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Vita, tempo e qualità: variabili indipendenti. Quanta sabbia contiene la nostra clessidra? Il paradosso del tempo personale è che ne conosciamo solo l’inizio. Sappiamo quando siamo nati, ma ignoriamo completamente quando la sabbia finirà di scorrere. Questa incertezza genera reazioni molto diverse tra loro.
PRIVACY COME GESTO ETICO. Riflessione del prof. Vittorio Politano. C’è qualcosa di profondamente politico — nel senso più alto e meno ideologico del termine — in questa scelta di restare. Non per paura del mondo, ma per eccesso di mondo. La conversazione tra generazioni che attraversa il testo non è nostalgia della modernità: è piuttosto una domanda sul luogo della vita oggi. Per l’anziana signora, uscire equivale a esistere. Il fuori è relazione, consuetudine, appartenenza. È un mondo misurabile, lento, riconoscibile. Per chi parla oggi, invece, il fuori ha perso i suoi confini: non è più “altrove”, è ovunque. Entra senza bussare, colonizza il tempo, occupa la mente. Non richiede presenza fisica, ma attenzione continua. E l’attenzione, lo sappiamo, è la nuova forma di sfruttamento. In questo scenario, la privacy non è isolamento né fuga: è discernimento. È scegliere cosa lasciare entrare e cosa no. È dire che non tutto merita il nostro sguardo, che non tutto reclama una ris...
In un’epoca in cui tutto è ovunque, forse l’unico spazio che possiamo ancora abitare con autenticità è quello che scegliamo di proteggere. “Ma tu, che fai il giorno, esci? Se non ho niente da fare no. Non esco. Come non esci?! A casa mia tutti escono! Anche se non hanno niente da fare vanno fuori per incontrare qualcuno e scambiare una parola, e mio marito, figuriamoci se stava a casa! Lui aveva il circolo. Dopo il lavoro veniva, si lavava e andava là, passava il tempo, faceva qualche partita a carte con i colleghi oppure al biliardo. Beh sì erano altri tempi. Comunque uscire anche per prendere un po’ d’aria… . non mi va, se non ho niente da sbrigare fuori casa preferisco stare dentro. Almeno faccio qualcosa di costruttivo: leggo, scrivo, cucino… Ma sei giovane, esci! Vai a vedere che mondo corre là fuori. Esorta mostrando la porta l’anziana signora una vecchia conoscenza di famiglia venuta a visita. No, il mondo è ormai dentro casa, le mura domestiche trasudano di e...
Primi attori/attrici. Commedianti della realtà mortificata e mercificata. Ai tessitori di trame. Agli untori... In un tempo dominato da reazionari in cerca di palcoscenico e da verità urlate senza peso, scegliere di tacere diventa un gesto di consapevolezza: una sottrazione potente che smaschera il vuoto di chi vive per imporsi e non per comprendere.
di Franco Cimino È arrivato Natale. Eppure molti, taluni tra questi, non lo sentono. Natale è la festa più attesa dell’anno. Da tutti: credenti e non. E, in particolare, dai laici interroganti. È la festa della stanchezza che si risolve nel riposo. La stanchezza di questa umanità che si muove disordinatamente in milioni di particelle, ciascuna in una direzione diversa dall’altra. Tutte senza meta. Uomini e donne, tutti spaventati dalle guerre: quelle combattute con le armi e quelle quotidiane, senza armi che sparino o bunker in cui nascondersi. La guerra che la ricchezza muove contro la povertà, umiliando i poveri, ricattandoli e, in più, colpevolizzandoli della loro condizione, per non aver saputo resistere al duro scontro, sempre in atto, per l’acquisizione — in qualsiasi modo avvenga — di quote di potere e di ricchezza. Natale è la festa del dolore che non si spegne. Per i cristiani sfiduciati, ma non rassegnati, è quella del Venerdì Santo che si è fermato al sabato e non...
Nel legno vivo del burattino si specchia l’uomo naturale di Rousseau e la vitalità dionisiaca di Nietzsche, sospeso tra l’innocenza selvaggia e le regole della società.
La dittatura del bello tra Estetica, potere e manipolazione dei sensi. Quando la percezione del bello diventa un’arma di controllo, l’estetica si trasforma da esperienza libera e sensibile in strumento di dominio, capace di orientare gusti, pensieri e comportamenti collettivi.
Quando la fede diventa arma di conflitto. Leader improvvisati e comunità chiuse trasformano la spiritualità in battaglia, mentre l’inclusione diventa minaccia. C’è un filo sottile che lega i raduni religiosi di provincia alle grandi piazze politiche: il bisogno di un capo, di una voce che indichi un nemico e trasformi la confusione in battaglia. Non importa se si tratti di un parroco scomunicato o di un leader improvvisato: ciò che conta è la promessa di un’identità forte, di un “noi” contrapposto a un “loro”.
“chiudi con un silenzio che parla”. Suggerisce un messaggio mentre lavoro su una immagine. Sembra ci sia della telepatia. Sto manipolando una foto di lumache. Esseri indifesi e alla mercé di chiunque voglia raccoglierle per cibarsene, vendere, e persino calpestare.
