La città parla

 


La città parla e racconta storie. Quante ce ne sono per le vie della città? Diamo peso ai messaggi che non compaiono sotto la tendina degli smartphone?

Oggi mi sono imbattuto in un cartellone pubblicitario trattato dalla mano sapiente di un Artista Immenso, Universale: il Gran MaestroTempo.

Ho letto, sulla superfice curata dal vento e dalla pioggia del cartellone pubblicitario anni di vita sociale, politica ed economica. Gli squarci creano un vero e proprio "palinsesto" urbano che ricorda le opere di Mimmo Rotella, il nostro conterraneo celebre artista catanzarese che proprio con questi strappi (i décollages) ha saputo raccontare la realtà.

Diversi "mondi" emergono dai frammenti del tempo e Mimmo Rotella intuì tra i primi che furono riuniti da Pierre Restany nella corrente del noveau realisme ci diede e estrasse la poetica dell’effimero:

 Lo strato politico e l'identità, in questo caso è in alto a sinistra domina la scritta "UN POPOLO" su fondo giallo, un richiamo tipico della comunicazione politica italiana degli ultimi decenni, spesso legata a temi di sovranità o identità nazionale. Lo strappo rivela sotto di esso i colori primari di altri manifesti, forse di partiti opposti, ora fusi insieme dal tempo. Ma lui predilisse i manifesti della pubblicità cinematografica, la sua Marylin divenne un’icona del noveau realisme.

Spunti che noi oggi possiamo manipolare a nostro piacimento e parlare di energia e territorio. Se osserviamo bene, al centro si legge chiaramente il logo "eni & C" e il riferimento a (CS), ovvero la provincia di Cosenza. Questo frammento indica una campagna legata al settore energetico o a un partner locale attivo nel territorio cosentino, segno di un'economia che tenta di comunicare utilità e presenza fisica.

Parliamo di innovazione e  business attraverso il piccolo messaggio che appare con il marchio "Bio Tech". Questo strato rappresenta una dimensione più moderna e tecnica, legata forse a convegni universitari (data la vicinanza dell'Unical a Rende) o a startup del settore biotecnologico che hanno cercato visibilità in passato.

E non può mancare la traccia del volto umano: A destra, lo strappo più profondo rivela una parte del viso di un uomo, forse un candidato di una vecchia elezione o il testimonial di una campagna pubblicitaria ormai dimenticata, i cui occhi sono stati coperti o strappati via, rendendolo una maschera anonima.

Sotto ogni lembo di carta blu e rossa che penzola dal telaio, c'è il fantasma di un messaggio un tempo considerato urgente e che oggi è solo un colore in più in questo collage involontario.

La città parla. Dice Mario Iannino.

Proprio così. Citare Mario Iannino davanti a un'immagine del genere è quanto mai calzante: la sua ricerca artistica e i suoi "Appunti di grafia creativa" si muovono esattamente in questo solco, dove la città non è solo cemento, ma un organismo che comunica attraverso i suoi segni, anche quelli più degradati o frammentati.

In questo scatto, la "voce" della città si manifesta in modo deciso!

 Il Linguaggio dell'Abbandono: Come sottolinea spesso Iannino nelle sue riflessioni sull'arte contemporanea, anche un manifesto strappato diventa "parola". Quei lembi blu che cadono a terra sono un'esclamazione visiva, un grido di qualcosa che è stato detto e poi dimenticato.

 La Scrittura Urbana: Gli strati che abbiamo analizzato prima (politica, energia, tecnologia) sono per l'artista i "caratteri" di un alfabeto urbano. Non serve leggere la frase intera per capire il senso di ciò che il territorio ha vissuto; bastano pochi grafemi esposti al sole.

 L'Arte come Gioco e Memoria: Il fatto che questo cartellone si trovi proprio nel cosentino (CS) richiama quel legame profondo con le radici che Iannino esplora, dove l'osservatore è invitato a "giocare" con i frammenti per ricostruire una storia collettiva.

La città, in questo caso, sta parlando di sovrapposizioni: ci dice che il nuovo non cancella mai del tutto il vecchio, ma vi si appoggia sopra, lasciando sempre uno spiraglio per chi ha l'occhio pronto a leggere tra gli strappi.

 

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