Territorio e Radici

Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Calabria: Scolacium, Parco della Biodiversità e Costa Jonica

Francesco

 Di Franco Cimino 

Non c’è Francesco. La stessa sua Chiesa, autoretrocessa al vecchio ruolo politico-diplomatico, sembra volerlo dimenticare.

C’ERA UNA VOLTA, UN ANNO FA, UN UOMO CHIAMATO FRANCESCO…



La guerra, questa maledetta guerra — la più brutta forse tra quelle che la storia dell’umanità, strapiena di guerre, annovera — oltre a distruggere tutto ciò che si trova davanti o sotto ai propri piedi, oltre a uccidere centinaia di migliaia di vite umane, indifferente a quelle dei bambini e delle donne che generano i bambini e nuove vite, oltre a distruggere anche il senso residuale di umanità che dovrebbe trovarsi ancora dentro l’animo umano, oltre a cancellare l’idea stessa di bene, sta cancellando anche la memoria del bene.


Le immagini, anche fotografiche, di chi il bene ha fatto, il Bene ha predicato, il bene ha cercato di difendere con il proprio corpo, rubandolo all’aria e sradicandolo dalla terra con le proprie mani.


Chi si ricorda, per esempio, che oggi ricorre il primo anniversario della morte di Francesco, il vescovo della Chiesa di Roma? Francesco, il Papa della religione cattolica.


Sì, è vero, il giorno esatto della dipartita è il 21 aprile, ma è come se fosse oggi. Quel lunedì era il lunedì dell’Angelo. Come questo. È morto oggi, come un anno fa, nel giorno dell’Angelo.


Francesco, l’uomo vestito di bianco, con quella veste trasparente — tanto povero era quel tessuto — e che ai piedi quasi storpi calzava le vecchie scarpe nere dei tempi della sua Buenos Aires; l’uomo che, da umile servo del suo Dio, si è elevato gigante a leader dell’umanità, è andato via da questo mondo trecentocinquanta giorni fa. Cioè ieri, di fatto.


Morto in quel modo eroico, portando quella croce sulle spalle assai pesante e senza un Cireneo che gliela alleggerisse. Quell’uomo della croce terrena che non ha conosciuto la Pasqua di resurrezione degli uomini su questa terra, anche se di certo egli è risorto tra le braccia del Padre Celeste accanto al suo amato Gesù Cristo.


Ma Francesco non c’è. Non c’è fisicamente, e lo si avverte tanto. Non  c’è nella mente delle persone. Neppure dei cattolici e dei cristiani. Dimenticato! Anzi, di più: sconosciuto e disconosciuto, quasi che non fosse mai esistito.


Eppure, la sua voce, fino a essere flebile negli ultimi  suoi giorni e nelle ultime ore, si sente ancora vibrare nei cieli di questo pianeta. Il cielo del mondo bombardato, bruciato, ferito, stuprato, insieme alle centinaia di migliaia di donne ostaggi delle guerre, che vengono violentate ogni giorno sotto i bombardamenti e davanti ai loro figli terrorizzati di paura o già morti sotto i missili e le mitraglie.


La sua parola ancora grida forte in quei cieli. Tanto forte da prevalere sul frastuono e sul sordo rumore delle bombe che cadono a grappoli, dagli aerei o dai droni che si abbattono sulle città e sulle persone.


La sua voce urla forte anche nei nostri cieli, dove c’è il sole e, quando manca, è perché lo coprono per pochissimo tempo le nuvole della pioggia. I nostri cieli del silenzio più muto, quello dell’indifferenza.


Ma chi lo sente quel vibrare nei cieli? Chi sente quel rumore che fa il cuore di Francesco ancora per il dolore dinanzi alle morti innocenti? Di fronte allo scandalo che egli ancora prova per l’offesa più alta che si possa concepire contro l’essere umano, la sua intelligenza e la sua dignità: la guerra.