Dialogo tra un allievo e un maestro sul valore del linguaggio e la realtà delle cose Allievo: Maestro, non riesco a capire perché oggi si debba stare tanto attenti alle parole. Un tempo era semplice: si diceva “uomo” e si intendeva l’umanità intera, senza bisogno di distinguere. E chi aveva una menomazione veniva chiamato “cieco”, “sordo”, “paralitico”. Ora invece sembra che si facciano le pulci a ogni termine, come se la forma fosse più importante della sostanza. Maestro: Capisco la tua impressione. È vero, un tempo il linguaggio era più diretto. Ma pensa: le parole non sono solo etichette, sono strumenti che plasmano la percezione. Dire “uomo” per intendere tutti, in realtà, ha reso invisibile la donna. E definire una persona solo con la sua menomazione significa ridurla a quella condizione, dimenticando che prima di tutto è un individuo. Allievo: Ma maestro, cambiare le parole non cambia la realtà. Chi è cieco rimane cieco, chi è paralitico rimane paralitico. Non è fors...
di Franco Cimino L'armonia è lasciare ogni cosa al suo posto, dove ogni elemento trova la sua collocazione naturale. La disarmonia è lo spostamento innaturale, che turba l'equilibrio dell'universo.
di Don Vittorio O.F.S. LA PROFEZIA DI UN VANGELO CHE NON ACCETTA GUERRE Riflessione a partire dall’intervento del Card. Domenico Battaglia Il Cardinale Domenico Battaglia ha parlato. Ma non da prelato. Ha parlato da profeta. E ha fatto tremare i cuori. Non è tempo di discorsi diplomatici: è tempo di Vangelo. E il Vangelo, quando è autentico, scuote, giudica, guarisce. “Non chiamate danni collaterali le madri che scavano tra le macerie.” Con questa frase – e tante altre – il Vescovo di Napoli ha smascherato il linguaggio velenoso di chi usa la guerra come strategia e la morte come prezzo accettabile. Non ci sono “terze vie”: o si è costruttori di vita o complici del male. E a noi, popolo di Dio, spetta il compito di non arrenderci all’inevitabile. Ogni gesto d’amore – un piatto condiviso, una porta aperta, una carezza – è già rivoluzione evangelica. Spegnere i cannoni, accendere la coscienza. Smettere di parlare di potenza, iniziare a vivere la tenerezza. Convertire i piani di ba...
" Essenza. T.m. 2024. mario iannino" La nostra essenza è fatta di ciò che ci circondiamo. La formazione caratteriale, sociale e culturale è una summa esperienziale legata al vissuto.
Sei un qualunquista! Si diceva in maniera dispregiativa a chi pensava e curava solo i cazzi suoi. Politicamente era un'accusa a quanti non avevano a cuore il buon andamento della comunità e, in senso più ampio, della società tutta e dei valori aggreganti che determinano l'importanza intellettuale dello stare insieme.
Eccomi di ritorno dalla spesa. La solita fila ordinata. Il solito vigilantes all'ingresso del supermercato che gentilmente fornisce due buste che fungono da guanti. Coppie di coniugi che chiedono di poter entrare insieme. Gente di tutte le età fanno il paragone tra prodotti e prezzi. Carrelli semivuoti. L'emergenza iniziale non si ravvisa più. E la normalità sembra essere alle porte. Quantomeno da noi in Calabria che viviamo, apparentemente, di sole e ambiente pulito e che ci portiamo dietro secoli di sopraffazioni, piagnisdei e conflitti a parte, osserviamo le leggi dello Stato e, perciò, vorremmo essere coinvolti nelle gestioni emergenziali specie quando queste risultano essere impopolari e drastiche da attuarsi. Per chi come me abituato a stare in sede, sono, come si suol dire, un pantofolaio, uno che preferisce stare a casa, riflettere e lavorare in fucina, l'effetto “domiciliari” imposto dalle misure governative per contenere la diffusione del virus non è pesato...
Sacralità del lavoro. L'UOMO, IL TEMPO, IL LAVORO. C'è stato un tempo in cui alcuni pittori, vollero ritornare alla sacralità del lavoro e all'artigianalità della pittura. Riscoprire il piacere del lavoro inteso come preghiera. Godere della sacralità manuale che impegna intelletto e corpo. In sintesi: Al piacere del fare Arte. Artigianalità. Pittura. Oggi sembra un'impresa impossibile! Ma si può tentare senza attenersi alle teorie dei preraffaelliti anche se: Sentirsi vivi e partecipi in un mondo che non lascia spazi al tempo lento del fare è un'impresa impossibile, un'impresa da sognatori. Persone che si tirano fuori con determinazione dalla teoria che vuole tutti nella bolla marcia della globalizzazione non s'incontrano dietro l'angolo. Eppure c'è ancora chi resiste! Resiste alla schiavitù imposta dalla frenesia del fare economico che antepone la ricchezza materiale alla ricchezza alta dell'ingegno creativo. Ingegno creati...
