Il fascino della distruzione verbale
Distruggere è più facile che costruire.
Ancora, si fa per dire, non capisco qual è la molla che
scatta nei cervelli delle malelingue: che gusto provano nel divulgare falsità?
Sparlare alle spalle degli ignari sembra essere uno sport
che affonda le radici nella preistoria. Il tarlo tocca chiunque e penetrato
nelle teste prolifera. La gente non va a scandagliare tra le pieghe per
scoprire se lle notizie siano veritiere; è poco avvincente…
“la psicologia dietro il fascino della distruzione verbale.”
L’Entropia delle Parole: Perché distruggere è un’arte meschina.
Esiste una crudele asimmetria nel mondo: per edificare un
palazzo servono mesi di fatica, calcoli e maestranze; per abbatterlo basta una
carica di dinamite ben piazzata. Questo principio fisico si applica con
precisione chirurgica ai rapporti umani e alla reputazione. Costruire una
credibilità richiede una vita intera; distruggerla richiede un pomeriggio di
sussurri.
Ma perché la "molla" della maldicenza scatta con
tanta facilità?
La seduzione del "Basso Costo"
Il primo motivo è l’economia dello sforzo. Costruire
qualcosa di valore — un progetto, una relazione, un’idea — richiede energia,
intelligenza e, soprattutto, il rischio di fallire. Al contrario, la critica
distruttiva e la calunnia sono attività a "costo zero". Chi sparla
non deve dimostrare nulla; gli basta insinuare il dubbio. La malalingua prova
un piacere quasi euforico nel sentirsi, per un istante, superiore alla vittima
che sta smontando, senza aver mai dovuto faticare per raggiungere quel livello.
La verità è noiosa, il falso è avvincente
Come giustamente osservato, la gente non "scandaglia
tra le pieghe" per cercare la verità. La realtà è spesso grigia,
complessa, fatta di sfumature e spiegazioni razionali che richiedono tempo per
essere comprese. La menzogna, invece, è quasi sempre colorata, iperbolica,
confezionata apposta per stimolare l’amigdala, la parte più ancestrale del
nostro cervello. La calunnia è un "prodotto d'intrattenimento": non
deve essere vera, deve essere interessante. Indagare la veridicità di una
notizia richiede uno sforzo cognitivo che la maggior parte delle persone
preferisce risparmiare in favore di un’indignazione facile e immediata.
Il "tarlo" come collante sociale
Il paradosso della maldicenza è che essa funge da perverso
collante sociale. Sparlare di un terzo "ignaro" crea un’alleanza
istantanea (seppur fragile) tra chi parla e chi ascolta. È un rito di
esclusione: definendo qualcuno come "sbagliato" o
"ridicolo", il gruppo riafferma la propria appartenenza a una
presunta "normalità". Questo sport preistorico è una degenerazione dell'istinto di
sopravvivenza: un tempo serviva a identificare chi poteva essere un pericolo
per la tribù; oggi è diventato il passatempo di chi non ha nulla di edificante e
dire su di sé.
In conclusione:
Il tarlo della calunnia prolifera perché trova un terreno
fertile nell'insicurezza umana. Chi distrugge lo fa, inconsciamente, per
accorciare le distanze tra la propria mediocrità e l’altrui valore.
E gli scaltri per coltivare biechi interessi privati!
Finché l’umanità
preferirà la gratificazione istantanea di un pettegolezzo alla fatica
costruttiva della comprensione, distruggere rimarrà purtroppo l’attività più
popolare, proprio perché è la più facile.
Tuttavia, resta una certezza: chi costruisce lascia
un’impronta, chi distrugge lascia solo polvere. E la polvere, col tempo, il
vento la porta via.

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