Referendum giustizia. Si vota fino alla 15.00
Custodire la Costituzione non è un atto di nostalgia, ma di responsabilità
Davanti alle scelte unilaterali sul decreto giustizia, vale
la pena ricordare che la nostra Carta nacque dal dialogo, non dalla forzatura.
Chi oggi vuole modificarne i principi di garanzia dovrebbe interrogarsi sulle
conseguenze di domani.
Lunedì 23 marzo 2026.
Oggi abbiamo la possibilità di esprimere la nostra opinione
sulla decisione unilaterale del governo in carica riguardo al decreto
giustizia.
È utile ricordare che i Padri Costituenti, dopo i disastri
della guerra, si sedettero insieme attorno alle macerie e redissero la Carta
Costituzionale della Repubblica Italiana. Guardarono al futuro con lucidità e
onestà intellettuale: riconobbero che alcune parti, col tempo, avrebbero potuto
essere perfezionate. Ma non pensarono mai di collocare un organo di garanzia —
vigilato dal Presidente della Repubblica — sotto l’esecutivo temporaneo del
governo.
Cosa significa questo?
Significa che chi oggi ritiene di modificare sette articoli
della Costituzione per mera ripicca ideologica dovrebbe riflettere con
attenzione. Non è una minaccia. È un invito. Perché la domanda, semplice e
inevitabile, è: e se domani non governerete voi?
Indubbiamente errori ce ne sono stati, e altri se ne faranno ma, come dicono i saggi, non è il caso di buttare l'acqua sporca con tutto il bambino.
La modifica alla Carta non riguarda pochi. È una garanzia per tutti i cittadini e come tale deve essere valutata dal Popolo. In Democrazia è possibile
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