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Pascoli, Zvanì e quella malinconia che non ti molla mai”. Dal banco di scuola alla tv di ieri sera: tra poesie che graffiano l’anima e un biopic un po’ troppo zuccheroso, il mio rapporto complicato con il poeta più nostalgico d’Italia.
Le periferie soffrono conflitti d’inferiorità. È questa una costante comune presente in ogni dove. Nel nord come nel sud le periferie sono lasciate ai margini salvo rare eccezioni. I problemi presenti negli agglomerati abitativi delle zone abbandonate perché dimenticate dalle gestioni comunali li conosciamo per esperienza diretta, per le narrazioni ascoltate da chi li ha vissute prima e, in certi casi, perché lette sulla stampa locale. Che fare per emanciparsi dalla sottocultura intessuta con garbo dai ceti che vivacchiano nel limbo clientelare assunto a filosofia di vita dal pressappochismo strutturale diventato scheletro immarcescibile delle società malate? La risposta è scontata: studiare! Lavorare! Essere indipendenti.
In certi agglomerati l'appartenenza è determinante, quasi una situazione identitaria esistenziale non geografica ma dell'anima. Essere, appartenere e radicarsi in un ambiente ben definito e strutturato dà sicurezza specie quando si è ragazzi. E lui, Mario, orgogliosamente si dichiarava “do stadiu”. Carnagione chiara. Occhi chiari e sempre un bel sorriso sulle labbra che gli illuminava il volto. Ci incontravamo spesso. D'altronde il rione stadio era piccolo e i punti d'incontro obbligati facevano sì che la vita sociale diventasse familiare. In questo clima è cresciuta la sua e la nostra sensibilità. “... e picculu, tantu cchi eru beddhu mi pigghiaru pèh a pubbricità da Plasmon!”. “daveru u dicu daveru!” “ma sì nu vavusu Marie'” “on mi cridi tu giuru subba u bena e mammita” queste le schermagli nel bar “Biafora” tra il suono delle campanelle dei flipper e qualche 45 giri a palla del juke box. Tre anni. Solo tre anni la differenza di età tra noi. E a quel temp...
Indifferenza. Vivere ormai nel tuo ultimo mobile inimmaginabile strano mondo decotto di stravaganze piccola curiosità facile da organizzare uditorio ben più facile meschinità e follie non ho la croce piccola borghese dal pensiero svagato mi sembra di sentire che cosa uscirà da tutto ciò meschine barriere della nazionalità innumerevoli fischi. (poesie dadà di F. Picabia)
Chi siamo
A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori.
Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente.
La nostra linea è semplice:
nessuna pubblicità
nessun sensazionalismo
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Promuoviamo la bellezza.
Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità.
A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi.
Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare.
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E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.