Referendum: perché è importante votare
una riflessione di Franco Cimino.
Tra poco andrò a votare. Lo faccio come sempre da quando ne ho diritto con gioia e responsabilità. Non sono mai mancato ad una sola consultazione elettorale. La cosa più bella che possa capitare ad un cittadino è proprio quella di poter votare. E più che un diritto-dovere che si riceve con la cittadinanza in una società democratica. E più che il dono che la democrazia fa a sé stessa e a te. Votare è molto di più. É gioia pura. É respiro dell’anima. Di più, è l’anima che si libera. Raggiunge il pensiero e lo ravviva di coscienza nuova. Ogni volta una coscienza nuova. È gioia pura di poter vedere questa coscienza liberarsi, come nell’aria il volo degli uccelli, per entrare con le tue stesse mani in una scatola di legno. E diventare atto della decisione tua con quella degli altri. Decisione tua per il bene tuo e degli altri. Decisione dell’oggi che vale per il domani. Il domani, che dall’urna già non ti appartiene, perché e di chi il domani lo vivrà. E potrà viverlo bene se tu sarai stato libero Cittadino, che con responsabilità e coscienza, ha esercitato il suo diritto-dovere attraverso il voto. Per me votare resta una gioia, anche se la Politica, ha perso via via nel tempo la sua consonante maiuscola ed è stata fatta diventare da quanti l’ hanno asservita ai mediocri interessi personali e di parte, una piccola cosa, che a malapena si riesce a scrivere con la p minuscola. Una cosa quasi inanimata, se non dalle risse e dalle volgarità della maggior parte di chi la occupa, proprio utilizzando a fini personali il voto dei cittadini. Una politica sempre più svuotata di ideali e di idee. E sempre più priva di progetti per la costruzione del bene comune e la difesa dei beni comuni. Una politica misera misera, che da quanti l’hanno occupata quasi “man manu militari”, vuole proprio che i cittadini di disertino sempre più le urne. E secondo quella vecchia simpatica filosofica battuta di un vecchio personaggio della televisione di Renzo Arbore, mi pare si chiamasse Catalano. Egli diceva “meno siamo meglio stiamo. “Nonostante questo, io continuerò a votare con gioia e con quello spirito iniziale, che mi ha portato a quel giuramento che ho fatto sul dolore dei miei coetanei di allora a cui le dittature dei loro paesi avevano impedito proprio l’esercizio del voto. Perché le dittature, in qualsiasi modo oggi la modernità le manifesti, si affermano sempre quando si riesce ad allontanare i cittadini, in particolare i giovani, dalle urne. Anche oggi farò come ho sempre fatto sin dal primo voto, seguendo un rituale, che per quanto possa apparire vecchio e arretrato, rappresenta la mia forma estetica di dire la mia gioia e la mia gratitudine per questo diritto-dovere, che mi tengo stretto. Ecco cosa farò ancora: indosserò un abito elegante, ci metterò sotto una bella camicia una bella, cravatta, il mio solito fazzoletto al taschino della giacca. Mi sistemo al meglio della mia persona. Curando la pettinatura dei miei radi capelli e mi recherò al seggio. Saluterò con grande rispetto presidenti scrutatori e rappresentanti di lista e con l’immancabile emozione andrò in cabina. E come al solito mi tratterò il tempo necessario per votare, pur sapendo sempre la scelta che farò. La mia emozione è talmente tanta che temo di sbagliare. E allora, guardo e riguardo la scheda e vi porto la matita in maniera che non la possa macchiare, annullandola. Sì, mi emoziono sempre come un bambino. Votare é bello! E la gioia di farlo la trattengo anche in quei minuti aggiuntivi della cabina. Buon voto a tutti. E vestitevi come vi pare. A farvi belli sarà la giornata, che vivrete già lungo il percorso verso la sede del seggio.
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