osservatore del suo tempo ed è in questa veste che scrisse il noto “J’accuse”. La sua voce si levò contro il potere precostituito che voleva Dreyfus colpevole di un’infamia estranea alla sua persona. Perché parlare di persone e fatti ormai lontani e comunque storicizzati? A parte che “non è mai troppo tardi” per illuminare vecchi viali del sapere in una realtà illuminata dalle torce degli smartphone e dai like effimeri sulle piattaforme social. Ripercorrere serenamente antiche strade, osservare, confrontare, e fare il punto paragonando l’onestà intellettuale che fungeva da scudo e armatura il pensiero dei paladini della Bellezza non è mai un ese...

Cz Lido, La fiera del lavoro

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  La fame di lavoro davanti alla stazione di Catanzaro Lido Davanti alla stazione di Catanzaro Lido, in un mattino qualunque, si è vista una fotografia nitida del presente calabrese: un territorio che cambia lentamente e una generazione che corre più veloce delle sue opportunità. Nell’area Colosimo, tra auto in fila e parcheggi improvvisati lungo la provinciale, centinaia di ragazzi scendevano con lo zaino ancora sulle spalle, attratti dalla fiera del recruiting organizzata nella nuova piazzetta della metropolitana di superficie. Un luogo che fino a poco tempo fa era simbolo di incuria — aiuole incolte, erbacce, abbandono — e che oggi prova a somigliare a un pezzo di città.  

J'accuse moi

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    «Non ho la statura di Émile Zola , ma ne riconosco la postura morale: scegliere la chiarezza quando il non detto alimenta sospetti.»   J’accuse.     Accuso la mia veemenza, che talvolta ha amplificato oltre misura il mio desiderio di contribuire al dibattito culturale e civico della città. Accuso l’enfasi, che ha trasformato l’esposizione mediatica in qualcosa di distante dalle mie intenzioni iniziali.        Accuso la perdita di realismo, quello che tiene i piedi per terra.     Accuso la mancanza di autoironia e la tendenza — forse ingenua, forse ostinata — a trasformare ogni pensiero in proposta culturale.   …    …   Potrei elencare molte altre mancanze, ma sarebbe un esercizio sterile. Non voglio alimentare il chiacchiericcio né dare nuovo fiato alle favole metropolitane che certi poteri, troppo timidi per esporsi e troppo zelanti nel sussurrare, continuano a far circolare per convenienza...

Meloni il governo più longevo

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  Governo. La durata non basta se la stabilità diventa un alibi. Se la longevità di un governo è celebrata come un traguardo in sé, il rischio è confondere la tenuta del potere con la qualità dell’azione politica.  

Tra voyeurism e cecità

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 -la consacrazione dell' l'immagine effimera nel paradosso della comunicazione- L’Uomo che Non Vuole Vedere: Banksy, Saramago e la Cieca Coreografia del Potere   Nel cuore di Londra, dove il marmo celebra la memoria e il bronzo custodisce la gloria, Banksy ha collocato un uomo che non vede. Non perché il destino lo abbia privato della vista, ma perché sceglie di non guardare. È un gesto chirurgico, quasi letterario: come se l’artista avesse strappato una pagina da “Cecità” di Saramago e l’avesse tradotta in scultura, lasciandola vibrare tra i monumenti dell’Impero. Da quella notte, a due passi da Buckingham Palace, la città non osserva più solo il proprio passato: osserva la propria cecità.  

Cecità Da Banksy A Saramago

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  L’Orgoglio Cieco: Banksy e l’Iconoclastia del Presente a Waterloo Place. Nel cuore pulsante di Londra, tra le solenni effigi in bronzo che celebrano i trionfi dell’Impero e il sacrificio dei caduti, l'ultima incursione di Banksy a Waterloo Place non è solo un atto di guerriglia artistica, ma un crudo referto autoptico sulla nostra epoca. La statua dell’uomo accecato da una bandiera, che pure sventola con una fierezza quasi arrogante, si erge come il monumento definitivo al paradosso del XXI secolo: l’identità che diventa prigione e il simbolo che sostituisce lo sguardo. La bandiera si trasforma in sudario e   ribalta la funzione classica del monumento. Mentre la statua tradizionale è posta su un piedistallo per essere guardata e per ricordare, la figura di Banksy è l’unica che non può guardare. E quindi sta per cadere nel vuoto. La bandiera, storicamente strumento di segnalazione e riconoscimento, qui muta in un sudario soffocante. L’artista suggerisce che il patriotti...

Contro ogni retorica

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  "courtesy M.Iannino©-m.m." Il giorno seguente, quando l’euforia si dissolve, rimane in bocca un lieve retrogusto d’amara insoddisfazione.  Qualcosa non è andato come avremmo voluto. Al di là della retorica, ci si accorge che tra parole urlate e canzoni di protesta si è smarrito qualcosa di essenziale: la dignità.   La dignità di chi sbandiera diritti e democrazia solo sulla carta , per riflesso ideologico o per vicinanza al potere, talvolta per timore reverenziale, talvolta per calcolo. Sì, non c’è altra motivazione. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di chiamare gli errori con il loro nome, perché è anche grazie a quelle omissioni che le diseguaglianze continuano a prosperare.   Ieri, festa del primo maggio, in piazza San Giovanni a Roma , il rituale si è ripetuto puntuale. Canzoni di sinistra, parole di protesta, e prima ancora la retorica degli improvvisati giullari di corte che, nel presentare i giovani cantanti, ne anticipavano una breve storia ...

IL MIO 1° MAGGIO È QUELLO di

  Franco Cimino.  IL MIO 1° MAGGIO È QUELLO DI DON MIMMO BATTAGLIA. LE SUE PAROLE SONO LE MIE CHE NON HO TROVATO IN ME Chi mi conosce sa che, per gelosia o presunzione, per abitudine o per una particolare sensibilità verso una cultura che deve produrre pensiero autonomo e originale, io non amo riportare nelle mie riflessioni frasi e pensieri altrui. Se li ho letti o studiati, cerco di interiorizzarli dentro una riflessione che desidero sia tutta mia.

1 Maggio, festa di cosa?

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  "m.m.courtesy M.Iannino" L’illusione del consumo e il valore del lavoro- Tra radici storiche, simboli e incertezze politiche, il Primo Maggio smette di essere una festa per diventare un interrogativo etico.

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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