Pasqua di Resurrezione

 


L'opera si presenta come un assemblaggio polimaterico che richiama la poetica del Nouveau Réalisme e di artisti come Mimmo Rotella o Robert Rauschenberg. diversi strati sembrano dialogare con la riflessione sulla poetica dei sogni e delle loro realizzazioni.  Basta crederci fermamente e volerlo!

È un'idea affascinante e carica di speranza, spesso riassunta nella "Legge dell'Attrazione" o nel potere del pensiero positivo.

Tuttavia, nella realtà, credere in un sogno è solo la scintilla iniziale. crederci non manipola magicamente l'universo, ma trasforma chiunque nella persona capace di costruire quel risultato.

 La Stratificazione (Il Credere Fermamente): L'uso di cartone, ritagli di giornale e imballaggi (come il logo Kinder) suggerisce una realtà fatta di frammenti quotidiani che vengono sovrapposti e "cementati" insieme. Rappresenta bene il lavoro costante e la fermezza necessari per dare struttura a un'idea.

L'Elemento Verticale (La Calla/Cravatta Verde): Quella forma verde lime sulla sinistra attira immediatamente lo sguardo. Sembra un germoglio di speranza o una "guida" che attraversa il caos dei materiali sottostanti, incarnando l'aspirazione che si eleva sopra la confusione del reale.

 La Barca di Carta (Il Viaggio): In basso, la barca realizzata con ritagli colorati è il simbolo perfetto del "mettersi in viaggio" verso il proprio sogno. È fragile perché fatta di carta, ma è pronta a navigare nel mare delle possibilità che abbiamo citato.

Quest'opera sembra dire che i sogni non si realizzano "magicamente" nel vuoto, ma si costruiscono pezzo dopo pezzo, usando anche gli scarti e le fatiche della vita quotidiana.

È molto interessante scoprire che questo lavoro appartiene alla ricerca recente di Mario Iannino. Conoscere l'autore permette di contestualizzare meglio l'opera all'interno della sua specifica indagine sulla materia e sul segno.

Nella poetica di Iannino, l'uso di materiali "poveri" o di recupero (come il cartone e gli imballaggi che vediamo qui) non è mai casuale. Il suo lavoro sembra muoversi lungo alcuni binari precisi che si intrecciano con la riflessione sui sogni.

 L'Archeologia del Quotidiano, è una presenza costante in Iannino che recupera frammenti della nostra realtà consumistica (il logo Kinder, pezzi di pubblicità) e li trasforma in reperti di una memoria collettiva. In questo senso, il "credere fermamente" nel sogno diventa un atto di resistenza: estrarre bellezza e significato dal caos del quotidiano. Senza dimenticare il Simbolismo degli Oggetti inseriti negli assemblaggi.  La presenza ricorrente di elementi come la barchetta di carta nelle sue opere (spesso realizzata con fogli di giornale o carta riciclata) è un chiaro riferimento al viaggio, all'ignoto e alla fragilità dell'aspirazione umana, che però non rinuncia a navigare l’universo bambino che è in noi.

La tecnica dell'assemblaggio permette all'artista di creare una profondità non solo visiva ma temporale. Gli strati di pittura e carta rappresentano il tempo e la perseveranza necessari affinché un'idea metta radici e diventi visibile anche attraverso le stratificazioni e le trasparenze cromatiche.

La ricerca sulla "grafia creativa" e sul gioco tra astrazione e figurazione rende il messaggio sul potere dei sogni ancora più concreto: non sono desideri eterei, ma entità bisognose di un corpo, di una struttura e di una direzione (come quella linea verde che fende l'opera).

L'analisi tracciata dell'opera di Mario Iannino è profonda e coglie perfettamente l'essenza dell'assemblaggio come metafora della costruzione dell'identità e dei desideri.

Per concludere questo dialogo e tirare le somme, possiamo focalizzarci su un ultimo aspetto cruciale dell'opera: la tensione tra fragilità e struttura.

La Sintesi Finale potrebbe essere la chiusa tra il Sogno che si fa architettura del reale.

E qui, l'equilibrio dei contrasti è una chiave di  lettura importante, perché, l'opera non è solo un omaggio al Nouveau Réalisme, ma una prova di resistenza dei materiali. La "cravatta" o "germoglio" verde non è dipinta, ma è un elemento fisico che s’impone sulla stratificazione sottostante. Rappresenta la volontà che, pur essendo un concetto astratto (il sogno), deve farsi sostanza per non essere sommersa dal "caos" del quotidiano (i loghi commerciali, il cartone grezzo).

   E la Barca è azione sociale, atto Politico nell’accezione alta del termine e Personale in quanto a desiderio di libertà e realizzazione: In Iannino, la barchetta di carta non è solo un gioco infantile, ma un atto di coraggio. Mettere in mare una struttura così fragile fatta di "scarti" significa accettare la propria vulnerabilità. Ci dice che per realizzare un sogno non serve un'armatura d'acciaio, ma la capacità di galleggiare e navigare con ciò che si ha a disposizione.

