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Tra la pietra antica e il respiro del mare

Uno sguardo sulla Calabria, sull’istmo di Catanzaro, dove la storia millenaria di Scolacium incontra la natura del Parco della Biodiversità e l'abbraccio cristallino della costa jonica. L'entroterra, la Sila e la costa tirrenica. Un viaggio visivo e culturale tra terra, memoria e arte in Calabria e nel mondo.

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Ora legale , perché?

 


Il tempo che cambia: perché continuiamo a spostare le lancette?

 

Ogni anno, puntuali come un rito antico, nella notte tra sabato e domenica spostiamo le lancette dell’orologio avanti di un’ora. Un gesto semplice, quasi automatico, che però affonda le sue radici in oltre un secolo di storia e continua a dividere scienziati, governi e cittadini. Introdotta nel 1916 per risparmiare energia in un’Europa in guerra, l’ora legale è diventata nel tempo un’abitudine collettiva, un piccolo scarto imposto al nostro ritmo quotidiano. Oggi, però, quel meccanismo appare sempre più fragile: i benefici si assottigliano, i dubbi aumentano, e l’Unione Europea ha già aperto la strada alla sua possibile abolizione.

 

Nella notte tra sabato e domenica sposteremo le lancette dell’orologio avanti di un’ora. 

È un rituale che si ripete dal 1916, quando l’ora legale fu introdotta per risparmiare energia sfruttando meglio la luce naturale. Nel corso del tempo alcune nazioni hanno scelto di abbandonare questa “danza delle ore”, che puntualmente ritorna l’ultima domenica di marzo e l’ultima di ottobre.

Anche l’Europa si è espressa sul tema: nel 2019 il Parlamento europeo ha votato per l’abolizione del cambio d’ora, lasciando però ai singoli Paesi dell’Unione la decisione finale su quale orario adottare in modo permanente, se quello solare o quello legale.

E in Italia? 

Nonostante il voto europeo, il nostro Paese non ha ancora scelto di rinunciare al cambio stagionale. Per ora si continua con il sistema tradizionale: ora legale in primavera, ora solare in autunno.

 Il dibattito resta aperto, tra chi sostiene i benefici in termini di risparmio energetico e chi invece sottolinea gli effetti negativi sul benessere e sui ritmi biologici.

Alcune curiosità storiche sull’ora legale: piccole storie dentro la Storia che rendono questo rituale molto meno banale di quanto sembri.

Curiosità storiche sull’ora legale:

 L’idea nasce da… un amante delle passeggiate…

Il primo a proporre ufficialmente di spostare le lancette fu Benjamin Franklin nel 1784. Non parlò di “ora legale”, ma suggerì ironicamente ai parigini di svegliarsi prima per risparmiare candele. Era una provocazione, ma l’idea rimase.

 Il vero motivo dell’introduzione, fu la guerra!

L’ora legale fu adottata per la prima volta nel 1916 da Germania e Impero Austro-Ungarico, in piena Prima guerra mondiale, per risparmiare carbone. Poco dopo la seguirono Regno Unito, Italia e altri Paesi.

Prima dell’ora legale, ogni città aveva il suo orario.

Fino alla fine dell’Ottocento, ogni città regolava l’ora in base al proprio meridiano. Con l’arrivo delle ferrovie e dei telegrafi serviva un tempo uniforme: nacquero così i fusi orari. L’ora legale fu un ulteriore passo verso la sincronizzazione.

È importante chiarire che non tutti la amano: alcuni Paesi l’hanno abolita:

Russia, Cina, Islanda, Argentina e altri Stati hanno eliminato il cambio d’ora, ritenendolo inutile o dannoso per i ritmi biologici. Negli USA, invece, alcuni Stati non lo applicano (come l’Arizona).

L’Europa voleva abolirla già dal 2019; il Parlamento europeo ha votato per eliminare il cambio d’ora, ma la decisione finale è rimasta ai singoli Paesi. Il processo si è poi arenato, complice la pandemia e la mancanza di un accordo comune. 

 Il risparmio energetico oggi è molto più basso. A deciderlo sono state le ricerche domotiche oramai rese familiari dalla tecnologia afferente.

All’inizio del Novecento l’ora legale faceva davvero risparmiare energia. Oggi, con l’uso massiccio di climatizzatori e illuminazione LED, il beneficio è molto più ridotto. Per questo molti Paesi ne discutono l’abolizione.

In Italia è stata sospesa più volte.

L’Italia ha introdotto l’ora legale nel 1916, ma l’ha sospesa e reintrodotta più volte, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale e nel dopoguerra. La versione “moderna” e stabile esiste solo dal 1966.

Ecco una sezione di curiosità scientifiche sull’ora legale:

 Il nostro orologio biologico non ama gli spostamenti improvvisi. Il corpo umano segue un ritmo circadiano di circa 24 ore, regolato da luce e buio. Anche un semplice spostamento di 60 minuti può creare una piccola “mini–jet lag”, con effetti su attenzione, umore e qualità del sonno.

Una sola ora di sonno in meno può fare la differenza. Studi di cronobiologia mostrano che la perdita di un’ora di sonno può aumentare la sonnolenza diurna per diversi giorni.  Il recupero non è immediato: per alcune persone servono  5–7 giorni per riadattarsi.

Nei giorni successivi ai cambi d’orario aumentano gli incidenti stradali. Diversi studi internazionali hanno rilevato un lieve aumento degli incidenti nei primi giorni dopo il passaggio all’ora legale. 

La combinazione di sonnolenza, ridotta attenzione e cambiamento di routine è considerata il fattore principale.

Il cuore risente del cambio d’ora! 

Alcune ricerche hanno osservato un piccolo incremento di eventi cardiovascolari (come infarti) nei giorni immediatamente successivi al cambio verso l’ora legale. Non è un rischio elevato, ma è statisticamente rilevabile.

Il risparmio energetico è meno efficace di un tempo. Come accennato, Con l’illuminazione LED e l’uso diffuso dei condizionatori, il vantaggio energetico dell’ora legale si è ridotto. 

In alcune regioni, l’aumento dell’uso dei climatizzatori nelle ore più calde annulla il risparmio ottenuto la sera.

 Gli animali percepiscono il cambio più di noi. Gli animali domestici e da allevamento seguono routine molto precise.  Il cambio d’ora può alterare i loro ritmi di alimentazione, attività e sonno, richiedendo qualche giorno di adattamento.

Alla fine, il cambio d’ora resta uno di quei rituali collettivi che sopravvivono più per inerzia che per reale necessità. Per decenni ha rappresentato un gesto di modernità, un modo ingegnoso per piegare il tempo alle esigenze dell’uomo. Oggi, però, quel gesto appare sempre più come un retaggio di un’altra epoca: un’abitudine che produce pochi vantaggi e qualche fastidio in più.

 La scienza ci ricorda che i nostri ritmi biologici non sono accessori da spostare a piacimento, mentre la tecnologia ha ridotto al minimo il risparmio energetico che un tempo giustificava questo meccanismo. Eppure, l’Europa non ha ancora trovato una voce unica, e l’Italia continua a muoversi dentro un sistema che molti considerano superato.

Forse è arrivato il momento di scegliere un tempo stabile, che non costringa milioni di persone a un piccolo ma inutile jet lag due volte l’anno. Non si tratta solo di decidere tra ora solare e ora legale: si tratta di capire quale idea di benessere, efficienza e qualità della vita vogliamo mettere al centro delle nostre giornate.

Il tempo, dopotutto, non si può fermare. Ma possiamo decidere come starci dentro.

 

 

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