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Visualizzazione dei post con l'etichetta abitudini

Nello stesso letto: pedizzi e capizzi

  Il prezzo delle comodità. Come il benessere domestico e la tecnologia hanno trasformato il nostro spirito d’adattamento Lo spirito d’adattamento è sempre stato una delle qualità più preziose dell’essere umano. Per secoli abbiamo saputo arrangiarci, condividere spazi ristretti, dormire “unu de pedizzi e natru do capizzu”, come recita la saggezza popolare. Era una necessità, certo, ma anche un esercizio quotidiano di tolleranza, di elasticità mentale, di capacità di convivere con l’altro e con l’imprevisto. Oggi quel mondo sembra lontanissimo. Le comodità non sono più un lusso: sono un diritto che pretendiamo. La “stanzatta tutta nostra” è diventata un simbolo di autonomia, ma anche di isolamento. Non basta un letto e un armadio: servono computer, tablet, console, cuffie, monitor, luci LED. Ogni stanza è un piccolo ecosistema tecnologico che risponde ai nostri desideri immediati. In questo scenario, i libri — quelli non scolastici — diventano superflui. Non perché non servano,...

Non serve correre per stare bene

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  Camminare per stare bene: sfatato il mito dei 10.000 passi e della velocità sostenuta Per decenni, il numero “10.000 passi al giorno” è stato proposto come soglia ideale per mantenersi in salute. Ma oggi la ricerca scientifica lo smentisce: non solo non è necessario raggiungere quella cifra, ma neppure camminare a ritmo sostenuto è indispensabile. Al contrario, una camminata dolce e regolare può offrire benefici significativi per la salute fisica e mentale. Origine del mito Il numero 10.000 non nasce da studi medici, ma da una campagna pubblicitaria giapponese degli anni ’60. Il “Manpo-kei”, un contapassi lanciato per promuovere l’attività fisica, usava lo slogan “10.000 passi al giorno” come obiettivo motivazionale. Da allora, il numero è stato adottato globalmente, spesso senza verifica scientifica. Cosa dice la scienza Una revisione sistematica pubblicata su The Lancet Public Health ha analizzato i dati di oltre 160.000 adulti in dieci Paesi. I risultati sono chiari: ...

Sarebbe stato meglio rimanere Burattini

  Basta ipocrisie: serve una società che agisca, non che si commuova a intermittenza Non serve andare lontano per vedere la violenza: a Catanzaro, un ragazzo è stato aggredito da una “ronda notturna” solo per il colore della pelle. Intanto, ci indigniamo per le stragi in Palestina e Ucraina, ci inteneriamo davanti ai bambini africani senza cure, e poi torniamo a sprecare cibo, risorse, tempo. Per pulirci la coscienza, doniamo vestiti vecchi e partecipiamo a cene di beneficenza con chef stellati. Ma questo non è cambiamento: è anestesia morale.

Passione caffè

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Il caffè? Un rito. Ricordate le zuccheriere sul bancone dei bar? C'erano quelle oblunghe in acciaio e quelle in vetro col dosatore; e quelle col bilancino. Da qualche tempo non ci sono più. In nome dell'igiene sono diventate fuorilegge, al più roba da nostalgico collezionista. Le nuove misure igieniche hanno imposto le bustine monodose; quindi, sui banconi dei bar ci sono i contenitori colmi di bustine con le diverse qualità di zucchero; ma quello che amo vedere, a prescindere dai granuli che cadono nella tazza scelti, è la durata dello zucchero sulla schiuma. Mi sono fatta una concezione in merito e cioè che più a lungo galleggia lo zucchero sulla schiuma del caffè e più denso e cremoso è il gusto che andrà a inondare le papille gustative. Il caffè è un rito. Vedersi con gli amici al bar è quasi una cerimonia. Si parla di tutto. Dallo sport alla politica fino a trascendere nelle più biechi e futili pettegolezzi. Il bar è simbolo del tempo in cui viviamo. E penso al bar co...

