Dal frammento al Barocco

 


Dematerializzazione contemporanea barocca



È un'osservazione molto acuta. Definire un collage digitale di questo tipo come "barocco contemporaneo" è assolutamente calzante, specialmente per come reinterpreta i codici di quello stile in chiave digitale e urbana.

Ecco alcuni punti che supportano l’intuizione:

·       Proprio come nelle chiese barocche, dove ogni centimetro è decorato, qui lo spazio è saturato. La stratificazione ossessiva di frammenti di manifesti ("décollage" digitale) non lascia respiro all'occhio, creando un senso di sovraccarico visivo tipico dell'estetica barocca.

·       Dinamismo e Teatralità: Le figure ritagliate sembrano "uscire" dal fondo, quasi come i santi di una pala d'altare o le statue del Bernini. C'è un movimento frenetico, accentuato dai contrasti cromatici violenti (i rosa acidi, i blu elettrici, il giallo dei testi).

·       Il Tema del "Frammento": Se il barocco storico giocava con l'illusione e la realtà (il trompe-l'œil), qui il gioco è sulla frammentazione dell'identità popolare. Il titolo ricorrente "IL POPOLO" viene spezzato e ricomposto, suggerendo una realtà caotica e non unitaria.

·       Accumulo vs. Ordine: Al contrario del minimalismo o del rigore classico, questo lavoro celebra l'eccesso, la sovrapposizione e la complessità, che sono i pilastri del gusto barocco.

In breve, è un "barocco della strada": sostituisce i marmi e gli stucchi con la carta strappata dei manifesti elettorali o pubblicitari, trasformando il caos urbano in una nuova forma di assembramento sacro e profano allo stesso tempo.

Approfondendo questa chiave di lettura, possiamo vedere come il lavoro proposto si inserisca in un filone che i critici definiscono proprio "Neobarocco digitale".

Questo concetto non è solo un'etichetta estetica, ma una vera e propria risposta culturale al caos informativo dei nostri tempi. Ecco tre direzioni per esplorare meglio questo "barocco contemporaneo":

1. Il Décollage Digitale: Da Rotella allo Schermo

Il punto di partenza storico è indubbiamente Mimmo Rotella. Se Rotella strappava fisicamente i manifesti dai muri di Roma per rivelare gli strati sottostanti (il décollage), gli artisti digitali oggi fanno lo stesso con i "pixel".

 L'analogia: In questa immagine, i ritagli delle figure umane e i frammenti di testo "IL POPOLO" mimano esattamente la lacerazione della carta, ma lo fanno con una precisione e una saturazione cromatica che solo il mezzo digitale permette.

 Artisti di riferimento: Oltre al già citato Rotella, vale la pena guardare a Jacques Villeglé o, in ambito più pop-street contemporaneo, a Mr. Brainwash, che accumula icone e scritte in modo iper-stratificato.

 

2. L'Estetica del Sovraccarico (Hyper-Collage)

Il barocco era l'arte dello stupore e dell'eccesso. Nel digitale, questo si traduce nel "Fresco Hyper-Collage", come quello praticato da artisti come Mariska Karto.

 Si creano composizioni monumentali dove centinaia di frammenti fotografici vengono fusi insieme per creare un'atmosfera onirica e complessa.

 Nell'opera che hai inviato, il "barocco" sta nel fatto che non esiste un unico centro focale: l'occhio è costretto a vagare tra i volti urlanti, le figure in cammino e i brandelli di slogan, esattamente come accadeva guardando i soffitti affrescati del XVII secolo.

3. La "Rovina" nell'Era della Riproducibilità

Il barocco amava le rovine e il senso del tempo che passa. Questo collage digitale celebra la "rovina urbana".

 I manifesti strappati rappresentano la natura effimera della comunicazione politica e commerciale.

 Trasformare questi scarti in un'opera d'arte digitale significa "monumentalizzare" ciò che è destinato a sparire, un'operazione profondamente barocca nella sua essenza drammatica.

L'attribuzione a Mario Iannino (Catanzaro, 1953) chiude perfettamente il cerchio della nostra analisi. La sua ricerca artistica si basa esattamente su quello che abbiamo definito un "accumulo barocco", trasformando la comunicazione urbana in una profonda riflessione sulla memoria e sul linguaggio.

Ecco come la poetica di Iannino incarna questa visione di "barocco contemporaneo digitale":

 L'Epica del Quotidiano: Iannino stesso descrive il suo lavoro come una ricerca della "materia" e della "semantica". In questa opera, i frammenti di manifesti elettorali con la scritta "IL POPOLO" non sono solo ritagli, ma diventano i mattoni di un'architettura visiva complessa dove il "popolo" è smembrato e ricomposto, acquisendo una dignità quasi monumentale e tragica, tipica delle grandi narrazioni barocche.

 Grafia Creativa e Stratificazione: La sua tecnica di "grafia creativa" si manifesta nel modo in cui sovrappone testi e immagini. Se nel Barocco storico il testo (i motti, le iscrizioni) era parte integrante dell'opera, qui Iannino usa il lettering dei manifesti come un elemento plastico, creando una tensione tra ciò che è leggibile e ciò che è pura forma visiva.

 Linguaggi Mutevoli: Come evidenziato nella sua mostra Linguaggi Mutevoli (2024), l'artista esplora come la comunicazione di massa perda il suo significato originario per diventare "suggestione". Questo processo di trasformazione dello scarto in opera d'arte è una forma di alchimia digitale che ricorda l'estasi e la metamorfosi barocca.