LA DITTATURA DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE FARA' SOCCOMBERE L'UOMO COMUNE E le sue abitudini, l'organizzazione sociale del lavoro e la relativa gratificazione che ne deriva? Non resta che tornare alla coltivazione della terra se vogliamo sopravvivere e arginare l'avanzata irresistibile delle nuove tecnologie applicate al mondo del lavoro. Questa sembra essere la soluzione al futuro per le nuove generazioni. Secondo alcuni ricercatori scientifici in un futuro prossimo l'intelligenza artificiale ruberà moltissimi lavori all'uomo.
La resa dei conti. Piove a dirotto. Anche Il cielo sembra voler dare l'ultimo saluto. La resa dei conti è arrivata. Tuoni fragorosi annichiliscono i componenti della banda rifugiatisi sotto il portico. Gli ottoni sono al riparo. Se continua a buttarla così i musicanti non potranno accompagnare il feretro e suonare il requiem secondo le ultime volontà dell'estinto. I becchini predispongono il carro funebre mentre i musicisti addossati l'un l'altro intonano il salmo. Grosse gocce d'acqua cadono sul legno tirato a lucido e scivolano via immediatamente. Nonostante il maltempo il corteo si muove alla volta della Chiesa. ( qualcuno sussurra: il prete ha fretta: dopo c'è il battesimo. che ci vuoi fare: questa è la vita! chi nasce e chi muore...) Ne è valsa la pena? È valsa la pena condurre una vita di sacrifici e sofferenze, angustiarsi, riempire la valigia coi sogni dei migranti, lavorare senza risparmiarsi in terra straniera con l...
D'estate, appena finita la scuola, il ragazzo tornava al suo paese natale. Gli istitutori raccomandavano di mantenere le buone maniere e di non parlare in dialetto. L'uomo e il ragazzo sembravano in posa, in mezzo al campo e con le zappe in mano sarebbero stati un bel soggetto per un dipinto di Courbet. Il ragazzo stava al piede e osservava le mosse dell'uomo. Il sole era alto e picchiava ma il ragazzino non l'avvertiva. Riparati entrambi dalle pagliette a falde larghe preparavano il terreno per la semina. Il silenzio esaltava il canto degli uccelli e il mormorio della fiumara che scorreva lì vicino. Non una parola usciva dalle loro labbra. L'uomo pensava al probabile raccolto e il ragazzo era eccitato dalla sua romantica esperienza contadina. Questi e altri pensieri frullavano nelle teste riparate dal sole dai cappelli di paglia grossolana
L'arte è un gioco. Questa è la definizione che il mio maestro dà quando gli si chiede cosa è l'arte. Un gioco con delle regole variabili e in sintonia con il sentire di chi guida l'azione creativa. Anche per la politica sembra funzionare così. Durante gli anni della contestazione giovanile si teorizzava sulla qualità del lavoro e la crescita culturale dei lavoratori. Era naturale sentire frasi lanciate efficacemente a mo' di slogan tipo: a salario di merda lavoro di merda. A quel tempo passato ma non remoto rimangono ancorate nell'immaginario collettivo le espropriazioni proletarie. L'incitamento a prendere senza sentire colpe quello che era necessario per la propria crescita,dai libri ai vestiti e vettovaglie, qualora non si era nelle condizioni di comprarle. Teorie complicate e lunghe per un post che deve leggersi d'un fiato ma che proverò a riprendere più in là. Adesso questa introduzione serve solo a far comprendere la sconfitta del pensie...
Chi siamo
Abbiamo aperto questo blog nell’aprile del 2009 con il desiderio di creare una piazza virtuale: uno spazio libero, apolitico, ma profondamente attento ai fermenti sociali, alla cultura, agli artisti e ai cittadini qualunque che vivono la Calabria.
Tracciamo itinerari per riscoprire luoghi conosciuti, forse dimenticati.
Lo facciamo senza cattiveria, ma con determinazione. E a volte con un pizzico di indignazione, quando ci troviamo di fronte a fenomeni deleteri montati con cinismo da chi insozza la società con le proprie azioni.
Chi siamo nella vita reale non conta. È irrilevante.
Ciò che conta è la passione, l’amore, la sincerità con cui dedichiamo il nostro tempo a parlare ai cuori di chi passa da questo spazio virtuale.
Non cerchiamo visibilità, ma connessione. Non inseguiamo titoli, ma emozioni condivise.
Come quel piccolo battello di carta con una piuma per vela, poggiato su una tastiera: fragile, ma deciso. Simbolo di un viaggio fatto di parole, idee e bellezza.
Questo blog è nato per associare le positività esistenti in Calabria al resto del mondo, analizzarne pacatamente le criticità, e contribuire a sfatare quel luogo comune che lega la nostra terra alla ‘ndrangheta e al malaffare.
Ci auguriamo che questo spazio diventi un appuntamento fisso, atteso. Come il caffè del mattino, come il tramonto che consola.
Benvenuti e buon vento a quanti navigano ogni singola goccia di bellezza che alimenta serenamente l’oceano della vita. Qui si costruiscono ponti d’amore.