Prime feste senza la tua presenza

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Nelle tradizioni popolari le varianti al tema, in cucina e nei detti, sono un'infinità e variano da una regione all'altra. I territori mantengono ancora alte molte tradizioni che si tramandano da genitori a figli. Un piatto che ricorre sempre durante le feste dell'Immacolata, giorno in cui si tirano fuori dagli scatoloni gli addobbi natalizi, è il capretto al forno. La ricetta si perde nella notte dei tempi e le varianti sono poche: si soffrigge la cipolla e si mette il capretto nel tegame. Si lascia cuocere lentamente sul fuoco e poi si inforna. Alcune aggiungono i piselli, altre i carciofi. Il profumo inonda gli ambienti. I ricordi riaffiorano. E le frasi continuano a vibrare nell'aria: “ u caprettu è sbrigogna muggheri ” il capretto è un piatto prelibato che, legato alla tradizione popolare, rammenta il sacrificio dell'Innocente. Ma nel contempo, alla resa dei conti, in tavola sembra essere ben poca roba. Da ciò il detto che non fa fare una gran bella figura ...

Boccia To

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Distanziatori sociali, mi mancava questa figura Una nuova categoria. È quella inventata dalla classe politica che dirige il traffico in Italia per controllare le distanze tra le persone in circolazione nelle strade, nei centri commerciali, nelle spiagge e chssà dove. Stiamo rasentando l'assurdo! Assurdo o no il terrorismo psicologico non sembra dovere finire. E sull'onda emotiva della pandemia inventano figure “capiclasse” saccentini che devono osservare i comportamenti della gente. Magari litigarci pure quanto si contesta un abbraccio o un bacio... ma non hanno altro da pensare? Reclutare persone e darle in forza ai sindaci è davvero una trovata da caldeggiare? Un'ideona! Come se non bastassero le esperienze regresse e ancora attive che gravano sulle spalle dei cococo, dei lavoratori socialmente utili, delle partite iva, degli esodati e tutto l'esercito di ragazzi e anche no che cercano d'nventarsi qualcosa per campare e avere qualche soldo in tas...

Renzi, riforma elettorale. L'assedio continua

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Cosa uscirà dal cilindro della politica condominiale? E chi è l'amministratore Letta il vecchio, Berlusconi, Renzi o Napolitano? E chi il segretario? Alfano, Casini, Cesa, Monti... L'assemblea si terrà? e con quale odg? Sarà un'altra porcata? I presupposti ci sono tutti! Renzi, democraticamente, insiste. Vuole le riforme. Anche gli altri dicono, a parole, che vogliono il bene del Paese. Ma visti i retroscena politici e giudiziari, saranno in grado di sviluppare una legge elettorale che tuteli le minoranze e la democrazia? Insomma cercheranno formule per migliorare le condizioni delle rappresentanze o infileranno cavilli per mantenere in vita i privilegi della casta? L'assedio delle istituzioni continua. I partiti dettano le regole. Impongono uomini e donne manovrabili nelle istituzioni che, guarda caso, ricadono nel titolo V della Costituzione che dicono di voler riformare per ridurre le spese della politica e snellirne le burocrazie. Mah... l...

miracoli dell'amore

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Birba è una cagnetta piccolina dal pelo lungo. Un pelo morbido con chiazze bianche e nere. È dolce col suo padrone, un po’ isterica quando ha il ciclo, con gli altri cani e con Vasco quasi sempre. Tutte le mattine, dopo la passeggiata non fa subito ritorno a casa ma vuole rilassarsi un po’ in macchina e quando passo io col mio cane lei solitamente richiama l’attenzione grattando ai vetri ma stamattina è successo qualcosa che ha dell’incredibile: Ho sentito un colpo di clacson, mi giro e vedo lei saltare dal posto della guida a quello laterale. noo! esclamo. non è possibile! guardo meglio pensando di vedere il padrone ma Birba è da sola, come le altre mattine, a rilassarsi in macchina prima di rientrare in casa. ha suonato il clacson! Sembrerà assurdo ma è così! e Vasco l’ha salutata roteando la coda prima di riprendere ad annusare l’odore di Birba lungo il marciapiede.