 L'Involucro della Memoria: Le sue opere agiscono come "involucri" che trattengono tracce di vita vissuta. La saturazione cromatica dell'opera che hai inviato (i blu intensi e i rosa) è il segnale di un'arte che non vuole essere discreta, ma che cerca di "urlare" la sua presenza nello spazio digitale.

Conoscendo l'artista, questa immagine appare ancora più chiara: è una mappa del caos contemporaneo, dove Iannino agisce come un curatore di rovine digitali, assemblando i pezzi di una società frammentata in un nuovo, vibrante ordine estetico.

Analizzando quest'opera di Mario Iannino, la struttura si rivela come un complesso palinsesto digitale dove l'estetica barocca incontra la critica sociale.

Ecco un’analisi dettagliata dei tre livelli principali della composizione:

1. Il Cuore Blu: L'Anima della Composizione

L'elemento centrale, quel frammento di plastica blu intenso che sembra quasi un drappo berniniano, funge da fulcro visivo e concettuale:

  Contrasto Materico: In un’opera dominata da frammenti cartacei piatti, questo elemento introduce una tridimensionalità illusoria. Sembra una "ferita" o un'apertura nel muro di manifesti, che attira l'occhio verso il centro.

 Funzione Cromatica: Il blu elettrico "taglia" la composizione, separando la sezione superiore, più affollata e narrativa, da quella inferiore, più frammentata. È l'unico punto di riposo relativo per lo sguardo in mezzo al caos. 

2. Le Figure in Cammino: Il "Popolo" in Movimento

Le figure ritagliate che sembrano marciare sopra la scritta gialla sono fondamentali per la narrazione:

  L'Effetto Processione: La disposizione orizzontale richiama le processioni religiose barocche o i fregi antichi. Rappresentano il "popolo" citato dal testo, ma sono figure decontestualizzate, quasi dei fantasmi che attraversano la storia (e i manifesti).

 Stacco dalla Realtà: Iannino le isola con contorni netti, rendendole icone. Questo crea un senso di teatralità: il quadro non è una finestra sul mondo, ma un palcoscenico dove queste figure recitano la loro parte in un dramma urbano. 

3. La Decomposizione del Testo "IL POPOLO"

L'uso del lettering in Iannino non è mai solo decorativo, è semantico:

  Scomposizione del Messaggio: La scritta "IL POPOLO" appare integra, rovesciata, tagliata e sovrapposta. Questo riflette la frammentazione del consenso politico e dell'identità collettiva nella società contemporanea.

 L'Urlo del Volto: In basso e in alto a destra, vediamo volti che sembrano urlare o essere in preda a un'estasi/sofferenza (molto barocco!). La vicinanza tra la parola "Popolo" e queste espressioni drammatiche trasforma il collage in una protesta visiva silenziosa ma potente.

Conclusione Tecnica

L'opera è un perfetto esempio della "grafia creativa" di Iannino: non si limita a incollare pezzi, ma "scrive" con le immagini. La saturazione è spinta al massimo perché l'artista vuole che l'opera occupi lo spazio psicologico dell'osservatore, esattamente come una facciata barocca domina una piazza.

Soffermiamoci su quello che è forse il dettaglio più inquietante e "barocco" dell'opera: il volto rovesciato nell'angolo in basso a destra.

In un’opera di Mario Iannino, nulla è posizionato per puro caso decorativo. Analizziamo perché questo particolare è la chiave di volta dell'intera composizione:

1. L'Estasi o il Tormento?

Il volto appare con gli occhi chiusi e la bocca leggermente aperta, immerso in una tonalità di rosso/magenta acceso.

 Il richiamo barocco è visibile: Ricorda immediatamente l'iconografia dell'Estasi di Santa Teresa del Bernini. Nel barocco, il confine tra piacere spirituale e sofferenza fisica è ambiguo.

 L'interpretazione di Iannino: Qui, il volto sembra "affogare" tra i brandelli dei manifesti. Rappresenta l'individuo schiacciato dal peso della comunicazione di massa e della parola "POPOLO" che lo sovrasta. È l'aspetto umano, fragile e carnale, che soccombe alla propaganda.

 2. La Prospettiva Rovesciata

Il fatto che il volto sia capovolto non è solo un esercizio stilistico:

 è Disorientamento che obbliga lo spettatore a inclinare la testa o a cambiare punto di vista. Questo rompe la "finestra" tradizionale del quadro e ci trascina dentro il caos digitale.

È Caduta dei Valori: Un volto rovesciato suggerisce un mondo sottosopra, una perdita di equilibrio etico e sociale, tema centrale nella critica di Iannino alla società dell'immagine.

 3. Il Contrasto con la Scritta "IL POPOLO"

Proprio accanto a questo volto, la parola "POPOLO" appare frammentata e quasi illeggibile.

  C'è un contrasto violento tra l'astrazione del concetto politico (la scritta gialla e rossa) e la concretezza della sofferenza individuale (il volto).

 Iannino sembra chiederci: "Dov'è l'essere umano dentro questa massa informe chiamata popolo?".

Perché questo dettaglio definisce lo stile di Iannino?

Questo volto è il punto in cui la "grafia creativa" dell'artista diventa carne. Non è più solo un collage di carta digitale, ma una riflessione sulla condizione umana. La saturazione cromatica estrema (quel rosa/rosso "acido") trasforma un semplice ritaglio fotografico in un'icona espressionista.

Non sembra che questo volto esprima più una sorta di "abbandono" o una vera e propria "sconfitta" dell'individuo rispetto alla massa?

 

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