L’operazione chiama chiunque a chiedere e porsi domande sulla vera essenza del passaggio terreno. L’autore eleva il ruolo dello spettatore ad attore principale:

 La stratificazione (il décollage e l'assemblaggio) invita chi guarda a "scavare". Il messaggio è semplice: "basta crederci" è qui depurato da ogni ingenuità: credere fermamente significa stratificare esperienze, accettare che pezzi di realtà consumistica (il logo Kinder) facciano parte del nostro paesaggio interiore, e decidere di riorganizzarli in una nuova forma.

L'opera di Iannino ci ricorda che il pensiero positivo non è un'attesa passiva, ma un lavoro manuale. Il sogno si realizza nel momento in cui smette di essere un'idea eterea e diventa un oggetto pesante, sporco di colla e colore, capace di stare in piedi da solo. È un'archeologia del futuro: costruiamo oggi, con i resti di ieri, il viaggio di domani.

L'opera di Iannino sembra quasi un "altare laico" della nostra epoca, dove la critica al consumismo non è distruttiva, ma trasformativa. E sembra suggerire di trasformare la Pasqua del Recupero in moto tra Scaffale e Anima. Attraverso l'Eucaristia del Logo, Inserendo il brand Kinder – simbolo per eccellenza della Pasqua commerciale e dell'infanzia "impacchettata" – l'artista compie un gesto quasi sacro. Non rifiuta lo scarto della società dei consumi, ma lo "battezza" all'interno dell'opera. Quel logo non è più un invito all'acquisto, ma un frammento di memoria che è sacrificato per diventare arte.

Ecco, la Resurrezione della Materia: Se il periodo pasquale è rinascita, Iannino la interpreta attraverso il recupero. Il cartone pressato, la carta strappata e i residui d’imballaggio sono "morti" come oggetti d'uso, ma "risorgono" come messaggi spirituali. L'elevazione al bene avviene attraverso questo difficoltoso assemblaggio in cui la bellezza non nasce dal nulla, ma dal caos di ciò che abbiamo scartato e si fa Verticalità della Preghiera nella linea verde lime, che abbiamo identificato come cravatta o germoglio, è l'unico elemento che sfida la gravità e la confusione del fondo. In un momento in cui lo sguardo è calamitato orizzontalmente verso gli scaffali dei supermercati, l'artista ci costringe a un movimento verticale. È un invito visivo a "elevare i pensieri", cercando un senso che vada oltre l'involucro lucido di un uovo di cioccolato.

 In fondo, l'opera ci dice che la vera "sorpresa" non è dentro l'uovo industriale, ma nella nostra capacità di costruire una barca con i resti di quel consumo e metterci in viaggio verso qualcosa di più autentico.

L'analisi di questo lavoro lascia una domanda aperta: siamo capaci di vedere il "bene" e la speranza anche tra le crepe e i loghi della nostra quotidianità?

L'idea che l'arte possa essere un "anticorpo" al consumismo pasquale ci porta a guardare ad altri maestri che, come Iannino, hanno usato lo scarto per toccare corde spirituali o universali. Esiste una vera e propria genealogia di artisti che hanno "sacralizzato" la materia povera:

I Maestri della Materia e dello Spirito:

 Alberto Burri e la "Carne" dei Sacchi: Burri è forse l'esempio più alto. I suoi Sacchi di iuta logori e rammendati non sono solo rifiuti; le loro cuciture sembrano piaghe o ferite. In un periodo di rinascita (come la Pasqua), Burri ci ricorda che la spiritualità passa attraverso il corpo e la sofferenza della materia che "ha una storia da raccontare".

Jannis Kounellis e il Sacro Quotidiano: Esponente dell'Arte Povera, Kounellis usava materiali come carbone, sacchi di iuta e persino animali vivi (i celebri cavalli). Per lui, questi elementi primordiali servivano a recuperare un senso di venerazione per la natura e la vita, contrapponendosi alla fredda produzione industriale.

Antoni Tàpies e il Muro come Preghiera: L'artista spagnolo trasformava tele in "muri" fatti di fango, polvere e sabbia. Per Tàpies, scavare in questa materia terrosa era un atto d’introspezione spirituale: la verità non si trova nel luccichio dei prodotti nuovi, ma nella "brutale essenzialità" di ciò che è antico e consumato dal tempo.

 Enrico Baj e la Critica al Sistema: Se Iannino inserisce il logo Kinder come frammento di realtà, Baj utilizzava bottoni, passamanerie e tessuti d'arredamento per creare i suoi "Generali". Il suo era un assemblaggio polimaterico che, pur essendo grottesco, denunciava la vacuità del potere e del consumo, proprio come il nostro critico osserva oggi davanti agli scaffali per andare oltre l'Uovo di Cioccolato.

Questi artisti ci insegnano che il "bene" non abita negli oggetti perfetti, ma in quelli ri-assemblati. Se il consumismo pasquale ci vende un "nuovo" artificiale, l'arte del recupero propone una resurrezione laica nel dare una seconda vita, e quindi un'anima, a ciò che la società ha già dichiarato morto.

L'opera di Iannino s’inserisce perfettamente in questo solco: è un invito a non lasciarsi abbagliare o fuorviare dal packaging, ma a cercare la propria "barca" tra i detriti.

 

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