caffè al bar, rito italiano

Il caffè con gli amici; la macchina; gli elettrodomestici; la televisione accesa full time sono alcune delle abitudini assimilate dalla civilizzazione industriale. La televisione accesa è un classico nelle case degli italiani. Alcuni, anziché mettere la macchinetta del caffè sul fuoco, appena svegli premono sul telecomando e giù: dallo schermo parole e musiche a valanga irrorano ambienti e funzioni domestiche. L'abitudine è talmente radicata che non ci si fa più caso; anzi se non si sente il ronzio cacofonico dell'amico catodico i luoghi vestono abiti surreali, misteriosi. Non si bada alla notizia ma al rumore. Un rumore che sopperisce alla mancanza di una compagnia e, in simile veste, assurge, paradossalmente, a terapia contro la solitudine. Solo a sera, prima di andare a letto, torna la quiete. In simili circostanze vola nell'aria una notizia, scavalca le finestre e diviene di dominio pubblico: sarebbe importante somigliare a lui nella sostanza cerebrale e non nella forma...

Chi siamo

A ore 12 è un progetto editoriale indipendente dedicato alla cultura, alla società e alla memoria dei territori. Raccogliamo testimonianze, analisi, racconti e immagini che contribuiscono a costruire uno sguardo critico e responsabile sul presente. La nostra linea è semplice: nessuna pubblicità nessun sensazionalismo nessuna retorica massima cura per le parole e per le persone Promuoviamo la bellezza. Crediamo nella conoscenza condivisa, nella narrazione etica, nella forza delle comunità. A ore 12 è un luogo aperto: un invito a leggere, pensare, partecipare. A ore 12 è un laboratorio di sguardi. Una comunità che cresce attraverso le storie che decide di raccontare. Le voci che entrano qui costruiscono, giorno dopo giorno, la Calabria. E con essa il mondo, la società, il futuro che vogliamo vedere.

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Aore12 nasce dal desiderio di raccontare la Calabria in modo libero, critico e appassionato. È uno spazio che vive grazie alle idee, alle parole e alle esperienze di chi sceglie di partecipare. Se hai voglia di scrivere, condividere riflessioni, denunciare ciò che non va o semplicemente raccontare la bellezza che ci circonda, ogni voce è importante! Non servono titoli o curriculum: basta avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo. Scrittori, fotografi, artisti, attivisti, pensatori, sognatori chiunque può contribuire con passione e spirito critico. Ogni voce è importante. Ogni contributo è un seme. Facciamo crescere insieme una Calabria più consapevole, più viva, più nostra. Siamo un piccolo avamposto di bellezza civile. Un luogo dove le storie non sono consumate, ma accolte. Dove la memoria non è nostalgia, ma un gesto di responsabilità. A ore 12 nasce come un taccuino di viaggio: appunti, incontri, città, volti, ferite, resurrezioni. Col tempo è diventato un archivio di ciò che non vogliamo perdere: la dignità delle persone, la forza dei territori, la delicatezza dei gesti quotidiani. Non inseguiamo l’attualità: la viviamo ne facciamo tesoro e andiamo oltre. Non cerchiamo consenso: cerchiamo senso. Non vendiamo pubblicità: divulghiamo bellezza. Scriviamo per chi ha ancora voglia di fermarsi. Per chi crede che le parole possano essere un atto di cura. Per chi sa che la realtà, analizzata bene, è azione propulsiva. Scriviamo per chi crede che le parole possano essere un atto di cura, e riconosce nella quotidianità opere da rifinire con estrema onestà intellettuale e con un’idea alta di bellezza. «A ore 12 è un luogo aperto. Le storie che scegliamo di raccontare costruiscono la Calabria che vogliamo vedere.»

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