Io ho ancora negli orecchi le sue parole di condanna, innanzitutto dei carnefici e degli assassini. Sono quasi di scomunica, se proprio di scomunica esse non siano davvero, per i criminali di guerra, per chi si è macchiato di stragi e genocidi.


Chi ode le sue parole di implorazione al cessate il fuoco, a spegnere i cannoni, a parcheggiare aerei e carri armati, a svuotare gli arsenali di guerra per metterci dentro il grano fiorito da quei campi bruciati, saccheggiati, violati, inariditi?


Chi ricorda quelle suppliche al suo Dio e al Dio di tutte le religioni, e anche al Dio dei senza Dio, degli atei, che proprio perché credono nella forza della ragione ad essa dovrebbero dare ascolto?


Ché la ragione è ricerca di verità, forza del Bene, movimento costante verso la Pace, fonte limpida in cui si dissetano Giustizia, Libertà, Eguaglianza.


Francesco non c’è. Perché lo abbiamo dimenticato, non perché sia soltanto morto. Ché gli uomini grandi, i santi in terra, non muoiono mai. Stanno sempre con noi, e ci parlano e ci guidano nell’amore.


Lo gridano, l’Amore, i grandi di cuore, tanto forte affinché ci entri in petto e ci scoppi dentro, e deflagri dagli occhi che guardano gli occhi dell’altro.


Francesco non c’è, perché non lo vediamo, e non lo sentiamo, e non lo cerchiamo. Non c’è perché lo respingiamo.


E così, senza memoria di lui, i novelli dittatori e ladroni del mondo agiscono indisturbati.


Non c’è Francesco. La stessa sua Chiesa, autoretrocessa al vecchio ruolo politico-diplomatico, sembra volerlo dimenticare.


Bello il breve richiamo di Leone XIV nel suo discorso odierno ai fedeli di Piazza San Pietro, ma troppo breve e troppo asciutto. Bellissime le parole, mutuate dalle sue, e dentro posizioni coraggiose, prestate dalle sue di quanto lo hanno seguito e ascoltato. 


Francesco vive nelle parole forti dei vescovi-cardinali Pierbattista Pizzaballa, primate e custode di Gerusalemme; del vescovo-cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana; e nelle lacrime di commozione della poesia del suo allievo prediletto, il prete-cardinale, vescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia.


Se questi quattro uomini di Chiesa, i tre con il Papa, continuassero a portare vivente il messaggio al mondo di Francesco — nelle strade dei tre Francesco (Bergoglio e i due santi d’Assisi e di Paola), nelle scuole dove si “convegnizzano costosamente” dibattiti inutili e senza sbocchi educativi, nelle chiese locali aperte alla strada, nella politica, quella esistente e quella da cambiare, nelle istituzioni da rivitalizzare, nelle famiglie dei figli trascurati e abbandonati ai social, nei luoghi diversi in cui i poteri, dagli illegali ai clientelari, giocano sulla povertà che essi stessi creano, e su di essa fanno diventare più ricchi i ricchi,  beh, io credo che il mondo cambierà profondamente.


Se non arriverà la pace subito, si creeranno le condizioni per edificarla davvero.


La Pace dei Francesco: quella che coniuga inscindibilmente i valori umani che la garantiscono vera, viva.


La Giustizia personale e sociale, quella che riconosce e difende tutti i diritti, umani e civili; in particolare, quello alla ricchezza per tutti, nella cancellazione della povertà, di ciascuno e di tutti.


Il diritto alla Libertà, individuale e collettiva, degli Stati e delle nazioni, dei popoli e dei cittadini. La libertà delle culture e delle religioni.


Il diritto a essere popolo nel proprio popolo, e a vivere come cittadino e popolo all’interno di uno Stato libero, autonomo, indipendente.


Per tutti noi, così smemorati e distanti, basterà ricordarci almeno una volta al giorno che su questa terra è vissuto un uomo venuto da un paese lontano, che ha dato la vita per la pace nella giustizia.


E ci ha parlato d’Amore. Quello cristiano. Disarmato e disarmante.

                               Franco Cimino

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